Turchia, il crollo della lira appare senza fondo

La crisi della lira turca sembra non avere toccato il fondo e potrebbe proseguire senza sosta. Ecco i fattori che la alimentano.

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La crisi della lira turca sembra non avere toccato il fondo e potrebbe proseguire senza sosta. Ecco i fattori che la alimentano.

Dall’inizio dell’anno, ha perso oltre il 23% e nelle 5 sedute precedenti a quella odierna ha registrato un record negativo dopo l’altro. E’ il cambio tra la lira turca e il dollaro, che stamane viaggia in lievissimo recupero a 3,0139, dopo avere toccato ieri il minimo storico di 3,03. Eppure, diversi analisti ritengono che il crollo della valuta anatolica non abbia attualmente un fondo percettibile. Gli analisti interpellati da Bloomberg stimano che la lira perda ancora il 2,3% e si porti entro l’anno a un cambio di 3,10 contro il biglietto verde. Più pessimista Capital Economic, che intravede un calo a 3,25. Sono diversi i fattori che stanno influenzando negativamente il corso del cambio in Turchia. Per prima cosa, la crisi politica in atto da inizio estate, dopo che le elezioni del 7 giugno non hanno dato vita ad alcuna maggioranza in Parlamento, rendendosi necessario il ritorno alle urne a novembre, con il rischio, però, che tra 2 mesi registreremo la stessa impasse di questa estate. Il partito del presidente Erdogan, l’islamico-moderata Akp, ha perso la maggioranza assoluta dei seggi per la prima volta dal 2002 e ciò segnala una crisi di leadership del capo dello stato, che piaccia o meno, ha assicurato per oltre un decennio il boom economico turco.

Lite su tassi Turchia

S’interseca con le tensioni politiche la crisi dei rapporti tra governo e presidente da un lato e banca centrale dall’altro, un elemento che allontana gli investitori, timorosi di una cattiva gestione della politica monetaria, per via delle pressioni che il governatore Erdem Basci subisce quotidianamente per tagliare i tassi, quando la situazione macroeconomica suggerirebbe il contrario. Ad agosto, l’inflazione è tornata ad accelerare al 7,14% dal 6,81% di luglio, ben al di sopra del target del 5% dell’istituto. Gli analisti prevedono che il disavanzo delle partite correnti scenda quest’anno verso il 5% del pil dal 5,8% dello scorso anno e da circa l’11% del 2011.

Tuttavia, rimane il livello più alto tra le economie del G20, segnalando una mancanza di competitività dell’economia anatolica, oltre a una capacità insufficiente di attirare investimenti esteri. La crescita del pil dovrebbe attestarsi quest’anno sotto il 3%, mentre dall’inizio dell’anno si calcola che siano defluiti 5,73 miliardi di dollari dal mercato azionario e obbligazionario locale.

Crisi lira almeno fino a elezioni Turchia

Il crollo della lira alimenta l’inflazione, rendendo più costosi i beni importati, nonostante il tracollo dei prezzi energetici avrebbe dovuto disinflazionare l’economia turca, che acquista dall’estero il 90% del suo fabbisogno di energia. Non solo. A fine anno dovrà essere rimborsato debito in valuta straniera per 56 miliardi di dollari, qualcosa come il 6% del pil turco e ciò sarà più costoso per i debitori. E’ chiaro che la tensione sul mercato del cambio andrà avanti almeno fino alle nuove elezioni, ma proseguirebbe, se l’esito risultasse anche stavolta inconcludente e se non si riuscisse a formare il nuovo governo. Inoltre, la situazione specifica locale s’intreccia con un nervosismo riguardante un pò tutte le economie emergenti, vuoi per l’attesa del rialzo dei tassi USA, vuoi anche per i timori di una bassa crescita della Cina e del pianeta, entrambi con effetti diretti negativi sui prezzi delle materie prime. Potrebbe interrompere la spirale di sfiducia un rialzo dei tassi da parte della banca centrale turca, che sarebbe avvertito dal mercato quale atto di indipendenza dell’istituto dalla politica e di tutela della stabilità dei prezzi e finanziaria. Ma questo scatto di orgoglio difficilmente potrà realizzarsi prima del voto, tranne che l’eventuale stretta monetaria americana o un altro evento portino a una misura emergenziale, similmente a quanto accadde nel gennaio dello scorso anno, quando i tassi furono più che raddoppiati, dopo che la lira era precipitata del 19% in poche settimane.

       

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