Truffa in banca, come evitarla usando il buon senso

Le banche truffano i clienti con prodotti finanziari rischiosi? In molti casi è vero, ma in molti altri è il risparmiatore o investitore a peccare di superficialità.

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Le banche truffano i clienti con prodotti finanziari rischiosi? In molti casi è vero, ma in molti altri è il risparmiatore o investitore a peccare di superficialità.

Ci risiamo. Con il crac della Banca Popolare di Bari, siamo all’ennesimo caso di risparmi traditi, di migliaia di azionisti e obbligazionisti sul lastrico. Le polemiche sono solo all’inizio. Se il passato vale come guida, dureranno mesi, se non anni. Nasceranno comitati in difesa di presunti risparmiatori e investitori truffati, in tanti lamenteranno di essere stati raggirati dall’amico sportellista, dal direttore; faranno pressione sul governo per ottenere un ristoro quanto più totale dell’investimento perduto, chiaramente a spese dei contribuenti. Per prima cosa, le autorità di vigilanza e quelle giudiziarie dovranno accertare eventuali casi di abuso da parte delle filiali. Popolare di Vicenza e Veneto Banca furono accusate di avere utilizzato la tecnica dei prestiti baciati per vendere azioni ai soci, in cambio dell’elargizione di finanziamenti per l’appunto.

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Detto questo, i rischi bancari si potranno evitare in futuro con azioni accorte e di buon senso. Vediamole. Per prima cosa, mai portare i soldi in una banca della cui solidità patrimoniale si dubita. Anche se i conti correnti e deposito sono tutelati fino a 100.000 euro, meglio starne del tutto alla larga. In caso di crac, comunque si subirebbero disagi temporanei, come il blocco delle giacenze fino all’intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fidt). Potrebbe rendersi necessaria qualche settimana.

E per i conti sopra i 100.000 euro? Se non si volesse investire il denaro e si preferisse parcheggiarlo per tenersi liquidi, meglio sarebbe aprire più conti in banche differenti e solide. Il Fidt copre i primi 100.000 euro dei conti depositati presso ciascuna banca, per cui se ho 200.000 euro e li suddivido in due conti di 100.000 euro ciascuno in due banche diverse, mi sarò assicurato una copertura totale per i casi avversi.

Mai essere investitori per caso

E arriviamo al capitolo obbligazioni. Trattasi di un investimento e a differenza del risparmio, presuppone il sostenimento di un rischio. Le obbligazioni subordinate, a meno di non essere pienamente consapevoli delle conseguenze eventualmente negative e di accettarle, andrebbero evitate. Esse possono anche portare all’azzeramento del capitale e, nei casi meno gravi, alla sospensione delle cedole. Le obbligazioni senior si mostrano più sicure, ma con il “bail-in” figurano al terzo posto, dopo le azioni e le obbligazioni subordinate, tra gli assets da escutere per partecipare alle perdite in caso di intervento pubblico per il salvataggio.

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In ogni caso, è il rendimento a segnalarci quanto rischioso sia l’investimento. Se i tassi di mercato stanno a zero e una banca mi offre il 5% o il 10% per un bond a tot anni, impossibile credere che questi sia relativamente sicuro. Anche nei casi in cui effettivamente si rivelasse tale, dovreste scontare un basso grado di liquidità sui mercati, vale a dire che questi titoli risulterebbero difficili da rivendere prima della scadenza, ove lo si desiderasse. Il fenomeno riguarda anche le azioni delle banche popolari, in quanto non quotate in borsa, per cui negoziabili “over the counter”, presso circuiti informali. E quando spuntano notizie negative sullo specifico emittente, non si troverà nessuno a cui rivenderle, con la conseguenza di rimanere con una patata bollente in mano e senza potersene disfare in tempi brevi, salvo subire perdite spesso ingentissime.

L’amico in banca sarà pure cinico e maldestro, ma se non siamo in grado di tutelare il frutto dei nostri sacrifici, il problema è nostro. Mai sottoscrivere qualcosa senza averne letto i prospetti informativi. Vero, spesso sono inutilmente lunghi e difficili da comprendere, ma basterebbe rivolgersi a un consulente o un esperto per verificare di cosa si tratti.

Diffidate come la peste di chi vi dicesse che un prodotto sia a rischio zero e al contempo vi offra un certo rendimento. Solo i conti correnti e deposito sono a rischio zero e, infatti, di questi tempi non pagano alcunché, anzi sono perlopiù fonti di costi. Nemmeno i titoli di stato sono a rischio zero, per quanto certamente i più sicuri insieme ai buoni fruttiferi postali, con questi ultimi paradossalmente preferibili per la loro caratteristica di rimborsare sempre il capitale integralmente, anche prima della scadenza pattuita, salvo la perdita degli interessi. Perché nulla è gratis, la sicurezza ha un costo, cioè non frutta nulla o quasi.

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