Turchia: Erdogan rassicura il mercato, ma la lira crolla ai minimi storici

La Turchia vara lo stato di emergenza di 3 mesi, ma il presidente Erdogan cerca di rassicurare i mercati. Lira turca ai minimi storici.

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La Turchia vara lo stato di emergenza di 3 mesi, ma il presidente Erdogan cerca di rassicurare i mercati. Lira turca ai minimi storici.

La Turchia ha introdotto lo stato d’emergenza per tre mesi, a pochi giorni dal fallito golpe. E dire che oltre 51.000 dipendenti pubblici sono stati già oggetto di epurazioni di massa, tra cui 21.000 insegnanti. La lira è precipitata al solo annuncio delle misure eccezionali, arrivando a un cambio di quasi 3,10 contro il dollaro, segnando un nuovo minimo storico. In una settimana, le perdite sfiorano il 7%, mentre la Borsa di Istanbul ha bruciato il 12,5%, un ottavo del suo valore.

Male anche i titoli di stato, i cui rendimenti decennali sono cresciuti in questi giorni di oltre 110 punti base a più del 10%, mentre quelli a due anni sono saliti di circa 85 bp al 9,36%.

Lira turca giù e governo cerca di rassicurare

Sarà perché gli effetti della reazione furente del governo turco iniziano a farsi sentire sui mercati, che ieri sono arrivate rassicurazioni ufficiali per gli investitori. Il vice-premier Mehmet Simsek, da sempre considerato il più “market-friendly” della compagine governativa, arrivando a difendere l’autonomia della banca centrale dalle intrusioni del presidente Erdogan, ha spiegato come gli avvenimenti di questi giorni non segnerebbero la fine delle riforme economiche di Ankara e che lo stato di emergenza non limiterà la libertà economica, che resterà massima, mentre non cambierà niente, spiega, per le vite ordinarie dei cittadini e per gli affari.

Investimenti esteri necessari per Turchia

E conciliante è apparso anche lo stesso Erdogan, che ha giustificato le misure con la necessità di garantire la trasparenza delle istituzioni con una “risposta misurata” al fallito golpe, al contempo riaffermando l’impegno a gestire l’economia secondo criteri di libero mercato, senza che vi saranno restrizioni ai diritti e alle libertà.

La Turchia ha la necessità di contenere i deflussi dei capitali, dato che gli investimenti esteri risultano essenziali per la sua economia, gravata da un deficit delle partite correnti tra il 4% e il 5% del pil, il più elevato tra i mercati emergenti. L’allentamento in corso della politica monetaria non aiuta, anche perché conferma i dubbi di molti investitori sulla scarsa autonomia della banca centrale rispetto al governo e sulla bontà delle sue misure, quando ancora l’inflazione si attesta a 1,5 volte il target fissato.

 

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