Su TIM è guerra tra Trump e Macron e la soluzione forse passerà dal Brasile

In TIM vi sarebbe in corso una battaglia tra Casa Bianca ed Eliseo per il controllo delle telecomunicazioni in Europa. E la soluzione alla lite arriverebbe dal Brasile.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
In TIM vi sarebbe in corso una battaglia tra Casa Bianca ed Eliseo per il controllo delle telecomunicazioni in Europa. E la soluzione alla lite arriverebbe dal Brasile.

Vivendi ha vinto la battaglia legale flash contro Elliott Management. Il Tribunale di Milano ha accolto la sua richiesta di sospensione dell’integrazione dell’ordine del giorno richiesta dal fondo americano e avallata dal collegio sindacale, in base alla quale sarebbe stata votata all’assemblea degli azionisti di domani la sfiducia nei confronti di 6 consiglieri di amministrazione di TIM, di cui 4 vicini al socio di maggioranza francese e 2 formalmente indipendenti. Secondo il giudice, con le dimissioni di 8 consiglieri a marzo, il board sarebbe decaduto istantaneamente e, pertanto, non è possibile una sua integrazione temporanea, dovendosi direttamente procedere al rinnovo tramite l’assemblea convocata per il prossimo 4 maggio.

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Grazie alla decisione, comunque vada ai francesi verrà garantita l’elezione di 5 consiglieri su 20, tra cui Arnaud de Pouyfontaine, attuale ad di Vivendi, oltre che di Amos Genish, ad della compagnia italiana. Vivendi detiene in TIM il 23,94% del capitale ordinario, mentre Elliott poco meno del 9%, ma grazie ai contratti di “call option” potrà arrivare da solo fino al 13,7%, probabilmente giovandosi anche del 4,2% della Cassa depositi e prestiti. Nel caso di vittoria all’assemblea di maggio, riuscirà ad elegger 15 consiglieri su 20, di cui 10 complessivamente indipendenti. Per gli americani, quello di oggi è stata solo un “rinvio della democrazia”.

In effetti, come andrà a finire non lo decideranno i giudici tra due settimane, bensì gli stessi azionisti. Elliott gode del consenso sia del governo italiano, che è appena entrato in TIM tramite la Cdp, sia dei fondi stranieri e italiani. Assogestioni, ad esempio, ha rinunciato a presentare una propria lista per non dividere il fronte dei candidati anti-Vivendi. Insomma, la soddisfazione dei francesi per una decisione non scontata del tribunale nulla cambia nello scenario che si va delineando e che vede il finanziere bretone Vincent Bolloré accerchiato in Italia. Oltre alla compagnia, anche in Mediaset le cose vanno male, se è vero che del suo 29,9% di azioni ordinarie non può farsene granché, avendo da pochi giorni dovuto “congelare” quasi il 20% in un blind trust, su ordine delle autorità garanti.

E’ Trump contro Macron

Minaccioso, Bolloré ha dichiarato nei giorni scorsi che il dossier Mediaset non sarebbe affatto chiuso. La famiglia Berlusconi, di cui egli è stato amico fino alla rottura dei rapporti nel 2016 sul mancato acquisto di Premium, prende molto sul serio queste dichiarazioni, avendo rischiato di perdere il controllo delle proprie reti e intravedendone ancora il rischio. Per essere chiari, questa è una delle ragioni per cui Silvio Berlusconi non intende rimanere tagliato fuori da un qualsiasi governo, dovendo vigilare affinché il prossimo premier e il successore di Carlo Calenda al Ministero dello Sviluppo non gli tiri qualche brutto scherzo, avallando scalate ostili contro Fininvest.

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Elliott e Vivendi rispondo, però, anche a una geografia politica abbastanza ben delineata. I primi rappresentano il capitalismo americano, di cui l’amministrazione Trump si sta facendo interprete anche rumoroso dal suo insediamento; la seconda, ça va sans dire, è la quintessenza della voglia di espansionismo culturale e politico della Francia in Europa, di cui la presidenza Macron è espressione quasi perfetta, come avranno capito sulla loro pelle i dirigenti di Fincantieri, espropriati del controllo in Stx subito dopo l’arrivo del 39-enne presidente all’Eliseo. Dunque, è scontro tra America e Francia, con la prima coadiuvata dall’Italia, che è scesa in difesa di un suo asset strategico. Obiettivo di Roma: sottrarre la rete in rame e parzialmente in fibra dal controllo dei francesi e ricondurla a quello dello stato, attraverso lo scorporo dal resto della compagnia e la fusione con Open Fiber, società controllata pariteticamente da Enel e Cdp.

Soluzione brasiliana?

E’ proprio il piano avanzato da Elliott, a cui chiaramente non frega nulla di difendere l’italianità dell’infrastruttura, puntando semmai a creare valore nel più breve tempo possibile sulla constatazione che il titolo TIM ha perso il 35% sotto la gestione Vivendi. Se dietro al fondo di Paul Singer vi fossero anche mire “politiche”, come detto avrebbero come target il ridimensionamento della finanza transalpina, specie in un settore cruciale come quello delle telecomunicazioni. E’ assai noto, infatti, come Bolloré ambisca a creare un colosso latino delle tlc in Europa, partendo dall’Italia. Ad oggi, l’operazione sembra essere naufragata nel nostro Paese. Gli americani hanno interessi propri da sostenere, ovvero l’espansione di colossi come Netflix e Amazon (società fondata da Jeff Bezos, acerrimo nemico, però, di Trump), nonché di Sky, il colosso americano di Rupert Murdoch, ceduto di recente alla Disney.

Dunque, lungo i fili del telefono in Italia si starebbe combattendo una battaglia tra due potenze straniere. E la stessa soluzione potrebbe passare per l’estero. Vivendi non può uscire dalla campagna d’Italia del tutto umiliata, anche perché Bolloré tenterà verosimilmente di ripetere altrove in Europa la conquista tentata sul mercato delle tlc nostrano. Da qui, il possibile “risarcimento” con gli asset brasiliani. TIM controlla TIM Brasil con il 67% del capitale detenuto, quota che varrebbe, ai prezzi di borsa attuali, circa 6 miliardi di euro. Ai francesi potrebbe essere prospettata questa soluzione dignitosa: lasciare l’azionariato e rilevare la partecipazione brasiliana, molto appetibile per le prospettive di crescita del mercato carioca e la posizione dominante in esso goduta. Cedendo l’intera quota in TIM, Bolloré riuscirebbe a pagare il 51% di TIM Brasil e fornirebbe agli italiani liquidità preziosa per abbattere il debito, anche se al costo di rintanarsi sul mercato domestico. Ma tutto verrebbe accettato, pur di preservare l’italianità della rete.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia

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