Turchia, il boom del deficit corrente a marzo lega le mani alla banca centrale

A marzo si è registrato un crollo del saldo delle partite correnti in Turchia. La lira turca è in forte calo da inizio anno, mentre il governatore Erdem Basci non può alzare i tassi.

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A marzo si è registrato un crollo del saldo delle partite correnti in Turchia. La lira turca è in forte calo da inizio anno, mentre il governatore Erdem Basci non può alzare i tassi.

Il saldo delle partite correnti a marzo in Turchia è stato negativo per 4,96 miliardi di dollari, in crescita del  47% su base annua, al di sopra dei 4,3 miliardi attesi dagli analisti. Il dato è frutto del più ampio calo delle esportazioni dal 2009, scese del 16,2% a 13,2 miliardi, mentre le importazioni sono diminuite del 5,5% a 18,1 miliardi. Alla notizia, la lira turca ha ceduto qualcosa, attestandosi a un cambio di 2,6948 contro il dollaro. Dall’inizio dell’anno, si è indebolita del 13%, contribuendo a tenere alta l’inflazione (al 7,9% in aprile), nonostante il calo dei prezzi energetici. L’economia turca è investita di recente anche da un deflusso di capitali, come dimostra il -2,1% messo a segno dall’inizio dell’anno dai bond governativi in valuta locale, mentre quelli emessi in dollari hanno reso appena lo 0,1%. Nel 2011, il saldo delle partite correnti era negativo per oltre il 10% del pil, anche se la percentuale risultava dimezzata nel 2014, pur restando la più alta tra le maggiori economie emergenti.   APPROFONDISCI – In Turchia non si avverte il calo del petrolio, il crollo della lira ha annullato i benefici  

Test elezioni Turchia

Il Parlamento di Ankara sarà rinnovato il prossimo 7 giugno, ma l’esito delle elezioni è meno certo che in passato.

Gli investitori temono che se il partito del presidente Erdogan e del premier Ahmet Davutoglu, la formazione islamico-conservatrice Akp, perdesse la maggioranza assoluta dei seggi, dovrebbe allearsi con almeno un altro gruppo politico, ma affievolendo la sua capacità di rispondere prontamente alle esigenze dell’economia, che quest’anno dovrebbe crescere del 3,4% contro il 7% medio registrato sotto i precedenti 10 anni di governi a guida Erdogan. D’altro canto, però, il mercato teme proprio il presidente in carica. Negli ultimi tempi, da formazione liberale in economia e incline al dialogo con l’Occidente, l’Akp ha accentuato i suoi tratti islamisti, tanto da essere in rotta di collisione con l’Egitto e l’Arabia Saudita nello scacchiere mediorientale, come dimostra anche il caso della nave colpita dalle forze libiche al largo di Tripoli ieri. Il governo libico accusa Ankara di sostenere le forze ribelli filo-islamiche.   APPROFONDISCI – La Turchia di Erdogan fa paura, perché gli investitori fuggono dalla lira e dai bond  

Scontro su tassi Turchia

Non meno importante è la lotta ingaggiata da Erdogan contro la banca centrale turca, accusata di sostenere poco l’economia e di tenere alti i tassi.

Il governatore Erdem Basci ha ceduto a tratti alle minacce di commissariamento dell’istituto, allentando la politica monetaria. E’ probabile, però, che dopo le elezioni dovrà avviare una nuova stretta, se i dati continueranno a registrare un aumento dell’inflazione, già al 7,9%, il deprezzamento ulteriore della lira e il deterioramento delle partite correnti. Specie se le quotazioni del petrolio dovessero crescere ancora, l’inflazione accelererebbe, rendendo necessario un rialzo dei tassi, quando il governo e il presidente chiedono un loro taglio a non più del 6%. Ma il peggioramento delle partite correnti segnalano sia la perdita di appeal dell’economia turca per i capitali stranieri, oltre a una certa perdita di competitività. Un rialzo dei tassi USA potrebbe esacerbare questo trend e a quel punto Basci non potrebbe ignorare la realtà, anche al costo di subire gli attacchi verbali degli scorsi mesi da parte della maggioranza di governo, la quale a sua volta obietterà che per il rilancio delle esportazioni servirà un cambio più debole, ossia una politica monetaria più accomodante.   APPROFONDISCI – Turchia, la lira crolla ai nuovi minimi record. Possibile un rialzo dei tassi d’emergenza  

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