TTIP, accordo fallito su libero scambio tra UE e USA: negoziato riparte dal 2020?

Il negoziato per il TTIP, l'accordo sul libero scambio tra UE e USA, si è di fatto arenato, anche se non ufficialmente. Si vocifera che potrebbe ripartire non prima del 2020, ma in assenza di volontà politica, potrebbe morire per sempre.

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Il negoziato per il TTIP, l'accordo sul libero scambio tra UE e USA, si è di fatto arenato, anche se non ufficialmente. Si vocifera che potrebbe ripartire non prima del 2020, ma in assenza di volontà politica, potrebbe morire per sempre.

Il TTIP, il Transatlantic Trade and Investments Partnership, l’accordo sul libero scambio tra UE e USA, quasi certamente non sarà siglato sotto l’amministrazione Obama. Lo ammettono i ministri europei del Commercio, che hanno respinto venerdì scorso la proposta di Francia e Austria di sospendere formalmente il negoziato e di riprenderlo tra un anno, cambiando anche il nome all’accordo.

Gli stessi riconoscono, però, che sarebbe quasi impossibile che si arrivi a un qualche risultato con l’attuale inquilino alla Casa Bianca. Non solo gli USA sono in campagna elettorale e nessuno dei due candidati alla presidenza, Donald Trump e Hillary Clinton, sostengono il TTIP, ma oltre tutto restano immutate le distanze tra le due sponde dell’Atlantico. (Leggi anche: TTIP, accordo UE-USA ormai impossibile)

L’approccio negoziale all’accordo di libero scambio è stato assai diverso tra USA e UE, anche se entrambi hanno indispettito larghe fette delle rispettive opinioni pubbliche, tenendo segreto l’oggetto delle trattative. Gli americani hanno utilizzato una tattica del rifiuto costante a ogni punto ritenuto insoddisfacente, nel tentativo di mettere la controparte nell’angolo e di indurla a cedere, tramite un offerta all’ultimo istante. Gli europei si sono mostrati, invece, disposti ad affrontare le distanze tematica per tematica, ma nemmeno loro sono venuti granché incontro alle posizioni di Washington.

Le ragioni di dissenso tra USA e UE su accordo TTIP

Diverse e tutte molto importanti sul piano economico e politico sono state e restano le differenze tra le due parti. Gli USA vorrebbero che la UE aprisse le porte alla sua carne allevata con gli ormoni e ai prodotti OGM, mentre l’Europa chiede all’America di riconoscere le centinaia di prodotti di origine controllata. Quest’ultima questione tocca profondamente il made in Italy, che detiene il maggior numero di prodotti Doc. (Leggi anche: TTIP, quali rischi in Italia?)

E la UE vorrebbe che gli USA aprissero il loro mercato al trasporto marittimo e a quello aereo, mentre gli americani vorrebbero entrare nel campo della sanità e dell’istruzione.

Inutile dire che nessuno ha aperto all’altro. E forti divergenze si sono registrate anche in tema di appalti pubblici. Gli USA non sono contrari alla richiesta dell’Europa di consentire alle sue imprese di partecipare ai loro bandi di gara pubblici, ma non intendono rinunciare al principio del cosiddetto “buy American”, in base al quale l’impresa che si aggiudica l’appalto deve utilizzare per almeno il 50% prodotti americani.

 

 

 

Scarso sostegno politico

La UE replica che questa imposizione va contro lo stesso spirito su cui nascono le trattative del TTIP, che punterebbe a rendere i due mercati perfettamente integrati, sostenendo l’occupazione e la crescita. Invece, il mantenimento di una simile regola limiterebbe le occasioni di sviluppo dell’economia europea, per cui l’accordo sul libero commercio rischierebbe di andare a beneficio delle sole multinazionali.

Comunque sia, l’ex ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro, è stato piuttosto sincero, quando ha dichiarato di non vedere probabile che il negoziato sul TTIP riparta prima del 2020. Infatti, tra poco più di un mese e mezzo si vota per le elezioni presidenziali americane, mentre l’anno prossimo sarà il turno di Olanda, Francia e Germania, tutti paesi, dove l’opinione pubblica appare nettamente contraria all’accordo. E il negoziato sta dividendo il governo tedesco di Grosse Koalition, con i conservatori della cancelliera Angela Merkel favorevoli e i socialdemocratici del vice-cancelliere Sigmar Gabriel contrari. (Leggi anche: TTIP fallito, per la Germania non s’ha da fare)

Negoziato TTIP riparte nel 2020 o mai?

Dopo il 2017, pur volendo saltare l’appuntamento con le urne in Italia nel 2018 (sempre che non si voti prima), ci sarebbe ancora il nodo delle elezioni europee nel 2019, perché difficilmente gli schieramenti politici tradizionali vorranno esporsi alle critiche delle formazioni euro-scettiche, intavolando con gli USA trattative per giungere a un accordo. Peccato, che lo stesso De Castro dimentica che anche il 2020 sarebbe un anno elettorale, perché gli USA torneranno a votare sempre per le presidenziali.

Ciò che emerge, quindi, è un forte imbarazzo politico nel dare legittimazione a un accordo, che per il modo in cui è stato negoziato in questi lunghi e infruttuosi tre anni, ha creato negli elettori ansie, preoccupazioni e forti perplessità sulla capacità dei loro governanti di rappresentare adeguatamente gli interessi economici e sociali in gioco. Il problema riguarda particolarmente l’Europa, dove la gestione (fallimentare) è stata assegnata nelle mani dei commissari, i quali già godono di bassissimo credito presso qualsivoglia paese della UE. Insomma, senza un coinvolgimento differente dell’opinione pubblica, l’accordo rischia di rimanere un miraggio per ancora decenni.

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