TTIP, accordo UE-USA ormai impossibile: ecco le ragioni del fallimento

Il TTIP, l'accordo di libero scambio tra UE ed USA, starebbe per essere affossato. Quasi impossibile che si raggiunga un'intesa, specie dopo la Brexit.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il TTIP, l'accordo di libero scambio tra UE ed USA, starebbe per essere affossato. Quasi impossibile che si raggiunga un'intesa, specie dopo la Brexit.

Il TTIP (“Transatlantic Trade and Investments Partnership”), l’accordo di libero scambio tra UE e USA, non avrebbe praticamente alcuna chance di essere siglato entro il 2016, sotto l’amministrazione Obama. Lo ha dichiarato ieri il vice-ministro francese del Commercio con l’estero, Matthias Fekl, che ha spento definitivamente le ambizioni dei pochi ancora ottimisti sul raggiungimento in extremis di un’intesa tra le due parti.

E anche il ministro italiano alle Attività produttive, Carlo Calenda, non vede più margini per trovare un accordo. Anzi, intervenendo all’assemblea dell’Ania, l’associazione degli assicuratori, ha paventato il rischio che salti anche l’intesa con il Canada, perché i governi starebbero rientrando in possesso delle politiche commerciali, avocando a sé i relativi negoziati e poteri, ha spiegato, con ciò uccidendo il commercio estero.

Brexit affossa TTIP

Come mai tanto pessimismo nelle ultime settimane? Se già appariva difficile chiudere su tutti i dossier ancora aperti, dopo la Brexit sembra quasi scalare una montagna insormontabile il raggiungimento di un accordo globale tra le due sponde dell’Atlantico.

Per prima cosa, perché il Regno Unito era nella UE il paese che maggiormente spingeva per siglare il TTIP, essendo uno storico alleato degli USA. Dopo il referendum, però, Bruxelles non ritiene conveniente raggiungere l’accordo sul libero scambio, in quanto l’economia britannica continuerebbe di fatto ad avere accesso al mercato comune per il tramite proprio del TTIP, all’intero di un’unione commerciale ancora più ampia. Così facendo, però, incentiverebbe anche altri membri UE a seguirla, visto che l’unico vero timore dei governi euro-scettici consiste oggi nella perdita di un mercato di sbocco di mezzo miliardo di consumatori.

 

 

 

Governi si riappropriano della negoziazione

La Brexit ha ucciso il TTIP anche per un altro motivo, ovvero perché ha segnalato la sfiducia degli elettori verso gli accordi sovranazionali, sui quali i singoli governi possono incidere poco o niente. Il referendum ha segnalato, quindi, la necessità che questi dossier siano gestiti dai livelli rappresentativi più vicini al cittadino, maggiormente in grado di captarne le esigenze e di tradurne in atti le richieste.

In questa direzione va letto l’appello del ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, a un approccio “intergovernativo”, anche a discapito dei poteri negoziali della Commissione. In altre parole, la reazione alla Brexit della Germania, stato leader della UE, è stata la richiesta di una riappropriazione dei singoli governi dei dossier politicamente più sensibili.

Si consideri che se l’intesa sul TTIP slittasse oltre il 2016, le probabilità che l’accordo possa essere riesumato in un futuro prossimo sarebbero molto basse. Se alla Casa Bianca arrivasse Donald Trump, il negoziato sarebbe in decisa salita sul rifiuto del magnate ad accordi internazionali di apertura delle frontiere commerciali (anche se verso l’Europa terrebbe un atteggiamento molto meno difensivo), ma anche con Hillary Clinton le cose non sarebbero semplici, perché quest’ultima dovrebbe rispondere all’ala sinistra del partito, vicina al sindacato, contraria al libero scambio.

 

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Argomenti: Crisi Eurozona, Economia Europa, Economia USA, super-dollaro