Texas ratio, banche italiane messe male: ecco quali rischiano

Banche italiane in grossa difficoltà anche secondo il Texas ratio. Vediamo chi rischia di più.

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Banche italiane in grossa difficoltà anche secondo il Texas ratio. Vediamo chi rischia di più.

Le banche italiane stanno facendo discutere sulla stampa straniera, che vede in esse un rischio sistemico persino maggiore della Brexit. Goldman Sachs ha calcolato che allo stato attuale servirebbero 38 miliardi per ricapitalizzare gli istituti del nostro paese. Alla base delle criticità ci sono quei 200 miliardi di crediti in sofferenza, già svalutati del 56% ai fini dei bilanci, ma che il mercato valuterebbe intorno al 20-25%, implicando ulteriori perdite per una quarantina di miliardi.

Una misura del grado di rischio di una banca è data dal “Texas ratio”: esso indica il rapportexasto tra le sofferenze lorde e il patrimonio netto tangibile, aumentato del valore delle svalutazioni già effettuate delle sofferenze stesse. Quando il rapporto supera il 100% o 1, scatta il segnale d’allarme sull’adeguatezza patrimoniale dell’istituto.

Sofferenze bancarie, 3 italiane tre le 7 rischiose d’Europa

Delle 47 banche quotate all’Eurostoxx 600, scopriamo che solo sette mostrano un Texas ratio superiore al 100%, ma ben tre di queste sono italiane, due spagnole e due greche. MPS apre proprio la classifica con un rapporto superiore al 140%. Siena vale in borsa appena 860 milioni di euro, registrando un crollo dell’80% su base annua. Le sue sofferenze lorde ammontano a 27,7 miliardi, che al netto delle svalutazioni scendono a 10,2 miliardi, pur sempre al di sopra dei 9,6 miliardi del patrimonio netto al 31 marzo scorso.

La seconda italiana malmessa è Banco Popolare (terza posizione), il cui Texas ratio è poco inferiore al 140%. Le sue sofferenze lorde toccano i 10,7 miliardi, pari a 6,1 miliardi netti, a fronte dei quali il patrimonio netto è ancora superiore a 8,5 miliardi, anche se l’istituto capitalizza in borsa appena 1,7 miliardi.

In settima posizione troviamo la terza italiana, Ubi Banca: Texas ratio oltre il 100%, sofferenze lorde a 7,1 miliardi, nette per 4,3 miliardi e patrimonio netto di 10,5 miliardi. In borsa capitalizza appena 2,2 miliardi.

Crisi banche, anche le big sono messe poco bene

Non fanno parte delle banche sopra il livello di guardia, ma si trovano subito a ridosso della soglia del 100% del Texas ratio i due colossi nazionali: Unicredit e Intesa-Sanpaolo. La prima vale in borsa ormai poco più di 11,5 miliardi, a fronte di un patrimonio netto di 53,5 miliardi.

Le sue sofferenze lorde ammontano a 52 miliardi, di cui 20,2 netti.

Intesa capitalizza in borsa 25,6 miliardi, pur disponendo di un patrimonio netto di 48,6 miliardi. Le sofferenze lorde di Ca’ de Sass valgono 38,6 miliardi, scendendo a 15,1 miliardi con le svalutazioni già effettuate.

 

 

 

Azioni MPS valgono in borsa il 9% del suo patrimonio

In termini di rapporto tra capitalizzazione in borsa e patrimonio netto, troviamo che MPS vale un miserrimo 9% dei suoi assets, Banco Popolare e Ubi Banca il 20%, Unicredit il 21,5% e Intesa il 66%.

Entro il 2018, MPS dovrà smaltire le sue sofferenze nette di una decina di miliardi, secondo una raccomandazione della BCE dello scorso fine settimana. Per Siena si tratta di un’operazione equivalente al suo patrimonio attuale e 12 volte le sue dimensioni di borsa. Difficilmente potrà reperire sul mercato ulteriori capitali per rafforzarsi, per cui il destino sembra segnato: nazionalizzazione temporanea o fusione con un altro istituto nazionale o straniero. Date le difficoltà patrimoniali anche dei “big” italiani, è molto probabile che Siena sia rilevata a costo azzerato da qualche grossa banca straniera, che in cambio si sobbarcherà il peso delle sofferenze.

 

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