Le banche in Europa sono troppe, le deboli siano scalate

Troppe banche in Europa, dove serve l'uscita dal mercato di quelle minori e più deboli. E' l'analisi del presidente di Ubs, che sembra bocciare il fondo Atlante.

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Troppe banche in Europa, dove serve l'uscita dal mercato di quelle minori e più deboli. E' l'analisi del presidente di Ubs, che sembra bocciare il fondo Atlante.

Il presidente di Ubs, Axel Weber, economista tedesco e già governatore della Bundesbank tra il 2004 e il 2011, ha tuonato contro la politica dei salvataggi bancari dell’Europa, sostenendo che il continente sarebbe caratterizzato dalla presenza di un numero eccessivo di banche (“overbanked”). Troppi sarebbero gli istituti deboli, ma che al momento restano a galla per i diversi tentativi di salvarli, messi in atto nei vari paesi. Weber spiega di attendersi che il numero delle banche europee diminuirà, perché quelle più piccole saranno scalate e integrate in quelle più grandi e i clienti migreranno man mano verso queste ultime. Non si tratterebbe, quindi, di veri e propri fallimenti, bensì di un processo di crescente integrazione, di assorbimento delle più deboli nelle più forti. Queste pratiche, continua, non si verificano al momento, perché i vari salvataggi in corso stanno allontanando tale prospettiva e si consideri anche che i bilanci anche delle grandi banche sono sotto pressione, specie in un ambiente di tassi zero. Serve una “distruzione creatrice”, conclude Weber, che rispolvera così un’espressione schumpeteriana. Le parole dell’ex governatore tedesco sembrano una bocciatura del fondo Atlante, nato meno di una settimana fa, per decisione di alcune delle principali banche, compagnie assicuratrici, Fondazioni bancarie e Cdp, su sollecitazione del governo italiano.

Raccogliendo almeno 5 miliardi, il fondo garantirà agli aumenti di capitale degli istituti più deboli, partendo dalla Popolare di Vicenza, e rileverà le sofferenze bancarie a prezzi prossimi a quelli di iscrizione nei bilanci. Lo scorso mercoledì, l’agenzia Fitch aveva messo in guardia dalla revisione al ribasso dei rating delle banche più grandi in Italia, che accollandosi parte dei rischi delle banche minori, potrebbero a loro volta indebolirsi.

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