Trading online: nuove tutele da oggi, ma ecco perché colpiranno i piccoli investitori

Trading online, da oggi in arrivo nuove regole europee a difesa dei piccoli investitori. E, invece, rischiano di colpire proprio chi ha pochi capitali. Ecco perché.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Trading online, da oggi in arrivo nuove regole europee a difesa dei piccoli investitori. E, invece, rischiano di colpire proprio chi ha pochi capitali. Ecco perché.

Agosto porta con sé un’importante novità quest’anno per i piccoli investitori che fanno trading online. L’ESMA, l’autorità di vigilanza che monitora i mercati finanziari, ha introdotto nuove regole più restrittive per chi opera sui cosiddetti “Contratti per Differenza. Vediamo quali. Anzitutto, l’effetto leva viene mitigato. Di cosa si tratta? Per consentire anche ai piccoli investitori di operare sui mercati finanziari con somme relativamente basse, molte piattaforme di trading richiedono all’investitore di puntare solo una parte della cifra complessivamente investita, il cosiddetto “margine”, che viene depositato in un apposito conto. L’ESMA ha stimato che intorno all’80% delle posizioni oggi aperte in Europa sia in perdita e che il rosso del conto varia mediamente da 16.000 a 29.000 euro, per cui ha pensato bene di imporre restrizioni per tutelare gli investitori più piccoli.

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Se investo con una leva 100:1, significa che, pur depositando 1.000 euro per acquistare un dato prodotto, mi sto esponendo a un capitale complessivo di 100.000 euro. Pertanto, le variazioni positive o negative segnate dal prezzo del titolo o bene acquistato si commisurano all’intero capitale e non, come si è portati a credere, al solo margine. Nell’esempio appena citato, basterebbe una perdita dell’1% per azzerare il deposito e a quel punto l’intermediario ci chiederebbe la reintegrazione del margine (“margin call”), altrimenti liquiderebbe la posizione.

Cosa impongono le nuove regole

Ora, le nuove regole ESMA prevedono che la leva finanziaria non possa essere superiore a 30:1 per le valute principali, a 20:1 per le altre valute, l’oro e gli indici principali, a 10:1 per le materie prime diverse dall’oro e gli indici secondari, a 5:1 per le azioni e a 2:1 per le “criptovalute”. Dunque, se voglio investire 100.000 euro sul cambio euro-dollaro, da oggi in avanti dovrò depositare un margine di almeno 3.333 euro, mentre fino a ieri mi era possibile farlo solamente con 250 euro (leva 400:1). In teoria, sembra una buona trovata per tutelare i trader più piccoli, ma rischia di tradursi in un boomerang. Una leva massima più bassa significa escludere dal mercato tutti coloro che non posseggano o non vogliano puntare somme relativamente più alte per sfruttare l’andamento dei prezzi dei titoli e delle materie prime. Dunque, il numero delle negoziazioni potrebbe precipitare e con esso anche il grado di liquidità sui mercati finanziari, amplificando gli effetti speculativi dei grossi operatori, che con minori risorse sarebbero in grado di fare il bello e il cattivo tempo, muovendo i prezzi nella direzione desiderata.

Altro aspetto non meno significativo è quello legato all’obbligo per gli intermediari di liquidare le posizioni non appena le perdite abbiano raggiunto la metà del margine depositato. In ogni caso, esse non possono superare l’importo del margine stesso. Anche in questo caso, l’apparente tutela ridurrebbe le possibilità di guadagno, aumentando le occasioni di perdita. Vediamo perché. Se il margine per operare sul cambio euro-dollaro è del 3,3% (leva 30:1) e le perdite non possono superare il 50% di esso, significa che la mia posizione verrà automaticamente liquidata non appena la variazione del cross andasse in direzione opposta a quella su cui ho scommesso per l’1,6-1,7%. Questo mi impedirebbe, però, di realizzare i guadagni derivanti dall’eventuale mutamento di direzione dei prezzi.

Impostare uno “stop loss” obbligatoriamente basso, significa restringere, quindi, le occasioni di guadagno. In pratica, il piccolo trader realizzerebbe plusvalenze quasi esclusivamente nelle fasi univocamente rialziste e ribassiste, ossia in pochissimi casi. Alle nuove regole possono scampare coloro che risultano in possesso di almeno due dei tre seguenti requisiti: avere fatto trading almeno 10 volte in ognuno degli ultimi 4 trimestri, possedere un’esperienza professionale in ambito finanziario e detenere un patrimonio di almeno 500.00 euro, escludendo i beni immobiliari. L’eccesso di regolamentazione, ad ogni modo, rischia di provocare uno shock sui mercati, specie in quello valutario, dove si abbatte maggiormente la scure dell’authority, con la conseguenza di incentivare i piccoli investitori a scommettere su forme di trading non regolamentate e magari all’infuori dell’Europa. Il paternalismo dell’ESMA sembra destinato a far danni. Del resto, tra divieto di “shortare” i titoli di stato e lo studio di una Tobin Tax europea, già introdotta in Francia e Italia, il Vecchio Continente non è esattamente la patria della finanza. Altro che meta attrattiva per i presunti capitali in fuga dalla City londinese con la Brexit!

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Argomenti: bolla finanziaria

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