Tobin Tax, nessun accordo in Europa. Ecco come Italia e Francia si sono fregate da sole

Ennesimo rinvio della Tobin Tax in sede europea. Se ne parla l'anno prossimo. Lo scontro verte sui soliti punti: principio di residenza o di emissione e derivati. Ma Italia e Francia si sono auto-tassate già da tempo, compiendo un clamoroso auto-gol.

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L’Ecofin di oggi quasi certamente non raggiungerà alcun accordo tra gli 11 paesi (Italia, Francia, Germania, Spagna, Grecia, Austria, Portogallo, Belgio, Slovacchia, Estonia e Slovenia) della cosiddetta “cooperazione rafforzata”, rinviando alla prossima presidenza di turno dell’Unione Europea l’approfondimento della discussione sulla Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, chiesta da molti, ma sempre rinviata. Due i punti della discordia: se tassare la transazione di un titolo, sulla base del principio di residenza dell’ente che lo ha emesso o in base al luogo in cui è avvenuta l’emissione. Facciamo un esempio: se una società con sede nel Regno Unito (contraria alla Tobin Tax) emette azioni alla Borsa di Francoforte, ovvero in Germania, il titolo va tassato o no? Altro fattore di scontro riguarda la tassazione o meno dei titoli derivati. Secondo l’impostazione minimal, su cui gli undici governi sembravano avere raggiunto un’intesa un anno fa, le transazioni riguardanti gli strumenti finanziari (derivati esclusi) andrebbero tassate allo 0,1%, mentre i titoli derivati allo 0,01%. Stando alle stime della Commissione europea, questa imposizione porterebbe nelle casse degli stati aderenti all’accordo qualcosa come 35 miliardi di euro all’anno, cifre tutte da dimostrare, come rivela anche il caso dell’Italia.   APPROFONDISCI – Tobin Tax europea dal 2016, ecco cosa prevede. Il Regno Unito farà ricorso Tobin Tax europea: Ecofin nella confusione. Ecco le ipotesi sul tavolo  

I casi Italia e Francia

Nel marzo del 2013, l’Italia introdusse una sua Tobin Tax, pari allo 0,20% a regime sulle transazioni relative agli strumenti sui mercati non regolamentati e allo 0,10% su quelle effettuate in borsa. La tassa colpisce solo i titoli emessi dalle società quotate a Piazza Affari, traducendosi di fatto in un’auto-discriminazione ai danni della finanza tricolore. Ebbene, a fronte di un obiettivo minimo di almeno 800 milioni di gettito fiscale per il 2013, lo stato ha incassato appena 260 milioni, mentre per quest’anno non si andrà oltre i 300 milioni, ossia gli stessi livelli dello scorso anno, tenendo presente che nel 2013 l’imposta gravò per 10 mesi.   APPROFONDISCI – La Tobin Tax danneggia Piazza Affari: scambi crollati del 30% Disastro Tobin Tax, buco da 800 mln e in Parlamento vogliono estenderla   Anche la Francia ha introdotto nell’estate del 2012 una tassazione degli scambi in borsa, subito dopo l’elezione di François Hollande a presidente. I risultati sono stati a dir poco deludenti anche lì. Le transazioni nei due paesi sono crollate e ciò non ha contribuito ad attenuare certamente la speculazione. La Germania, che aveva invocato una Tobin Tax europea contro gli speculatori, ha tirato clamorosamente il freno a mano, dopo che Francia e Italia hanno introdotto autonomamente l’imposizione sulle transazioni finanziarie, sostenendo che a Berlino sarebbe in corso uno studio più approfondito sul tema e che, in ogni caso, l’imposta non arriverebbe prima del 2016. A pensare male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca, disse qualcuno.   APPROFONDISCI – Il flop previsto della Tobin Tax: capitali in fuga e gettito molto basso Tobin tax, la Francia la vuole abolire e l’Italia?    

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