Grecia, nuovi aiuti in arrivo in cambio di promesse per il futuro

Accordo trovato tra Grecia ed Eurogruppo sugli aiuti. E ancora una volta, è stato il governo Tsipras a spuntarla, praticamente ottenendo nuovi prestiti senza impegni concretamente vincolanti in cambio.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Accordo trovato tra Grecia ed Eurogruppo sugli aiuti. E ancora una volta, è stato il governo Tsipras a spuntarla, praticamente ottenendo nuovi prestiti senza impegni concretamente vincolanti in cambio.

L’Eurogruppo a Malta di oggi ha trovato “le basi per la seconda valutazione delle riforme” attuate dalla Grecia, precondizione per il rilascio della nuova tranche di aiuti da 7 miliardi, all’interno del terzo bail-out da 86 miliardi di euro, varato nell’estate di due anni fa e che scade alla metà dell’anno prossimo. L’intesa con il governo Tsipras prevede l’impegno di Atene a intervenire con misure per il 2% del pil ellenico, ovvero pari a 3,6 miliardi di euro, di cui la metà nel 2019 e riguardante le pensioni, l’altra metà per il 2020 e relativa il fisco. E se l’economia ellenica migliorerà, il governo di Atene ha ottenuto la possibilità di varare misure espansive. Intanto, il Fondo Monetario Internazionale dovrà ancora decidere se partecipare attivamente al salvataggio o se restare coinvolto solo come consulente indipendente. (Leggi anche: Grecia, come Tsipras potrà ottenere gli aiuti)

A questo punto, si allentano di molto i timori di un remake del 2015, quando la Grecia arrivò a un passo dall’uscita dall’Eurozona. Alla notizia, i rendimenti decennali dei bond sovrani sono diminuiti dal 6,94% al 6,89%; ieri erano al 7,11%. Gli impegni finanziari, attesi per 7 miliardi a luglio, potranno così essere agevolmente affrontati.

Le riforme richieste dai creditori alla Grecia

Gli interventi che il governo Tsipras si è impegnato ad attuare tra 2-3 anni rappresentano il superamento di quelle “linee rosse”, che lo stesso aveva segnalato fino a poco tempo fa di non essere disponibile a compiere. Si tratta di aumentare i contributi previdenziali, che oggi coprono solo per la metà la spesa pensionistica, così come di tagliare gli assegni. Quest’ultima misura è molto improbabile che venga effettivamente varata dall’attuale esecutivo, qualora restasse in carica anche dopo le prossime elezioni, in programma proprio tra due anni e mezzo. (Leggi anche: In Grecia servono 10 lavoratori per un pensionato)

Quanto alla riforma fiscale, UE e Fondo Monetario Internazionale chiedono che si riducano le detrazioni per il reddito da lavoro, che esente dal pagamento delle imposte la metà dei contribuenti ellenici, di fatto gravando l’altra metà di un carico fiscale imponente. Attualmente, la “no tax area” è di poco superiore agli 8.000 euro all’anno.

Riforme rinviate alle calende greche

Perché l’accordo di oggi può considerarsi più una vittoria del premier Alexis Tsipras che il frutto di un reale compromesso? Atene aveva puntato i piedi sulla richiesta iniziale dei creditori pubblici di varare misure di contenimento del deficit per l’1% del pil entro il 2018 e dell’1% successivamente. Alla luce di quanto concordato, ha raggiunto l’obiettivo di allontanare la nuova ondata di austerità, necessaria per stabilizzare i conti pubblici, in vista del pagamento futuro degli interessi sul debito.

Rinviando al 2019 la metà delle misure sollecitate, non solo Tsipras guadagna tempo, ma nella migliore delle ipotesi riuscirebbe a spostarle a dopo le prossime elezioni, sempre che si tengano alla scadenza naturale della legislatura vigente. Davvero crediamo, però, che in un anno elettorale, Atene sarà in grado di riformare la previdenza? E che dire del 2020, le cui misure dovrebbero essere adottate certamente dal nuovo governo, molto probabilmente di colore politico diverso di quello attualmente in carica? Questi potrebbe sentirsi non vincolato agli impegni assunti dal predecessore e dare vita a un nuovo round negoziale, che verosimilmente manderebbe in onda lo stesso film degli ultimi anni.

Si consideri, che l’economia in Grecia starebbe tutt’altro che virando verso la ripresa. L’FMI ha stimato una crescita del pil del 2,7% per quest’anno, ma dopo il -1,2% segnato nell’ultimo trimestre del 2016, i dubbi degli analisti sono aumentati e la dinamica attesa appare meno robusta. Qualsivoglia scostamento al ribasso rispetto alle previsioni verrà sfruttato da Tsipras per non adempiere agli accordi presi. Non è una novità, bensì il modus operandi di Atene anche sotto gli altri governi più “eurofili”. D’altronde, rinviare alle calende greche non è solo un modo di dire dalle parti di Atene. (Leggi anche: Crisi Grecia, recessione non molla)

 

 

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Argomenti: Alexis Tsipras, creditori Grecia, Crisi della Grecia, Economie Europa