SOCIAL MEDIA E INTERNET, ECONOMIA USA

Tradimenti in chat, così Ashley Madison risarcirà gli utenti scoperti

Tradimenti online: Ashley Madison risarcisce gli utenti vittime del furto dati, ma il sito di incontri extraconiugali non è l'unico modo per fare le corna grazie alla rete.

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di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Tradimenti online: Ashley Madison risarcisce gli utenti vittime del furto dati, ma il sito di incontri extraconiugali non è l'unico modo per fare le corna grazie alla rete.

Il tradimento paga. Almeno è quello che potrebbero scoprire presto le migliaia di utenti iscritti ad Ashley Madison, il sito di incontri extraconiugali, che nel 2015 è stato vittima di un maxi-furto di dati con relativa pubblicazione. I 37 milioni di coniugi potenzialmente infedeli allora registrati andarono nel panico, perché risultò a un tratto possibile andare a controllare chi si fosse iscritto per fare le corna al marito o alla moglie. La società madre canadese Avid Life Media, che nel frattempo ha cambiato nome in Ruby Corp, ha annunciato poche ore fa di avere accantonato 11,2 milioni di dollari a un fondo per il risarcimento degli utenti che riescano a dimostrare di avere subito danni effettivi dalla pubblicazione dei propri dati. Pare che a ciascuno di loro potrebbero andare 3.500 euro.

La notizia arriva dopo la querela presentata da un utente anonimo, che si è visto pubblicare i dati personali, nonostante sarebbero dovuti rimanere segreti, lamentando che la società non avrebbe adottato le giuste precauzioni per proteggere tali informazioni sensibili.

Periodo terribile per attacchi hackers

E il Garante per la Privacy nel Canada ha comminato una sanzione alla società di 1,6 milioni di dollari, sostenendo che questa avrebbe mentito agli utenti, rassicurando loro sulla protezione dei dati personali, mentre il sistema che li gestiva si mostrava vulnerabile, pur riconoscendo che dall’accaduto ad oggi siano avvenuti svariati miglioramenti.

Ashley Madison è senza dubbio il sito di incontri per coniugi infedeli più popolare al mondo. Chi vi si iscrive può contare sulla riservatezza in merito ai dati ceduti, anche se qualcosa andò storto un paio di anni fa. L’evento non ha frenato le iscrizioni, se è vero che oggi gli iscritti risulterebbero 53 milioni nel mondo.

Gli ultimi tempi sono letteralmente micidiali per la sicurezza in rete. Il 2016 è stato l’anno orribile per gli attacchi informatici e il 2017 si conferma non da meno, se è vero che poche settimane fa è stata bloccata l’operatività di migliaia di aziende pubbliche e private, tra cui ospedali e trasporti, nel mondo, a causa del virus Wannacry, che chiedeva agli utenti malcapitati il pagamento di 300 dollari in Bitcoin per tornare ad accedere ai dati rubati. Almeno 200.000 PC sarebbero rimasti infetti, specie nel Regno Unito. (Leggi anche: Nemmeno virus Wannacry scalfisce mercato Bitcoin)

Il tradimento corre anche su Facebook

Tornando ai tradimenti del partner, pare che non bisognerebbe solo e tanto guardarsi da Ashley Madison. Una ricerca condotta su migliaia di iscritti al sito ha trovato che un terzo di loro utilizzerebbe Facebook per cercare di abbordare in rete un uomo o una donna, mentre per un’altra ricerca, stavolta effettuata su 5.000 utenti Facebook, ben il 57% avrebbe ammesso di avere vissuto tradimenti “emotivi” sul popolare social; un altro 22% ritiene che esso abbia reso più facile il tradimento e il 17% lo avrebbe utilizzato per scovare un-a proprio-a ex e tentare un flirt.

Certo, il fatto che il proprio nome sia apparso tra gli utenti di Ashley Madison non significa che davvero ci si sia registrati per tradire. Lo ha chiarito la stessa società, sostenendo che chiunque potrebbe utilizzare nome, foto e informazioni altrui per tentare un approccio sessuale in rete. Uno spiraglio di consolazione per qualche partner timoroso di avere le corna e, soprattutto, un espediente su cui la società fa leva sin dall’inizio delle minacce di querela degli utenti per delimitare almeno il campo delle vittime risarcibili. (Leggi anche: Wannacry e quella pista che porta in Asia)

 

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Argomenti: Social media e internet, Economia USA

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