'Economia USA spinta dall'ottimismo, così Trump salva la faccia alle banche centrali

Economia USA spinta dall’ottimismo, così Trump salva la faccia alle banche centrali

L'amministrazione Trump ha stravolto le prospettive per l'economia americana e non solo. Le banche centrali possono tirare un sospiro di sollievo dopo anni di fallimenti contro il rischio deflazione.

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L'amministrazione Trump ha stravolto le prospettive per l'economia americana e non solo. Le banche centrali possono tirare un sospiro di sollievo dopo anni di fallimenti contro il rischio deflazione.

Questa sera, quasi certamente la Federal Reserve alzerà i tassi USA per la terza volta in 15 mesi, grazie al miglioramento dell’outlook dell’economia americana, che sembra essersi messa alle spalle la crisi finanziaria del 2008, registrando un’inflazione intorno al target del 2% fissato dall’istituto e un mercato del lavoro sostanzialmente in piena occupazione. Eppure, pochi mesi fa non si respirava lo stesso clima sui mercati. Nonostante la crescita negli USA risultasse più sostenuta che in Europa e Giappone, prevaleva lo scetticismo sulla capacità dei prezzi di crescere a ritmi adeguati. Cos’è successo allora? Qual è stato il “game changer”? La risposta più facile sarebbe il rinvigorimento delle quotazioni del petrolio, grazie all’accordo OPEC per il taglio della produzione, che ha spinto i prezzi sopra i 50 dollari al barile. Vero, ma solo in parte. Ad avere cambiato le prospettive per l’economia americana e mondiale è stata, infatti, la vittoria di Donald Trump alle elezioni USA di novembre.

Il presidente americano è fautore di una politica di tagli alle tasse sulle imprese e il ceto medio e di investimenti in infrastrutture, finalizzato ad accrescere la spesa dedicata alla costruzione di ponti, scuole, edifici pubblici, strade, autostrade, porti, etc, di 1.000 miliardi in dieci anni. (Leggi anche: Come Trump ha cambiato le prospettive economiche per il 2017)

Banche centrali confidano nelle politiche di Trump

Le politiche pro-crescita di Trump stanno surriscaldando le aspettative d’inflazione. Il mercato si sta convincendo, che se davvero la Casa Bianca passerà ai fatti (la riforma fiscale dovrebbe essere varata entro agosto), il pil USA potrebbe accelerare (Deutsche Bank stima finanche a un raddoppio del ritmo di crescita entro il 2018) e così anche i prezzi, dato che il mercato sarebbe già in piena occupazione, per cui un eventuale aumento della produzione stimolerebbe l’inflazione più che le assunzioni.

Dal punto di vista delle banche centrali, l’arrivo di Trump alla Casa Bianca si è rivelato una benedizione. L’aria che si respirava presso la Fed, la BCE o la Bank of Japan fino a pochi mesi fa era di evidente imbarazzo per un’inflazione che stentava ad arrivare e prospettive globali incerte e tendenti al pessimismo. Adesso, si è diffusa la convinzione che la prima economia mondiale stia accelerando verso la giusta direzione e il rafforzamento del dollaro, conseguenza all’attesa di tassi USA più alti, sta supportando le aspettative sui prezzi anche presso le altre principali economie, come Eurozona e Giappone, in virtù di un aumento dei costi dei beni importati dagli USA e delle materie prime, che si pagano in dollari. (Leggi anche: Il taglio delle tasse promesso da Trump piega oro e Treasuries)

Boom di ottimismo tra le imprese USA

Wall Street è cresciuta del 14% dalla vittoria di Trump e gli indici hanno macinato nuovi record. Un altro indicatore ha segnalato ieri l’ottimismo delle imprese americane, il cosiddetto “Business Roundtable Index”. Poco noto in Italia, si tratta di rilevazioni effettuate tra i manager di imprese, i cui ricavi complessivi ammontano a 6.000 miliardi di dollari e che impiegano 15 milioni di lavoratori in tutto. Parliamo di una fetta importante dell’economia americana.

La rilevazione trimestrale riguarda le aspettative su fatturato, investimenti e assunzioni. Ebbene, l’indice è balzato di 19,1 punti a 93,3 nel trimestre in corso, segnalando la maggiore crescita dall’ultimo trimestre del 2009, quando gli USA si accingevano ad uscire dalla recessione. E per la prima volta in sette trimestri, l’indice è salito sopra la media di lungo periodo di 79,8 punti. (Leggi anche: Deregulation, così Trump libera 100 miliardi per le grandi banche USA)

Imprese USA positive su tasse e deregulation

Nel dettaglio, le aspettative sulle vendite sono aumentate di 21 punti a 123,8, il dato più alto in 5 anni; sugli investimenti si è registrato un +18,4 punti ai massimi da quasi tre anni e sulle assunzioni di lavoratori c’è stato un balzo di 18 punti ai massimi da sette anni.

Gli indicatori come il BRI non sono certo verità scolpite sulla roccia, ma ci forniscono almeno il clima che si respira tra chi l’economia americana, la prima al mondo per dimensioni, la influenza sul piano delle vendite, degli investimenti e dell’occupazione. Se tanto ottimismo vi è tra i dirigenti aziendali, è perché eccita la prospettiva di minori tasse sui profitti (l’amministrazione Trump vuole tagliare la corporate tax dal 35% al 15%) e la deregolamentazione perseguita dal governo in favore del business. (Leggi anche: Taglio tasse targato Trump)

Trump ha stravolto le attese

L’ottimismo è un ingrediente vitale per le aspettative d’inflazione, senza il quale la Fed dovrebbe restare più cauta con riguardo ai ritmi della stretta avviata ormai nel dicembre 2015. Quello che è cambiato in questi mesi è proprio il clima nel mondo del business, quasi a conferma che prima di Trump vigesse quasi uno stato di rassegnazione per la bassa crescita del pil e dei prezzi. Non si parla più di tassi negativi, di rischio deflazione, di stagnazione secolare delle economie avanzate. Certo, l’amministrazione attuale potrebbe anche deludere le attese, ma ad oggi ha cambiato i giochi e la narrativa del futuro prossimo e se la Fed stasera alzerà i tassi e forse più che altro per questo. (Leggi anche: Con Trump banche centrali non più sole)

 

 

 

 

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