Trump attacca la Fed e il principe saudita gli darebbe una mano con il petrolio

Trump torna ad attaccare la Fed sui tassi e l'Arabia Saudita ha le chiavi per accontentarlo. Ecco spiegato l'atteggiamento del presidente americano.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Trump torna ad attaccare la Fed sui tassi e l'Arabia Saudita ha le chiavi per accontentarlo. Ecco spiegato l'atteggiamento del presidente americano.

“La più grande minaccia alla mia presidenza è la Fed” ha dichiarato ieri Donald Trump nel corso di un’intervista a Fox News, la quale starebbe andando troppo veloce sui tassi USA e sarebbe “troppo indipendente”. Tuttavia, ha precisato di non avere intenzione di licenziare il governatore Jerome Powell, bensì solo di essere in disaccordo con lui sulla politica monetaria. Una settimana dopo avere definito la banca centrale americana “fuori di testa”, il presidente torna all’attacco e aumenta la pressione sull’istituto perché cessi la stretta. In attesa della pubblicazione delle minute oggi sull’ultima riunione del FOMC di fine settembre, non pare di poter dire che dall’istituto stiano arrivando segnali accomodanti verso la Casa Bianca. Il mercato da per scontato un quarto rialzo dei tassi per quest’anno a dicembre e un paio di altri l’anno prossimo e ancora un ultimo nel 2020. Se gli investitori avessero ragione, i tassi salirebbero almeno fino al 3,25%, poco sopra quel livello “naturale” del 3%, come stimato dalla Fed e sul quale si concentrano i dubbi di parte dello stesso board, tra cui Charles Evans, a capo della Fed di Chicago, che ritiene che il tasso naturale sarebbe, invece, in area 2,50%, praticamente solo 25 punti base in più rispetto ad oggi. Ma Evans ha fama di “colomba”, si sa. Difficile, però, non tenere conto delle 7,1 milioni di offerte di lavoro disponibili oggi negli USA, a fronte di soli 6 milioni di disoccupati.

Perché nemmeno la forte America di Trump può permettersi tassi più alti

Sempre ieri, Trump ha respinto i sospetti sull’Arabia Saudita nell’ultima parte dell’intervista alla Fox, sostenendo che sul caso del giornalista scomparso e presumibilmente ucciso dentro il consolato saudita in Turchia, Riad sarebbe giudicata “colpevole fino a prova contraria”, un copione “che abbiamo visto con Kavanaugh, che alla fine era innocente di tutto”, riferendosi alle accuse di molestie a carico del neo-giudice alla Corte Suprema.

Il caso Khashoggi

Jamal Khashoggi è scomparso dopo essere entrato e mai uscito dagli uffici del consolato saudita in Turchia per ritirare documenti necessari per sposarsi con la fidanzata turca. Da critico della monarchia saudita, Ankara sospetta e ritiene di avere le prove che l’uomo sia stato ucciso e il suo corpo fatto sparire, forse stato sciolto nell’acido dentro l’edificio. Sotto pressione da parte degli stati del G7, il regno ha reagito minacciando di alzare le quotazioni del petrolio “fino a 400 dollari” e di piegare l’economia americana. Trump ha ammesso che se il Principe Mohammed bin Salman (MBS) fosse a conoscenza di quanto accaduto a Khashoggi, “sarebbe una brutta cosa”. I due hanno legato sia politicamente che personalmente, tanto che un anno fa, mentre venivano attuate le purghe ai danni degli oppositori interni, il presidente americano twittava in favore di MBS e della sua strategia di ammodernamento dell’economia saudita.

La scomparsa di un giornalista fa emergere tensioni e rischi su petrolio e Medio Oriente

Negli ultimi mesi, i rapporti appaiono più critici, almeno sul piano mediatico. Trump ha più volte invocato la fine dell’accordo OPEC e siglato anche con la Russia per tagliare la produzione, in modo che le quotazioni possano scendere. E’ arrivato a minacciare, nemmeno tanto velatamente, la fine dell’assistenza militare offerta dagli USA al regno “gratis”. Dal canto suo, Riad sembra avere iniziato a rispondere alle richieste di Washington innalzando la produzione di greggio ai livelli record di 10,7 milioni di barili al giorno. Non basta per fare scendere i prezzi e Trump ha bisogno che ciò accada quasi subito, perché solo un deciso ripiegamento delle quotazioni offrirebbe alla Fed la giustificazione formale per prendersi almeno una pausa con la stretta, non potendo semplicemente piegarsi ai diktat politici e mostrarsi così non autonoma da questi. Il Principe MBS è consapevole del suo ruolo-chiave nello scenario economico globale con quel margine stimato in altri 1,5 milioni di barili al giorno ancora estraibili e che servirebbero eventualmente per contrarre le quotazioni internazionali. Per questo non teme sanzioni dall’estero sul caso Khashoggi. Sa che se solo volesse, nel breve diventerebbe lui la più grande minaccia per la presidenza Trump.

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Argomenti: Economia USA, Fed, Petrolio, Presidenza Trump, quotazioni petrolio, tassi USA