The Guardian: l’euro è già fallito, ci sarà una lunga crisi

Secondo un articolo del The Guardian, l'euro sarebbe già fallito. L'autore si mostra scettico sulla possibilità che le elezioni europee cambino qualcosa.

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Secondo un articolo del The Guardian, l'euro sarebbe già fallito. L'autore si mostra scettico sulla possibilità che le elezioni europee cambino qualcosa.

Un altro lungo articolo contro l’euro è apparso sul quotidiano britannico The Guardian, a firma di Larry Elliot. Si tratta di una disamina della crisi dell’euro, considerato dall’autore già “fallito”. L’euro era nato nella convinzione che avrebbe portato automaticamente a un maggiore benessere per tutti, mentre il risultato è che gli elettori dell’Eurozona, spiega Elliot, andranno a votare domenica con un umore nero, simile a quello dei mercati, i quali dopo avere graziato per un periodo la periferia con bassi tassi di interesse, adesso sono tornati nervosi, con l’avvicinarsi della data elettorale. Secondo l’autore, non è stata la BCE ad avere momentaneamente disteso la tensione sui mercati, bensì la Federal Reserve, che inondando l’intero pianeta di dollari, ha permesso a tutta l’Area Euro di beneficiare di una fase di relativa calma, ma che non è stata sfruttata dai paesi interessati per fare le riforme strutturali e che non li ha visti crescere a ritmi sufficienti da evitare che i loro debiti crescano ulteriormente.   APPROFONDISCI – La crisi dell’euro non è finita. Così la moneta unica è a rischio   Il problema, spiega, è che le cose sarebbero già cambiate e le elezioni europee non cambieranno molto.

I partiti tradizionali discuteranno su come risolvere i problemi, ma è realistico ipotizzare che l’Eurozona sia diventata già il nuovo Giappone, avendo davanti a sé una lunga stagione di stagnazione economica. I leader europei diranno che l’euro è troppo grande per fallire, ma già ha fallito, dal momento che non riesce ad assicurare prosperità ai suoi popoli. Quanto alle ragioni che hanno determinato questa crisi, spiega Elliot, esse vanno ricercate nell’impossibilità dei paesi di deboli di deprezzare la loro moneta, dopo che per anni la Germania si è resa competitiva, facendo crescere i suoi salari al di sotto dell’inflazione, in modo da esportare di più. Fino allo scoppio della crisi, i capitali fluivano dal Nord al Sud Europa, ma il processo si è interrotto nel 2008, cosa che ha portato i tedeschi a proporre per tutti la ricetta dell’austerità, che per l’autore dell’articolo sarebbe illogica, dato che non sarebbe possibile avere tutti paesi come la Germania in Europa, perché il surplus di un paese è il deficit di un altro.
Ma non bisogna ignorare le elezioni di questa settimana conclude. Anche se profetizza l’ascesa degli estremismi.

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