Test di gravidanza per rinnovo contratto: l’ennesima storia di disparità di genere (e non solo)

Un'altra storia di disparità di genere e di un mercato del lavoro sempre più problematico.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Un'altra storia di disparità di genere e di un mercato del lavoro sempre più problematico.

Il mercato del lavoro in Italia continua ad essere al centro di numerosi dibattiti. Gli ultimi dati Istat sulla disoccupazione, oltretutto, hanno aperto nuovi dubbi sul futuro occupazionale dei giovani e dei precari, sempre più vittime di un sistema che non sembra voler andare avanti. Oltre alla questione disoccupazione c’è anche quella legata allo sfruttamento e la ormai ben nota disparità di genere tra uomini e donne, una piaga sociale per cui il nostro paese è piazzato nelle posizioni più alte. Secondo un recente studio dell’Onu, ad esempio, le donne guadagnano il 23% in meno degli uomini ma non sarebbe solo una questione legata al salario.

Un test di gravidanza per il rinnovo del contratto

Interessante, a tal proposito, è la storia riportata sul blog di Francesco Iacovone, ex dirigente nazionale dell’Usb e membro dell’esecutivo nazionale dei Cobas, su una lavoratrice di un centro commerciale a cui è stato chiesto un test di gravidanza per rinnovare il contratto. La storia è stata ripresa anche da Today.it. Sembra una storia come tante, e in effetti lo è, perché di casi come questi siamo ormai pieni. A denunciare un sistema che deve cambiare è una lavoratrice di un centro commerciale che aveva contratti di 3 mesi di volta in volta rinnovati.

La donna, come riporta il blog di Francesco Iacovone, lavorava tutti i weekend fino a che alla fine di novembre le viene chiesto un test di gravidanza per ottenere un altro mese di contratto perché sospettavano fosse incinta. Il racconto parte dal lavoro precedente in un negozio del centro e le conseguenze del post gravidanza con turni impossibili, senza riposi o giorni liberi. Dopo essersi licenziata ed aver passato un pò di tempo a casa, la protagonista trova lavoro in un centro commerciale dove lavorava tutti i weekend e aveva un contratto che veniva rinnovato “di 3 mesi in 3 mesi” fino a che non inizia a lavorare in un negozio dello stesso centro commerciale grazie alle richieste di una store manager.

La storia si fa più cruenta e così il racconto della lavoratrice: “Dopo pochi mesi mi accorgo che l’ambiente non è sano, pretendono ore di straordinario gratis, orari assurdi, ad agosto mi sposo e non mi danno neanche le ferie matrimoniali, mi danno qualche giorno e basta”. La donna racconta poi dell’ultimo rinnovo e dell’addio al lavoro: “ il secondo rinnovo va dal 31 agosto al 30 novembre. Il 29 novembre mi dicono che non hanno il mio rinnovo pronto, che sospettano che io sia incinta e quindi mi rimpiazzano. Mi chiedono un test di gravidanza per farmi eventualmente un ulteriore mese di contratto”.

Non è la prima volta che i media raccolgono storie raccapriccianti sulle condizioni di lavoro di alcuni cittadini. Ne avevamo parlato anche in un altro approfondimento su una lavoratrice di un call center che veniva pagata 7 centesimi al minuto o ancora peggio della busta paga di alcuni lavoratori di un call center di Taranto che sfiorava i 92 euro mensili. 

Leggi anche: Call Center Taranto: la storia di Michela, 90 euro al mese per 6 ore di lavoro al giorno

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Argomenti: Disoccupazione, Economia Italia