Toto-Quirinale, vediamo i nomi veramente in gioco per mettersi al sicuro dai mercati

C'è un nome che più di altri sembrerebbe emergere dal Toto-nomine sul Quirinale. Serve un profilo internazionale e di spessore economico per rassicurare i mercati finanziari, in vista di burrasche e forse anche di tempeste dopo la vittoria di Syriza in Grecia.

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In attesa che inizino le votazioni in Parlamento per eleggere il nuovo capo dello stato, sappiamo che le carte dei partiti resteranno scoperte fino al quarto scrutinio, quando il quorum scende dai due terzi alla maggioranza assoluta, rendendo possibile l’elezione del successore di Giorgio Napolitano. Fino a quel momento, tra candidati di bandiera e bluff, non si avrà alcuna idea precisa sul nuovo inquilino del Quirinale. Già ieri, però, dopo l’incontro tra i rappresentanti del PD, il partito con il maggior numero di grandi elettori con 450 parlamentari e delegati regionali su 1009, e gli esponenti degli altri partiti (il Movimento 5 Stelle non ha risposto all’invito), il premier Matteo Renzi ha dichiarato che è emersa la volontà di eleggere un presidente della Repubblica di “profilo politico, economico e internazionale”. Una dichiarazione importante quella del premier, perché inizia a restringere teoricamente il campo delle varie opzioni: il prossimo capo dello stato sarebbe un politico e non un tecnico; dovrà avere esperienza parlamentare, ma dal profilo economico e apprezzato nel contesto internazionale. Queste sono le parole utilizzate dal presidente del consiglio.   APPROFONDISCI – Quirinale: come sarà scelto il nuovo Presidente. Le mosse tattiche di Renzi  

I nomi in gioco

Da qui, dovremmo escludere che faranno parte del toto-nomine personaggi pur autorevoli come Anna Finocchiaro, Pierferdinando Casini, Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema, Piero Grasso. In bilico, per quanto detto, il nome dell’attuale ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che non è un politico, ma ha l’esperienza parlamentare, per quanto minima, nonché uno spessore internazionale (era a capo dell’Ocse fino allo scorso anno) ed economico per potere essere ancora incluso nella lista. Dalla sua, poi, ha il fatto di essere stato fino ad oggi un ministro molto accomodante con Palazzo Chigi, nonostante le non poche divergenze di opinioni, come sul bonus degli 80 euro e il deficit. E sappiamo quanto Renzi ci tenga ad avere al Quirinale un uomo di fiducia, che non sminuisca il suo ruolo.   APPROFONDISCI – Prove di resistenza per il governo Renzi su crisi, Europa e dissenso interno La tentazione impossibile di Renzi: sforare il deficit. Padoan: non se ne parla   Ma resterebbero in gara almeno altri due nomi, ufficialmente più competitivi di Padoan: Romano Prodi e Giuliano Amato. Il primo, oltre ad essere ex presidente della Commissione europea, ha dalla sua anche di potere contare sui voti dei grillini e della minoranza del PD, seppur fortemente osteggiato dal centro-destra. Tuttavia, sconta le antipatie di Washington, con l’amministrazione americana che lo considera troppo “filo-Putin”. E Giuliano Amato? Due volte premier, nel 1992 e nel 2000, di sinistra, ma con simpatie tra i berlusconiani per i suoi trascorsi da socialista craxiano, aderente all’Aspen Institute, è ben visto dagli USA di Barack Obama, essendo un obamiano convinto. Ha uno spessore economico solido e guidò l’Italia nel periodo buio di Tangentopoli e della tempesta contro la lira. Adottò provvedimenti molto impopolari, come l’introduzione dell’ICI, il prelievo forzoso dello 0,6% sui depositi di banche e poste, il redditometro. Che il suo sarebbe un profilo gradito all’Europa, all’America e ai mercati finanziari non vi è dubbio. Per fare una battuta, ora bisognerebbe convincere solo gli italiani.   APPROFONDISCI – S&P blinda Renzi e avverte: rating a rischio se in Italia vincono gli euro-scettici  

Lo scenario critico

Di un profilo alto e non di una personalità relegata ai palazzi della politica romana si ha oggi più bisogno che mai.

Il governo Renzi traballa vistosamente e non si può escludere che l’Italia torni alle urne prima del settembre del 2016, mese in cui entrerebbe in vigore, se approvato alla Camera, la nuova legge elettorale, l’Italicum. La minoranza del PD potrebbe fare saltare il banco prima, in modo da non essere del tutto neutralizzata e l’occasione potrebbe arrivare proprio con l’elezione del nuovo capo dello stato, grazie all’espediente del voto segreto. Mentre il governo s’indebolisce, la vittoria di Alexis Tsipras in Grecia ha già dato vita al valzer dell’uscita di Atene dall’euro, con il nuovo governo che ha posto al primo punto dell’odg del primo Consiglio dei ministri di questa mattina la rinegoziazione del debito con la Troika (UE, BCE e FMI). Aspettiamoci uno scontro non sguaiato con Bruxelles, ma sotto traccia e duro. I mercati prenderanno coscienza di avere sottovalutato ancora una volta il rischio di rottura dell’Eurozona, mentre l’attenzione si sposterebbe sulla politicamente instabile Italia, dove S&P ha notato che i partiti anti-euro rappresentano il 34% degli elettori. Ed entro marzo bisognerà convincere l’Europa con una parziale riscrittura della legge di stabilità e un calendario fitto di riforme che l’Italia non merita la bocciatura dei suoi conti pubblici. Con un Palazzo Chigi indebolito anche da una recessione senza fine e una ripresa lontana dall’arrivare, servirà un Quirinale forte, autorevole e rassicurante. E chi meglio di Dottor Sottile?   APPROFONDISCI – La Grecia vuole il default? Ecco il piano del nuovo ministro dell’Economia La manovra di Renzi è rinviata a marzo. Servono altri 6 miliardi e il clima è torbido

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