Trump vuole uscire dal WTO, Europa e Cina vittime designate del nuovo ordine mondiale

Se l'America di Trump si ritira dal WTO, sarebbe uno sconvolgimento per l'economia mondiale, al quale sarebbe bene che Europa e Cina iniziassero a prepararsi per non soccombere a un nuovo ordine globale.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Se l'America di Trump si ritira dal WTO, sarebbe uno sconvolgimento per l'economia mondiale, al quale sarebbe bene che Europa e Cina iniziassero a prepararsi per non soccombere a un nuovo ordine globale.

Fine settimana con scoop per il sito Axios, che è entrato in possesso di una bozza della Casa Bianca, contenente alcune proposte del presidente Donald Trump, le quali sancirebbero l’uscita degli USA dal WTO (l’Organizzazione per il Commercio Mondiale), se passassero. In 5 pagine, la bozza mette nero su bianco la frustrazione del tycoon per le alte barriere tariffarie e non delle altre economie, sostenendo che sulle esportazioni le imprese americane si vedrebbero colpite da dazi superiori a quelli che l’America impone sulle importazioni. Per fortuna, spiega lo stesso sito, il Congresso sarebbe ben lontano dall’approvare una simile iniziativa, che poggerebbe essenzialmente su due misure: l’eliminazione della clausola MFS (“Most Favoured Nations“) e del “Bound Tariff Rates”. La prima obbliga i membri del WTO ad imporre dazi a tutti i partner commerciali non superiori a quelli più bassi applicati all’economia più favorita, tranne che questa non rientri in un’area di integrazione commerciale. La seconda pone un tetto ai dazi applicabili agli altri membri dell’organizzazione.

Perché i dazi di Trump finiranno per colpire il debito americano

Va da sé che se la bozza si trasformasse in vera e propria proposta di legge e se la maggioranza al Congresso la approvasse, gli USA uscirebbero di fatto dal WTO e crollerebbe in un solo istante proprio l’ordine mondiale su cui si regge il libero commercio, voluto esattamente dai governi americani negli anni Novanta con gli accordi scaturiti dal cosiddetto “Doha round”. L’America è la prima economia del pianeta e non esisterebbe futuro per il WTO senza di essa. In realtà, l’amministrazione Trump ha iniziato a minacciarne l’esistenza anche senza il bisogno di metterne in dubbio formalmente il suo funzionamento, ma bloccandone l’operatività. L’ente risulta paralizzato, infatti, sia dalla sfilza di dazi imposti unilateralmente da Washington alle altre economie, sia dal blocco delle nomine per i giudici della camera arbitrale, quella chiamata a dirimere le controversie tra stati membri.

In questo scenario, appare quasi superfluo paventare il rischio di un repentino mutamento dell’ordine mondiale istituito con il crollo dell’Impero Sovietico a inizio anni Novanta. A farne le spese sarebbero i principali beneficiari, ovvero essenzialmente Europa e Cina. L’Eurozona, in particolare, mostra un surplus commerciale annuo di 240 miliardi di euro, pari a quasi il 2% del pil e di cui la metà realizzato proprio nei confronti degli USA, mentre la Cina sfiora i 400 miliardi, all’incirca il 3,5% del suo pil. Singole economie come la Germania mostrano una dipendenza dalle esportazioni ben più evidente. Le imprese tedesche vendono all’estero per un netto di circa 250 miliardi, poco meno dell’8% del pil tedesco. La stessa Italia vanta ormai un surplus annuo nell’ordine del 3% del pil, ovvero di una cinquantina di miliardi. A fronte di ciò, l’America registra importazioni nette per oltre 550 miliardi di dollari, contribuendo a sostenere il resto dell’economia mondiale. E nei giorni scorsi, a seguito della lite tra Trump e il premier canadese Justin Trudeau, abbiamo visto come il Canada, pur essendo un importatore netto, esporti negli USA beni e servizi sui 75 miliardi più di quanto non acquisti da essi.

Europa e Cina vittime designate del nuovo ordine trumpiano

Dunque, prevenire è meglio che curare. Tra Eurozona e Cina, ballano oltre 500 miliardi di esportazioni nette verso gli USA, a rischio con l’eventuale innalzamento delle barriere tariffarie e non di questi ultimi. Ma senza il WTO, le regole del commercio mondiale verrebbero meno un po’ per tutti e bisognerebbe rimpiazzarle con dozzine di accordi bilaterali, che storicamente richiedono trattative lunghe e complesse, come dimostra di recente il CETA, l’intesa tra Bruxelles e Ottawa, su cui l’Italia intende porre il veto. Proprio gli accordi bilaterali sono il fine ultimo di Trump, che crede anche di spuntare migliori condizioni commerciali per le imprese americane con la dissoluzione dell’Eurozona. La minaccia di dazi al 20% sulle auto europee è rivolta essenzialmente alla Germania, con l’intento di accrescere la pressione sulla cancelliera Angela Merkel, affinché abbassi le resistenze nei confronti di una revisione complessiva delle relazioni commerciali euro-americane.

L’America traccia sempre la linea per il resto del mondo, come accadde negli anni Ottanta di Ronald Reagan, quando venne avviata la cosiddetta seconda ondata della globalizzazione. E se di recente pare che Trump abbia suggerito in colloqui privati al presidente francese Emmanuel Macron di lasciare la UE, garantendogli condizioni commerciali favorevoli, significa che a Washington puntino realmente a sovvertire le basi dell’attuale assetto politico-economico planetario. Gli americani si sono stancati di fare i consumatori del mondo, lasciando che altri facciano sempre e solo i venditori-risparmiatori. I deficit dei primi equivalgono ai deficit dei secondi, trattandosi di un gioco a somma zero. Del resto, se l’America liberò il nostro continente dal nazi-fascismo e ci finanziò la ripresa con l’imponente Piano Marshall, è stato anche per trovare un mercato di sbocco solido per le sue merci. Nel tempo è accaduto l’esatto opposto e tutto ciò è stato tollerato nel segno dell’unità dell’Occidente, sgretolatasi proprio per gli enormi squilibri commerciali e finanziari che si stanno accumulando da qualche decennio e che rischiano di diventare insostenibili. La fine del WTO fungerebbe da detonatore per avviare quella riconversione delle principali economie mondiali, anche se le conseguenze di un arresto della globalizzazione come l’abbiamo conosciuta non paiono del tutto prevedibili. Nemmeno sul piano della convivenza pacifica tra popoli sinora amici.

I benefici della globalizzazione non fanno rumore, eppure ci sono

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Argomenti: Economia USA, Presidenza Trump

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