Primarie PD, trionfo di Renzi avvicina le elezioni e solo dopo sarà stangata

Il trionfo di Matteo Renzi alle primarie del PD indebolisce il governo Gentiloni, accelera le elezioni politiche e rende più complicati i piani europei per aggiustare i nostri conti pubblici. Ma la stangata sull'IVA resta dietro l'angolo.

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Il trionfo di Matteo Renzi alle primarie del PD indebolisce il governo Gentiloni, accelera le elezioni politiche e rende più complicati i piani europei per aggiustare i nostri conti pubblici. Ma la stangata sull'IVA resta dietro l'angolo.

Matteo Renzi ce l’ha fatta. Non ci voleva il Mago Otelma per capire che avrebbe trionfato alle primarie del PD di domenica scorsa per la riconferma al ruolo di segretario, trovandosi contro un Andrea Orlando dal carisma di un portalettere di periferia e un Michele Emiliano capace solo di infortunarsi un piede durante un’improvvisata e alquanto stucchevole tarantella.

D’altronde, chi non era d’accordo con la linea renziana dal partito-ditta se n’era già andato in quel Movimento Democratico e Progressista, che sembra destinato a fare la fine di Futuro e Libertà di gianfrancofiniana memoria.

E adesso? Con il 70% dei consensi ottenuti, l’ex premier torna ad essere padre e padrone di un partito, che si regge sulla tacita alleanza interna con le truppe di Dario Franceschini e con quelle dello stesso Orlando, avversario di comodo nella corsa per la segreteria. Il trionfo di domenica, però, non lascia tutto indenne, perché avvicina le elezioni politiche al più tardi entro il novembre prossimo. (Leggi anche: Renzi vincerà le primarie del PD, ma dovrà farci dimenticare il renzismo)

Prima le elezioni e poi la stangata IVA

Da oggi, il Leitmotiv dei palazzi romani sarà la legge elettorale. Renzi cercherà di riscriverla al più presto con il Movimento 5 Stelle o con Forza Italia, avendo come unico obiettivo il voto anticipato in autunno, prima che gli italiani scoprano a colpi di aumenti dell’IVA quanto sia costata la politica del “cambiare verso” del precedente governo.

Le clausole di salvaguardia a tutela dei conti pubblici di casa nostra valgono quasi 20 miliardi e scattano dall’anno prossimo. Per disinnescarle, serve tagliare la spesa pubblica per un pari ammontare e/o aumentare altre imposte. Trattandosi dell’1,2% del pil e in una fase di bassa crescita dell’economia e di consumi stagnanti, sarebbe già in sé un’operazione molto difficile da attuare, ma lo è ancora di più a ridosso delle elezioni. Chiedere il voto, mentre si stangano le famiglie equivale a un suicidio annunciato. Da quel momento in poi, qualsiasi percentuale ottenuta alle urne sarebbe un regalo.

(Leggi anche: Aumento IVA o via bonus 80 euro Renzi)

Governo Gentiloni è più debole

Da qui, la strategia renziana di ritorno immediato al voto (al massimo, entro i primi di novembre), in modo che solo successivamente si potrà affrontare il capitolo spinoso della legge di Stabilità 2018. I mercati finanziari non dovrebbero essere granché compiacenti con questa impostazione, dato che verosimilmente nemmeno il governo uscito dalle urne sarà in grado come suo primo atto di correggere i conti pubblici di un simile ammontare, sempre che un governo lo avremo in tempi brevi. Senza una legge elettorale nuova, infatti, lo scenario più attendibile sarà il caos, mentre anche con una riscrittura delle regole del gioco è ipotizzabile la vittoria del Movimento 5 Stelle o del centro-destra, coalizioni che non esordirebbero mai e poi mai con una stangata fiscale.

Altra certezza è l’indebolimento del già flebile governo Gentiloni. La sua durata si accorcia di qualche mese, ma il vero problema sarà la sua inconsistenza su temi come l’economia e il risanamento dei conti pubblici, perché a maggior ragione da ieri a tirare le fila sarà il segretario del PD, unico titolato ad avere voce in capitolo nella maggioranza, avendo riscosso il consenso dal basso, quello che manca al premier e al suo ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, quest’ultimo sempre più vicino alle posizioni di Bruxelles che non a quelle del Nazareno. (Leggu anche: Piano Renzi per fare cadere il governo in autunno e andare al voto)

 

 

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