Trump incontrerà Kim Jong-Un entro maggio, mercati positivi dopo i timori sui dazi

Donald Trump incontrerà entro maggio il leader nordcoreano Kim Jong-Un. Nel giorno della firma dei dazi su acciaio e alluminio, il presidente americano stupisce con una linea ben precisa.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Donald Trump incontrerà entro maggio il leader nordcoreano Kim Jong-Un. Nel giorno della firma dei dazi su acciaio e alluminio, il presidente americano stupisce con una linea ben precisa.

Donald Trump accetta l’invito. Non siamo a C’è Posta Per Te, ma a quello che potrebbe diventare un evento epocale. Il presidente americano ha risposto positivamente alla richiesta del leader nordcoreano Kim Jong-Un di incontrarlo, fatta recapitare tramite Seul. Ad annunciarlo è stato il capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Corea del Sud, Chung Eui-yong, visibilmente emozionato. Se non ci saranno nuovi ostacoli, l’incontro avverrà entro maggio, sebbene la portavoce della Casa Bianca, Sarah Huckabee Sanders, abbia chiarito che il luogo e la data dovranno ancora essere fissati. Mai dopo la guerra tra le due Coree, un presidente americano aveva incontrato la controparte di Pyongyang. E via Twitter, Trump ha parlato di “grandi progressi”, giustificando l’incontro in programma con il dittatore nordcoreano per la promessa che questi avrebbe fatto non solo di “congelare” il programma nucleare, bensì di “denuclearizzare” lo stato eremita.

Dopo mesi di altissima tensione, il dialogo è stato riallacciato grazie ai Giochi Olimpici invernali delle settimane scorse, tenute in Corea del Sud e alle quali la Corea del Nord ha inviato una delegazione di sportivi, oltre che una rappresentanza istituzionale, tra cui la sorella del leader, Kim Yo-jong. Si era ipotizzato un incontro a Seul per l’occasione tra il vice-presidente Mike Pence e i delegati nordcoreani, ma questi si sarebbero rifiutati di darvi seguito all’ultimo minuto.

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A cosa punta Kim Jong-Un

Cosa c’è dietro all’ultima mossa di Pyongyang? Serve, anzitutto, cautela. L’ultimo baluardo del comunismo ferreo non è nuovo a iniziative apparentemente di apertura al resto del mondo, smentite subito dopo dai fatti. Tuttavia, sembra che l’incontro sia un obiettivo vero di Kim Jong-Un, anche se resta da vedere con quali risultati. Il leader punta a un riconoscimento internazionale del suo paese, consapevole che l’attuale condizione di isolamento in cui versa non rappresenti un’assicurazione né per la sopravvivenza della dittatura, né di quella fisica sua personale. Come abbiamo notato anche nei mesi passati, i test nucleari e il lancio di missili balistici sarebbero serviti per attirare l’attenzione globale, fare tremare mezzo mondo e indurre l’America ad accettare di trattare con uno stato così piccolo, ma geo-politicamente strategico, data la sua posizione.

Kim Jong-Un punta ad essere riconosciuto leader politico e quale migliore palcoscenico di quello di un incontro con l’uomo più potente della Terra? Oltre a ciò, egli vorrebbe anche gradualmente superare l’isolamento economico in cui si trova la Corea del Nord, con l’obiettivo di migliorare gli standard di vita dei suoi abitanti, ad oggi davvero miseri, con qualche eccezione nella capitale. La linea sin qui seguita dall’arrivo al potere di fine 2011 è stata una liberalizzazione economica informale, ovvero non codificata in alcuna legge, ma che si è registrata con la maggiore tolleranza mostrata dallo stato verso forme di impresa privata. I risultati parrebbero essere stati molto positivi a Pyongyang, dove sono spuntati come funghi negozi di ogni tipo, alcuni dei quali vendono adesso persino telefonini.

