TTIP, tensioni sull’accordo USA-UE per il libero scambio. Ma cos’è?

TTIP oggetto di proteste in Europa. L'accordo di libero scambio UE-USA non piace a molte imprese (piccole) e cittadini. Vediamo di capirne di più.

di , pubblicato il
TTIP oggetto di proteste in Europa. L'accordo di libero scambio UE-USA non piace a molte imprese (piccole) e cittadini. Vediamo di capirne di più.

Sin dal 2013, USA e UE hanno aperto il negoziato per arrivare a un accordo di libero scambio tra le due economie, che insieme rappresentano la metà del pil mondiale e un terzo del commercio del pianeta. Il dossier, noto come “TTIP” (Transatlantic Trade and Investment Partnership), è oggetto di numerosissime critiche, specialmente in Europa, dove nel solo primo anno dall’inizio delle trattative sono state raccolte quasi 3,3 milioni di firme contro il negoziato, che si sta tenendo in segreto. Già questo aspetto pone diversi interrogativi all’opinione pubblica: perché mai la Commissione europea tratta di nascosto e senza nemmeno dare conto ai governi o allo stesso Europarlamento le future regole, il cui impatto sulle vite di cittadini e imprese sarà notevole? Se c’è qualcosa da tenere segreto, evidentemente è considerato negativo per i cittadini. E’ probabile, però, che il contenuto del negoziato sia tenuto segreto in questa fase, in modo che le trattative non subiscano le pressioni dell’una o dell’altra categoria economica (imprese, associazioni, organizzazioni, etc.) e dei governi, ciascuno portatori di interessi specifici. Vero è che una simile condotta appare poco adeguata per quella, che nel caso andasse in porto, sarebbe realmente una rivoluzione nel panorama economico mondiale.

Francia contraria al libero scambio USA-UE

Non è la prima volta che USA ed Europa cercano di raggiungere un accordo di libero scambio. Un precedente risale alla metà degli anni Novanta, quando l’intesa naufragò tra l’opposizione della Francia, che non accettò la deregolamentazione del settore editoriale e televisivo, custode gelosa della propria cultura. E ancora una volta è Parigi a schierarsi contro l’accordo, con il suo ministro Matthias Fekl, che invita l’Italia ad unirsi contro il negoziato.

Alla base delle preoccupazioni di numerose aziende e semplici cittadini, che hanno già provocato proteste in città come Berlino, Londra, Parigi, Amsterdam, Madrid, etc., c’è la convinzione che il TTIP possa abbassare le tutele qualitative in favore dei consumatori, facendo arrivare, ad esempio, nelle nostre tavole carni trattate con gli OGM, così come colpendo il settore farmaceutico e facendo arretrare il Vecchio Continente dagli obiettivi ambientali fissati alla recente Conferenza di Parigi.      

Produzioni locali minacciate?

In altre parole, gli oppositori accusano le parti di volere raggiungere un accordo “ultra-liberale”, che sacrificherebbe molte conquiste dei consumatori e forse anche dei lavoratori, nel nome della produzione di beni e servizi a basso costo, senza tenere conto adeguatamente dell’aspetto qualitativo. La critica più diffusa è che il TTIP assegnerebbe un maggiore potere di mercato alle multinazionali, a discapito delle piccole e medie imprese, minacciando la sopravvivenza delle produzioni artigianali, locali o comunque peculiari. L’Italia, spiega Fekl, sarebbe tra i paesi potenzialmente più colpiti, considerando che detiene il record europeo di 280 prodotti a denominazione d’origine protetta (DOP). Non la pensa così la cancelliera tedesca Angela Merkel, secondo la quale la Germania sarebbe pronta a firmare l’accordo entro l’anno. Eppure, un sondaggio nei giorni scorsi ha svelato che il 70% dei tedeschi sarebbe contrario. Autogol di Berlino?

Rischio di standard qualitativi più bassi

Il tema è molto controverso e non esistono verità rivelate da una parte e dall’altra. Si consideri, ad esempio, proprio quel comparto agroalimentare, che si sostiene sarebbe il più colpito dal TTIP. Gli USA oggi impediscono alle merci europee di penetrare commercialmente il suo mercato, ponendo barriere doganali e regolamentari contro di esse. Ne sanno qualcosa i produttori delle prelibatezze italiane, che riescono con difficoltà a vendere negli USA. Con l’accordo, l’America dovrebbe aprirsi e le aziende italiane avrebbero un mercato di sbocco più alla loro portata. Sarebbe un’occasione, non una perdita, a meno di non temere la concorrenza dei beni alimentari americani, prodotti con OGM. Il vero problema sta proprio nella definizione di standard qualitativi minimi, che tutelino la salute del consumatore ed evitino un’alterazione della concorrenza.

Una soluzione pratica potrebbe essere di etichettare in maniera più puntuale i prodotti, in modo che il consumatore abbia consapevolezza di cosa stia comprando, se trattasi di un OGM o di un prodotto naturale.      

Quali conseguenze per made in Italy?

C’è un altro dato che dovrebbe farci riflettere. L’Italia è il paese del cibo, nota in tutto il mondo per la sua cucina ricca e salutare, eppure abbiamo esportato nel 2015 solamente 37 miliardi di euro di prodotti agroalimentari, quando la Germania è arrivata a 60 miliardi. In termini di pil, il vantaggio dei tedeschi quasi si azzera, ma resta il fatto che su quest punto la nostra economia non va meglio di quella tedesca, nonostante non vi sia alcun dubbio su quale dei due paesi dovrebbe primeggiare nel settore. Ciò ci dovrebbe fare capire che l’attuale assetto produttivo del nostro paese così com’è non va, che evidentemente è sottodimensionato, poco efficiente, poco organizzato. Difenderlo senza guardare in faccia la realtà non significa tutelarlo, ma intrappolare la nostra economia in una crescita asfittica permanente. Il TTIP potrà migliorarlo? Di sicuro offrirebbe un mercato di sbocco più ampio, consentendo a molte realtà imprenditoriali nostrane di crescere e consolidarsi. Se il nostro made in Italy sarà in grado di evolvere, e va detto che non è una operazione facile, non dovremo temere che una grossa multinazionale americana possa sottrarci quote di mercato con riferimento alle nostre produzioni specifiche. La sensazione è, come ormai sempre più spesso accade, che a scatenare le polemiche e i dubbi legittimi di grossa parte dell’opinione pubblica europea sia l’inadeguatezza della Commissione, che già appare scarsamente rappresentativa dei cittadini comunitari e che per giunta non ha trovato di meglio che negoziare in gran segreto, come se avesse qualcosa da nascondere agli stessi governi e parlamenti democraticamente eletti.

Sul contenuto dell’accordo, quando sarà reso noto ed eventualmente firmato dagli stati membri, ci ripromettiamo di tornare, dato che fino a questo momento abbiamo potuto parlare solo di ipotesi, congetture.    

Argomenti: , , , , ,