Trump rompe con l’Iran sul nucleare, ma il mercato del petrolio indenne per ora

Petrolio in deciso rialzo oggi sulla decisione che tra poco annuncerà il presidente americano Donald Trump di non dare seguito all'accordo sul nucleare con l'Iran.

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Petrolio in deciso rialzo oggi sulla decisione che tra poco annuncerà il presidente americano Donald Trump di non dare seguito all'accordo sul nucleare con l'Iran.

Le quotazioni del petrolio sono in rialzo del 2% oggi, con il Brent a 57,40 dollari e il Wti a 51,61 dollari al barile. A rinvigorirle sono le indiscrezioni sempre più forti in arrivo da Washington, secondo le quali il presidente Donald Trump comunicherà oggi al Congresso USA che il rinnovo dell’accordo sul nucleare con l’Iran “non è nell’interesse nazionale”. A quel punto, deputati e senatori americani avranno 60 giorni di tempo per decidere il da farsi.

E qui si apre un capitolo non chiarissimo sulle conseguenze che avranno le azioni dell’amministrazione a stelle e strisce. Il timore maggiore sui mercati riguarda la reintroduzione delle sanzioni contro le esportazioni iraniane, eliminate con l’accordo del gennaio 2016. Queste colpivano, in particolare, il mercato del petrolio, poiché Teheran veniva accusata di attuare piani nucleari per scopi bellici. (Leggi anche: Iran: Trump contro accordo nucleare, ecco cause e conseguenze)

Secondo Trump, la repubblica islamica non solo non avrebbe indietreggiato dai suoi propositi con l’intesa sottoscritta dal suo predecessore, ma al contrario li starebbe portando avanti. Una posizione, che non trova d’accordo gli altri firmatari del Joint Comprehensive Plan of Action, ovvero Cina, Russia, Germania, Francia, Regno Unito, UE e chiaramente l’Iran. I paesi europei starebbero facendo pressione sul Congresso, affinché le richieste di Trump confluiscano in un’architettura a parte, senza intaccare l’accordo di 21 mesi fa, ritenendo che Teheran non accetterebbe mai di rinegoziarlo.

Per evitare uno strappo e per cercare di addolcire le posizioni dell’amministrazione americana, la UE appoggerebbe le critiche della Casa Bianca contro l’Iran. Trump vorrebbe includere i Guardiani della Rivoluzione nella lista nera dei gruppi terroristici, accusandoli di sostenere le milizie degli Hezbollah e il regime siriano di Bashir al Assad. Tuttavia, lo stesso presidente chiederebbe al Congresso per ora di non reintrodurre sanzioni contro la repubblica islamica. Queste verrebbero comminate, semmai, contro gli acquisti di attrezzature militari, a fine di depotenziarne i piani nucleari a scopi bellici.

Conseguenze concrete sul petrolio?

Il mercato del petrolio non dovrebbe subire contraccolpi dalla mancata conferma dell’accordo da parte degli USA.

Anzitutto, perché sarebbe un passo unilaterale e lascerebbe intatte le posizioni delle altre economie, le quali continuerebbero ad acquistare greggio dall’Iran. Si teme, però, che Giappone e Corea del Sud, alleati storici in Asia dell’America, possano interrompere le relazioni commerciali. In quel caso, Teheran dovrebbe trovare altri mercati di sbocco per il suo greggio, le cui esportazioni verso Seul e Tokyo valgono il 14% del totale. Niente drammi, perché ci penserebbe la Cina a soppiantare i due paesi. Le importazioni cinesi e indiane ammontano a quasi la metà di quelle mondiali dall’Iran. (Leggi anche: Giganti del petrolio contro boom shale USA)

Non dovrebbe esserci alcuna riduzione dell’offerta globale di greggio, quindi, anche se il mancato “sì” di Trump aumenta le incertezze future sul mercato. Eppure, da questa disputa si potrebbe uscire con qualche passo in avanti, se è vero che il senatore repubblicano Bob Corker della Commissione Esteri sarebbe già all’opera per trovare una posizione condivisa al Congresso. La stessa amministrazione avanza l’ipotesi di porre fine alla revisione necessaria da parte del presidente ogni 90 giorni. Se così fosse, ci troveremmo dinnanzi a un sistema di relazioni più stabile tra gli stessi stati firmatari.

La decisione che il presidente americano annuncerà a mezzogiorno (ore 18.00 in Italia) è più influente sul piano politico, per ora. Essa arriva a un giorno da un altro annuncio, quello del ritiro degli USA dall’UNESCO, l’agenzia dell’ONU che si occupa della tutela e della promozione del patrimonio culturale, storico e paesaggistico mondiale, accusata di essere “affetta da pregiudizio verso Israele”. E’ questo il vero senso della mancata conferma dell’accordo sul nucleare con l’Iran: consolidamento delle relazioni diplomatiche con Israele e Arabia Saudita, alleati di Washington ed entrambi nemici dell’Iran.

 

 

 

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