Tobin tax, tassa su transazioni finanziarie bocciata da Consob: inutile e dannosa

La Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, è stata un fallimento. Lo ha certificato anche il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, che parla di un mercato italiano marginalizzatosi in Europa.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, è stata un fallimento. Lo ha certificato anche il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, che parla di un mercato italiano marginalizzatosi in Europa.

In audizione davanti alla Commissione Affari esteri e Politiche comunitarie della Camera, il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, boccia senza appello la “Tobin Tax”, ovvero la tassa sulle transazioni finanziarie, introdotta dal governo Monti a decorrere dal 2013, ma che si è rivelata, come nelle attese degli analisti, un fallimento di gettito fiscale e non solo. A fronte di un miliardo di entrate all’anno preventivato, gli incassi sono stati ad oggi pari a circa un terzo di quell’importo. Una misura ideologica, che nelle intenzioni di chi l’aveva voluta e introdotta doveva servire a contrastare la speculazione finanziaria, ma che nei fatti avrebbe solo contribuito a “marginalizzare il mercato italiano” rispetto a quelli concorrenti. Lo ha spiegato Vegas stamane, quando ha evidenziato come la tassa si sarebbe tradotta in un’auto-discriminazione dell’Italia con riguardo alle transazioni realizzate sui propri mercati.

Una sciocchezza, insomma, che non ha funzionato in nessun paese in cui è stata sperimentata. Il primo paese ad avere adottato la Tobin Tax fu nel 1994 la Svezia, ma dovette abbandonarla qualche anno più tardi, perché le entrate derivanti dall’imposizione furono anche allora pressoché inesistenti, mentre si erano prosciugati gli scambi alla borsa di Stoccolma. (Leggi anche: Tobin Tax, allarme banche: liquidità mercato a rischio)

La farsa della cooperazione rafforzata

Non è un caso che lo stato scandinavo non faccia parte della cosiddetta “cooperazione rafforzata”, quel meccanismo individuato dal Trattato di Lisbona per approvare misure concordate tra un numero minimo di 9 paesi della UE. Ad aderire sono stati inizialmente 11 paesi, ma l’Estonia ha lasciato il gruppo e adesso anche il Belgio ha segnalato di non essere più interessato a farne parte, mentre ci potrebbero ripensare anche Slovenia e Slovacchia. Se lo facessero, addio alla Tobin Tax europea, perché a volerla resterebbero solo Italia, Francia, Germania, Austria, Spagna, Portogallo e Grecia.

Di questi, solo Francia e Italia hanno già introdotto la tassazione delle transazioni finanziarie. Fu la prima misura della presidenza Hollande nel 2012, una concessione ideologica all’elettorato socialista, al quale aveva promesso una lotta contro la finanza. E anche la Borsa di Parigi ha subito un crollo degli scambi giornalieri, mentre le entrate sono da subito parse risibili. (Leggi anche: Tobin Tax, ecco come Italia e Francia si sono fregate da sole)

Milano hub finanziario? Non con una cultura illberale

La Germania, che pure l’aveva caldeggiata, la Tobin Tax l’ha rinviata di anno in anno, in attesa di assistere agli sviluppi della cooperazione rafforzata. E’ molto probabile che la tassa propugnata dallo scomparso premio Nobel, James Tobin, sin dagli anni Settanta, non veda mai la luce. L’Italia sembra essersi fregata da sola, come riconosce Vegas, il quale ha invitato i deputati accorsi oggi ad ascoltarlo a prendere una strada, chiarendo come non si possa parlare di attirare la finanza europea a Milano, cercando di approfittare della Brexit, salvo poi tartassarla con misure del genere.

In effetti, o vogliamo diventare un hub finanziario (probabilità prossime allo zero con l’assenza di cultura liberale in Italia sulla materia) o ci fingiamo feroci persecutori contro i barbari speculatori, accontentandoci di vedere investire i nostri stessi connazionali all’estero, dove le regole sono meno penalizzanti e il masochismo meno accentuato. Ricordiamo che la Tobin Tax all’italiana prevede di tassare le transazioni effettuate sui mercati non regolamentati allo 0,2% del loro valore, allo 0,1% sui mercati regolamentati. Colpite anche quelle ad alta frequenza, ovvero realizzate tramite l’utilizzo di un algoritmo ed elettronicamente, nel caso di ordini cancellati o modificati per almeno il 60% del totale degli immessi. (Leggi anche: Tobin Tax, tassa europea rinviata)

 

 

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, tassazione rendite finanziarie

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