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Le sanzioni restano per ora, precisa sempre Trump, che può adesso giustificare le misure adottate contro Pyongyang, avendo ottenuto il risultato concreto di indurre il nemico a una trattativa. E proprio le sanzioni economiche, varate nel 2016 dall’ONU e rafforzate lo scorso anno, starebbero spingendo Kim Jong-Un al dialogo. L’economia nordcoreana quasi non riesce più a importare petrolio, mentre non può esportare carbone, al di sopra di un quantitativo minimo essenziale prefissato dalle Nazioni Unite, con la conseguenza che si temono a breve conseguenze pesanti sul piano dei consumi interni, quando già questi sono spesso sotto i livelli di sussistenza.

Mercati positivi sul “disgelo” USA-Nordcorea

I mercati hanno reagito piuttosto positivamente all’annuncio. Lo yen si è indebolito contro il dollaro, arrivando a un cambio di quasi 107, mentre la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo di circa mezzo punto percentuale, dopo essere arrivata a guadagnare l’1,8%. Gli investitori non possono che essere soddisfatti di una notizia, che nei fatti allenta le tensioni nel nord-est asiatico e spinge a puntare su assets più rischiosi, ovvero in favore del comparto azionario e ai danni dei cosiddetti beni-rifugio, come i titoli di stato o valute come yen e franco svizzero.

E non poteva arrivare in un momento migliore la buona novella, quando i mercati si mostravano preoccupati per i dazi imposti da Trump su acciaio e alluminio con una misura firmata ieri alla Roosevelt Room, in presenza di una decina di lavoratori del settore siderurgico che hanno applaudito alle spalle del presidente in quello che è stato certamente un effetto scenico efficace sul piano politico-mediatico. Sulle importazioni di acciaio la tariffa sarà del 25%, su quelle di alluminio del 10%. US Steel ha annunciato la riapertura dello stabilimento nell’Illinois, mentre Century Alluminium l’assunzione di 300 lavoratori nel Kentucky.

Eppure, la misura rischia di distruggere molti più posti di lavoro di quelli che saranno creati. I dazi faranno aumentare i prezzi di tutti quei beni prodotti con l’utilizzo di acciaio e alluminio, da una lattina di cola o birra a un’auto, colpendo la domanda con contraccolpi sull’occupazione. Il provvedimento entrerà in vigore tra un paio di settimane, ma Canada e Messico, partner commerciali del NAFTA, potranno essere esentati. E lo stesso Trump ha aggiunto che gli USA mostreranno “molta flessibilità” nell’imporre i dazi, potendo esentare altri paesi sulla base di alcuni criteri che verranno loro resi noti. “Senza acciaio non c’è sicurezza nazionale”, ha aggiunto.

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La strategia di Trump

E se 107 congressmen repubblicani gli hanno scritto una lettera, esprimendogli preoccupazione sulle conseguenze di una misura, che rischia di ritorcersi contro l’economia americana, Trump segnala anche stavolta di utilizzare una tecnica poco politica e più da tycooon per trattare con i partner stranieri: le minacce. Così come ha quasi minacciato un attacco nucleare contro Pyongyang per mettere Kim Jong-Un nell’angolo e spingerlo a trattare, qualcosa di simile sta accadendo con i dazi. Acciaio e alluminio, quand’anche non venissero più importati dall’estero, non risolleverebbero granché i saldi commerciali americani e, soprattutto, i dazi colpiranno proprio i partner del NAFTA (se non esentati), il Brasile, la Corea del Sud e l’Europa, molto poco la Cina. La sensazione è che il presidente voglia mandare un messaggio a economie come Germania, Cina e Giappone, che sono vere e proprie macchine da esportazione.

In particolare, egli punterebbe a creare scompiglio a Berlino e Bruxelles, cosicché sui timori di una rovinosa guerra commerciale per tutti, la UE intavoli una più ampia trattativa per gestire le relazioni economiche in maniera più favorevole agli interessi americani. Che ci riuscirà o meno, resta tutto da vedere. Ma Trump si sta mostrando molto meno sprovveduto di quanto farebbero intendere alcune sue uscite verbali apparentemente sconclusionate.

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Argomenti: Crisi Corea del Nord, Economia USA, Economie Asia, Presidenza Trump

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