Lira turca recupera, Erdogan smentisce controlli sui capitali

La Turchia smentisce di volere imporre controlli sui capitali, ma le posizioni del presidente Erdogan indispettiscono sempre più i mercati. Lira debole e inflazione alle stelle, così la banca centrale dovrà alzare i tassi.

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La Turchia smentisce di volere imporre controlli sui capitali, ma le posizioni del presidente Erdogan indispettiscono sempre più i mercati. Lira debole e inflazione alle stelle, così la banca centrale dovrà alzare i tassi.

Schiarite sul fronte finanziario in Turchia, con la lira a guadagnare circa un quarto di punto percentuale contro il dollaro a un cambio di 3,90, dopo che aveva toccato nel corso della seduta un minimo infraday di 3,94 sulle dichiarazioni del presidente Erdogan, che nei giorni scorsi sembrava avere paventato controlli sui capitali, quando aveva definito “traditori” gli investitori che starebbero portando i loro capitali fuori dal paese.

Il capo dello stato aveva annunciato di voler affidare ai suoi ministri il compito di impedire tali deflussi, ma con un discorso di qualche ora fa ha corretto il tiro, sostenendo che si stesse riferendo non a tutti gli investitori, bensì a quelli legati all’indipendentismo curdo e al suo nemico giurato, Fetullah Gulen, magnate turco islamista riparato da qualche anno negli USA e che guiderebbe dall’esterno l’opposizione ad Ankara. (Leggi anche: Lira turca ai minimi storici, Erdogan attacca la banca centrale sui tassi)

Nonostante Erdogan abbia fatto appello allo spirito patriottico per affrontare al meglio questa fase di difficoltà sui mercati finanziari, ha rassicurato che non intenderebbe imporre restrizioni ai movimenti dei capitali. Magra soddisfazione per i mercati, che restano preoccupati dal peggioramento dei fondamentali, con l’inflazione salita a novembre al 12,98%, il livello più alto da 14 anni a questa parte. La banca centrale turca ha le mani legate e non può alzare i tassi ufficiali, rischiando altrimenti di essere commissariata proprio da Erdogan, contrario alla stretta monetaria, pur rivelandosi più che necessaria per contrastare l’esplosione dei prezzi.

Tensioni con USA, UE e NATO

L’istituto, retto dal governatore Murat Cetinkaya, dovrebbe alzare i tassi di almeno 25 punti base (sono fermi al 12,25% da quattro board) applicati con la finestra di liquidità di emergenza alle banche al prossimo board di dicembre e che fungono da limite superiore al corridoio degli interessi, anche se questi espedienti non si stanno mostrando efficaci a stabilizzare l’inflazione, complice il crollo della lira contro il dollaro, pari quest’anno al 6,5% e al 35% dal fallito golpe di metà luglio dello scorso anno.

Il cambio è sceso fino al minimo storico di 3,9645 la settimana scorsa, dopo che il faccendiere turco-iraniano Reza Zarrab, collaborando con gli inquirenti americani, ha ammesso di avere trafficato oro tra Ankara e Teheran per aggirare le sanzioni USA contro l’Iran e consentire al presidente Erdogan di fare petrolio per la Turchia. (Leggi anche: Lira turca flirta con minimi storici su presunti affari Erdogan)

Se le accuse venissero confermate, il paese rischia un grave incidente diplomatico e persino sanzioni finanziarie dagli USA, pur essendo state ad oggi smentite dallo stesso capo dello stato, il quale ha aggiunto sibillino che “le sanzioni americane non erano vincolanti” per Ankara. I beni di Zarrab, fino a poco tempo fa amico personale di Erdogan, sono stati da poco sequestrati dallo stato turco. Il processo a suo carico sta creando tensioni anche tra la NATO e la Turchia, suo unico membro a maggioranza islamica, quando già le relazioni con la UE sono ai minimi da decenni e lo scontro, in particolare, con la Germania è altissimo.

Secondo Goldman Sachs, al board del 14 dicembre, la banca centrale turca alzerà i tassi al 13,25%, ovvero di 100 punti base. Dalla sua, ha gli ultimi dati sull’inflazione, peggiori delle già pessime attese, segno che la politica monetaria sin qui seguita non starebbe dando i suoi frutti. Per l’istituto, quello tra 10 giorni sembra la prova più difficile da quasi 4 anni, ovvero da quando l’allora governatore Erdem Basci fu costretto a più che raddoppiare i tassi per contrastare il crollo del cambio. Dall’operazione scaturì lo scontro con il presidente Erdogan, che lo scorso anno ha preferito nominare un altro governatore, considerato più vicino alle proprie posizioni, ma il cui operato appare ugualmente contrastato dal governo e reso difficile dall’impossibilità di varare esplicitamente una manovra restrittiva, cosa che sta allontanando i capitali dalla Turchia. E se il presidente smentisce imposizioni di controlli finanziari, non è detto che una delle ultime sue posizioni liberali in economia resista ancora a lungo.

 

 

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