TIM caccia i francesi, Berlusconi ora in pericolo: ecco le conseguenze industriali e politiche del voto in assemblea

Vivendi ha perso la guerra in TIM, ma adesso potrebbe concentrarsi su Mediaset. Gli effetti del voto in assemblea si avranno sul futuro industriale e persino politico dell'Italia.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Vivendi ha perso la guerra in TIM, ma adesso potrebbe concentrarsi su Mediaset. Gli effetti del voto in assemblea si avranno sul futuro industriale e persino politico dell'Italia.

Giornata storica per TIM e non solo. L’assemblea degli azionisti ha approvato la lista dei candidati al cda di Elliott Management con il 49,84% del capitale presente, battendo il 47,18% in mano a Vivendi. All’appuntamento si era presentato il 67,78% del capitale, anche se al momento del voto lo 0,6% non ha partecipato e il 2,38% si è astenuto. Applausi e festeggiamenti da parte dei soci che hanno battuto gli ex controllanti francesi, tanto che Franco Bernabè ha dovuto invitare tutti alla calma con un “non siamo allo stadio, non siamo alla curva sud”. Grazie all’esito della votazione, il fondo americano invierà 10 suoi uomini su 15, ovvero Fulvio Conti, Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari, Luigi Gubitosi, Paola Giannotti, Paola Bonomo, Maria Elena Cappello, Lucia Morselli, Dante Roscini e Rocco Sabelli. Gli altri 5 membri del board saranno i nomi indicati da Vivendi, che con il 23,94% del capitale detenuto resta di gran lunga primo azionista e che al voto ha potuto beneficiare di un 7,7% di capitale ulteriore favorevole alla sua lista. Per i francesi siederanno Amos Genish, Arnaud de Pouyfontaine, Marella Moretti, Michele Valensise e Giuseppina Capaldo.

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Cassa depositi e prestiti, entrata nel capitale di TIM con il 4,78%, ha sostenuto il fondo americano, com’era ampiamente prevedibile, al fine di mettere in minoranza i francesi e avvicinare la realizzazione del piano che porterà nel tempo a una rinazionalizzazione di fatto della rete, attraverso una strategia apparentemente neutrale, ma che sostanzialmente vedrà lo stato tornare a impossessarsi dell’asset.

L’affare Mediaset

Cosa succede da oggi? Il titolo TIM, debole per tutto il tempo dell’assemblea, è scattato, guadagnando l’1,2% e salendo a 0,85 euro, in rialzo del 25% in meno di 3 mesi, ovvero da quando Elliott ha iniziato a rastrellare azioni per sfidare Vivendi. La performance sotto la gestione francese era stata pessima, praticamente pari a un quasi dimezzamento rispetto all’ottobre del 2015, quando il finanziere bretone Vincent Bolloré aveva rilevato la quota di maggioranza relativa al prezzo medio di carico di 1,08 euro. Dunque, allo stato attuale un addio del colosso francese dei media a TIM equivarrebbe a una minusvalenza di oltre il 20%, ovvero a una perdita non inferiore agli 800 milioni. Troppo per lasciare, specie se nemmeno l’altra operazione realizzata da Vivendi in Mediaset sembra stia andando nella direzione sperata.

E, però, a salire maggiormente dopo il voto è proprio il titolo Mediaset, che alle 15.30 di oggi guadagnava il 3,57%, evidentemente sulle attese del mercato per uno spostamento delle mire di Bolloré proprio su Cologno Monzese. In effetti, come vi avevamo spiegato stamattina, una debacle dei francesi in assemblea dei soci TIM porterebbe a due conseguenze verosimili opposte: o l’abbandono della campagna d’Italia o la concentrazione dell’interesse sulle TV della famiglia Berlusconi. Adesso che non controllano più TIM, i francesi potranno opporre ai ragionamenti dell’Antitrust di non possedere alcuna concentrazione sul mercato italiano delle telecomunicazioni. Si riapriranno i giochi, dunque, in Mediaset? Se sì, sarebbe un palese rischio per gli interessi dell’ex premier, che si specula da settimane possa essere stato dietro a Elliott o, in ogni caso, che abbia goduto dell’operazione anti-Vivendi.

Se prevalesse lo scenario di pericolo per il controllo di Fininvest, Silvio Berlusconi farà di tutto per avere un qualche peso nel prossimo governo, non potendosi permettere il rischio di ritrovarsi a Palazzo Chigi un premier insensibile rispetto ai suoi interessi personali. Potrebbe arrivare a perdere le televisioni, sebbene l’ipotesi al momento non appaia imminente. Per il resto, la Cdp farà pesare il suo appoggio al fondo attivista USA e pretenderà l’accelerazione dei piani per lo scorporo della rete, nonché asseconderà la fusione con Open Fiber, controllata dalla stessa Cdp e da Enel. L’ad Claudio Costamagna, in scadenza di mandato, verrà confermato al suo posto dal prossimo governo? Probabile, specie se il premier non fosse né leghista, né grillino. Difficile scartarne il nome dopo il successo di oggi.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Servizi pubblici

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