Turchia, il taglio dei tassi è vicino? Rendimenti bond giù

I rendimenti dei bond in Turchia diminuiscono sui mercati finanziari e quelli dei titoli di stato a due anni scendo al 9,12%, dopo che il governatore della Banca Centrale Turca, Erdem Basci, tre giorni fa ha aperto a un possibile taglio dei tassi, se l’inflazione e il premio al rischio per i bond sovrani miglioreranno. […]

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I rendimenti dei bond in Turchia diminuiscono sui mercati finanziari e quelli dei titoli di stato a due anni scendo al 9,12%, dopo che il governatore della Banca Centrale Turca, Erdem Basci, tre giorni fa ha aperto a un possibile taglio dei tassi, se l’inflazione e il premio al rischio per i bond sovrani miglioreranno.

Secondo Basci, un nuovo aumento dei tassi sarebbe escluso e un loro taglio non sarebbe necessariamente seguito da altri, né dovrebbe impattare negativamente sull’inflazione, ma la normalizzazione della politica monetaria rifletterebbe un abbassamento del rischio sovrano atteso dai mercati.

 

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Lo scontro tra Basci ed Erdogan

A fine gennaio, la banca centrale aveva innalzato i tassi al 10% per contrastare il crollo sui mercati della lira turca e l’inflazione, schizzata all’8,4% a marzo, ma attesa in calo al 7,6% nel 2014. Tuttavia, il target della banca centrale è del 5%, per cui difficilmente il taglio dei tassi è spiegabile con l’attesa di una stabilità dei prezzi interni. In realtà, è frutto delle pressioni sempre più forti del governo del premier Recep Tayyip Erdogan, che aveva sgradito la stretta di gennaio e che all’inizio di aprile, subito dopo il trionfo del suo partito alle elezioni amministrative, aveva avvertito Basci che deve tagliare i tassi. In vista delle elezioni presidenziali dell’estate e delle politiche del 2015, il premier non può permettersi di sacrificare la crescita, in nome di un’inflazione più contenuta.

 

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Lo ha dichiarato esplicitamente anche il ministro dell’Economia, Nihat Zeybekci, secondo cui “l’inflazione non è poi così importante”, dopo avere spronato le banche a sostenere gli investimenti e la crescita.

Lo stesso ha anche indicato a Basci la soglia di 2,10 contro il dollaro per il tasso di cambio, avvisandolo che non è gradito un ulteriore rafforzamento della lira oltre tale tasso. Sembrano poco credibili le rassicurazioni del governatore, per cui l’indipendenza della banca centrale non sarebbe minacciata dal governo.

E nelle ultime cinque settimane, la lira turca si è apprezzata sui mercati del 6%, segno che gli investitori starebbero tornando a puntare su Ankara e le altre economie emergenti, dopo la fuga dei mesi precedenti, iniziata a maggio 2013 con l’annuncio dell’ex presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, che avrebbe ridotto gli stimoli monetari entro l’anno.

Il rischio avvertito per i bond sovrani turchi è effettivamente sceso, tanto che il costo dei cds è di 199 punti base per la scadenza a 5 anni, in netto calo dai 266 bp del 24 marzo scorso.

Se i mercati si attendono un taglio dei tassi, gli analisti sono divisi sui tempi. Il prossimo board della banca centrale turca sarà il 22 maggio, ma molto difficilmente potrà avvenire in quella sede l’allentamento monetario. Per Finansbank, il taglio ci sarà da luglio in poi, perché solo a giugno dovrebbe iniziare ad avvertirsi il calo dell’inflazione.

Per Odeabank AS, invece, il taglio ci sarà già a maggio di 50 punti base, se proseguirà il miglioramento dei titoli di stato sui mercati.

Goldman Sachs, al contrario, continua a ritenere che la prossima mossa della banca centrale sarà un aumento dei tassi, nonostante le dichiarazioni opposte di Basci segnalerebbero il rischio opposto. 

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