TIM resta una compagnia anomala dal futuro incerto e i francesi non mollano

Il futuro di TIM resta incerto. Se da un lato Elliott la vuole trasformare in una public company, i segnali che arrivano in questi giorni dal mercato appaiono di segno opposto.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il futuro di TIM resta incerto. Se da un lato Elliott la vuole trasformare in una public company, i segnali che arrivano in questi giorni dal mercato appaiono di segno opposto.

Sono passate meno di due settimane dal ribaltone in TIM, con l’assemblea degli azionisti ad avere messo in minoranza Vivendi, facendo vincere la cordata capitanata da Elliott, che così controlla adesso 10 dei 15 consiglieri di amministrazione. I restanti 5 sono espressione del socio francese. La vittoria del fondo attivista americano, in possesso di quasi il 9% del capitale, è arrivata grazie alla Cassa depositi e prestiti, che ha aggiunto il suo 4,8%. Si tratta di un inedito nel panorama europeo e non solo. Mai prima un azionista pubblico aveva sostenuto i piani di un fondo speculativo, la cui missione consiste nel massimizzare il valore del titolo nel più breve tempo possibile e rivendere la quota in possesso. Del resto, tra Elliott e Cdp vi è stata una convergenza di interessi, non un innamoramento reciproco: il primo ritiene che Vivendi abbia gestito in maniera inefficiente la compagnia, deprimendo il prezzo delle azioni; la seconda puntava a porre fine a una gestione arrogante e a sottrarre ai francesi il controllo di una società che controlla ad oggi la rete.

TIM ridiventa un po’ italiana, ma adesso sarà battaglia sulla rete

L’obiettivo dichiarato degli americani sarebbe di trasformare TIM in una public company, ovvero una società con un azionariato diffuso e una proprietà contendibile. In teoria, questo tipo di assetto garantirebbe una gestione più efficiente, visto che altrimenti il titolo si deprezzerebbe e attirerebbe raiders. Si direbbe che siamo lontanissimi da quello scenario. Piuttosto, siamo in presenza di una società con un nucleo di azionisti con quote rilevanti di azioni. E qui, veniamo ai paradossi veri e propri: il principale socio è Vivendi, che dal 4 maggio scorso è passato all’opposizione nel board. E nonostante ciò, è di sua nomina l’amministratore delegato, Amos Genish, che gode della stima anche di Elliott.

Bolloré non molla TIM

Si apprende, poi, che tramite il veicolo Compagnie de Cornouaille, il colosso dei media di Vincent Bolloré è salito al 26% del capitale di Vivendi, intendendo evidentemente rafforzare la presa sulla sua stessa compagnia da possibili tentazioni di scalata esterne, senza segnalare ad oggi la volontà di uscire da TIM. Sì, perché Elliott non è un azionista stabile, ma punta a creare valore e ad uscire in tempi verosimilmente non lunghi. Se quando lo farà, i francesi saranno ancora nel capitale e con le percentuali attuali (23,94%), difficile immaginare che non tornino a puntare al controllo. E la Cdp che farà?

TIM caccia i francesi, Berlusconi ora in pericolo

All’ente controllato dal Tesoro interessa, dicevamo, che la rete torni ad essere di proprietà dello stato, attraverso lo scorporo dal resto della compagnia. Due le ipotesi che ci vengono in mente: la prima, che la Cdp esca progressivamente dal capitale, lasciando che il controllo di TIM passi a chicchessia, nel caso in cui Elliott abbia smontato le tende e la rete sia stata già separata dai servizi. A quel punto, infatti, verrebbe meno l’interesse strategico a restare nell’azionariato; la seconda, che Elliott abbia venduto la propria quota, ma non essendo stata ancora completata la separazione della rate o la fusione della controllante di quest’ultima, NetCo, con Open Fiber – obiettivo non secondario del piano dei vincitori – la Cdp accrescerebbe la propria quota, magari acquistandola direttamente dal fondo USA. Come vediamo, esistono troppi se nel futuro di TIM e, soprattutto, pochi azionisti di peso, in grado di controllarne gli sviluppi da qui ai prossimi anni. La public company resta un miraggio e per adesso questa appare l’unica certezza.

[email protected]

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Servizi pubblici

I commenti sono chiusi.