Turchia, il rischio di instabilità politica indebolisce la lira. Ma sarebbe davvero un male?

I sondaggi sulle elezioni in Turchia lasciano prevedere il rischio che il partito di Erdogan non ottenga la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Ecco perché per la lira turca potrebbe non essere un male.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I sondaggi sulle elezioni in Turchia lasciano prevedere il rischio che il partito di Erdogan non ottenga la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Ecco perché per la lira turca potrebbe non essere un male.

In Turchia si vota il 7 giugno alle elezioni per il rinnovo del Parlamento e i sondaggi iniziano a fare serpeggiare il dubbio che l’Akp, il partito del presidente Erdogan e del premier Ahmet Davutoglu, al potere dal 2002, potrebbe perdere la maggioranza assoluta, pur restando di gran lunga la prima formazione politica anatolica. La prospettiva che gli islamico-conservatori non raggiungano  i 276 seggi necessari per governare da soli spaventa gli investitori, che temono che il paese piombi nell’era pre-Erdogan, quando i governi di coalizione erano fragili e non sempre tempestivi nell’assumere le decisioni necessarie per il bene dell’economia. La lira turca potrebbe indebolirsi, se il risultato consegnasse un Parlamento senza maggioranze certe e stabili. Secondo Citigroup, potrebbe cedere il 4%, attestandosi a un cambio di 2,87 contro la media di euro e dollaro. Attualmente, il cambio con il dollaro  è di 2,6364, mentre quello con l’euro si attesta a 2,8820.   APPROFONDISCI – Turchia, l’inflazione accelera ad aprile e l’impotenza della banca centrale preoccupa  

Inflazione Turchia troppo alta

Sembra un paradosso che i mercati temano una vittoria dimezzata del partito di Erdogan, quando negli ultimi mesi ne hanno temuto l’eccessivo potere. In particolare, un Akp troppo forte potrebbe diminuire ulteriormente l’autonomia della banca centrale, affievolita fin troppo negli ultimi tempi, tanto che il governatore Erdem Basci non ha potuto reagire come avrebbe voluto al tracollo della lira, che dall’inizio dell’anno ha perso quasi l’8% contro il biglietto verde e oltre il 24% su base annua. L’inflazione resta alta, accelerando in aprile al 7,9%, nonostante il tracollo dei prezzi energetici. Il passivo delle partite correnti, che pure risulta migliorato dall’8% del pil e atteso al 4,7% quest’anno, è ancora eccessivo. Servono interventi per frenare le importazioni e a sostegno della competitività dell’economia turca. Di conseguenza, il potere decisionale del prossimo governo dovrà essere forte e una coalizione metterebbe a rischio la tempestività delle riforme.   APPROFONDISCI – Turchia, il boom del deficit corrente a marzo lega le mani alla banca centrale  

Tassi Turchia in crescita con Akp più debole

Tuttavia, per come sono andate le cose ad Ankara dal 2014 ad oggi, un indebolimento dell’Akp non sarebbe così devastante per la lira, come si tenderebbe a credere. La figura di Basci potrebbe riacquisire il peso perduto e tornare a ritagliarsi quell’autonomia decisionale che gli è stata sottratta da mesi sotto il ricatto di un commissariamento dell’istituto e per via degli attacchi anche sguaiati da parte di governo e presidente. Poiché appare indubbio che la Turchia abbia bisogno di tassi più alti per contrastare l’inflazione e migliorare il saldo corrente, nel breve periodo sarebbe positivo tutto ciò che possa spingere in questa direzione. Certo, l’instabilità politica non sarebbe per nulla un fattore favorevole per l’economia. Il pil dovrebbe crescere quest’anno del 3,2%, meno del 5% medio dell’era Erdogan. La disoccupazione dovrebbe attestarsi ai massimi degli ultimi 6 anni. Serve un governo che assuma le decisioni e in fretta. Ma se si ridimensiona l’influenza politica sulla banca centrale, ne guadagnerà la credibilità di quest’ultimo e alla fine potrebbe beneficiarne la stessa lira.   APPROFONDISCI – La Turchia lascia i tassi fermi prima delle elezioni, in calo bond e lira  

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Argomenti: Economie Asia, lira turca, tassi Turchia