Il "tesoretto" di Renzi da 47 miliardi? Una fake news dell'ex premier

Matteo Renzi parla di "tesoretto" da 47 miliardi, lasciato dal suo governo a beneficio dei conti pubblici italiani e respinge l'ipotesi di aumento dell'IVA. Vediamo meglio di che si tratta e del perché sia una menzogna assoluta.

Giuseppe Timpone

Il tesoretto di Renzi da 47 miliardi dov'è?

Altro che aumento dell’IVA, della benzina o dello zucchero. L’ex premier Matteo Renzi, in corsa per riconquistare la poltrona di segretario del PD, non ci sta a passare per capro espiatorio della manovrina di primavera sui conti pubblici e non solo allontana da sé le accuse di avere lasciato in eredità al governo Gentiloni un “buco” da 3 miliardi nei conti pubblici, ma pochi giorni fa ha ribattuto citando l’esistenza di un “tesoretto” da 47 miliardi di euro. Roba, che se fosse vera, avremmo scoperto l’arcano, altro che sbattere la testa da tre mesi per trovare i 3,4 miliardi richiesti dalla Commissione europea. Invece, è lo stesso ex premier a chiarire poche parole dopo che i 20 miliardi di copertura necessari per evitare gli aumenti dell’IVA con le clausole di salvaguardia andranno trovati nella la lotta all’evasione fiscale.

Dunque, delle due l’una: o l’Italia avrebbe un tesoretto da quasi 3 punti di pil, di cui per sfortuna ancora nessuno conosce, oppure davvero servono 20 miliardi per evitare che l’aliquota IVA più alta salga al 25% e quella intermedia al 13% dall’anno prossimo. Se ci fossero queste famose risorse extra da 47 miliardi di cui parla Renzi, che bisogno vi sarebbe, come ammette lo stesso, di trovare ancora una ventina di miliardi? (Leggi anche: Via il bollo auto con il tesoretto che non c’è)

Il tesoretto che non c’è di Renzi

Chiediamoci, anzitutto, di cosa parli esattamente Renzi. Il tesoretto, espressione utilizzata già in passato per designare risorse rivelatesi inesistenti, non sarebbe altro che uno stanziamento spalmato da quest’anno al 2032 per sostenere gli investimenti infrastrutturali. Parliamo di 1,9 miliardi per quest’anno, di 3,15 per il prossimo, di 3,5 nel 2019, di 3 dal 2020 al 2032.

Lungi dall’essere risorse realmente aggiuntive, si tratta di soliti capitoli di spesa dedicati agli investimenti, i quali man mano che vengono realizzati presuppongono nuovi stanziamenti, altrimenti nel lungo periodo si azzererebbero, non essendo spesa corrente. E stando allo stesso Def del governo Gentiloni, la spesa in conto capitale al 2020 si ridurrà di pochissimo (circa mezzo miliardo), rispetto al 2016, in ogni caso, essendo destinata a diminuire, mentre dovrebbe aumentare di 45,5 miliardi quella corrente. (Leggi anche: Aumento IVA, intanto spesa pubblica corre)

Fine 1° parte. Vai a pagina 2

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