Terza dose vaccino, OMS contro: prima pensare ai paesi poveri, così la pandemia non finisce più

Aifa pronta a dare l'assenso alla terza dose contro il Covid, ma il Cts è diviso sulla platea da raggiungere e l'OMS si mostra contraria

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Via alla terza dose

Dalla fine di settembre, l’Italia si aggiungerà a Francia e Regno Unito nella lista dei paesi europei che somministreranno la terza dose del vaccino contro il Covid. Si attende entro domani la decisione dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, che dovrebbe anticipare il suo consenso per i sieri mRna (Pfizer e Moderna) di circa una settimana rispetto all’EMA, l’authority europea. Il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario all’emergenza pandemia, ha annunciato che le somministrazioni riguarderanno, anzitutto, gli immunodepressi, successivamente gli anziani e dopodiché il personale sanitario.

Dunque, si parte con una platea di 3 milioni di persone. Tuttavia, il Comitato tecnico-scientifico si mostra diviso sulla necessità di somministrare la terza dose a tutti i cittadini. L’infettivologo Massimo Galli si definisce perplesso sul punto, a differenza di altri colleghi che ritengono la soluzione abbastanza ovvia.

OMS contro la terza dose: solidarietà o la pandemia dura a lungo

Non è un mistero che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sia contraria. E lo ha ribadito proprio in questi giorni, definendo questa via “immorale” e “inefficace”. L’ente dell’ONU spiega che prima di potenziare l’immunità di chi risulta già completamente vaccinato contro il Covid, bisognerebbe somministrare il vaccino tra i paesi più poveri. In Africa, ad esempio, appena il 3% della popolazione in media è stato vaccinato del tutto. L’OMS vorrebbe che la terza dose nei paesi ricchi fosse somministrata solo dopo che almeno il 10% della popolazione nei paesi poveri sarà stato vaccinato con entrambe le dosi (una con il siero di J&J).

Non si tratta solamente di una questione di moralità. L’organismo internazionale mette in guardia dal rischio di allontanare l’uscita dalla pandemia.

Se il virus continua a circolare in buona parte del pianeta, a causa delle poche dosi a disposizione in molti paesi, difficile che gli stessi paesi più ricchi riescano a superare l’emergenza. E questo, indipendentemente dal numero di dosi qui somministrate. Siamo al bivio: o destiniamo parte delle scorte ai paesi poveri o le usiamo per potenziare l’immunità almeno della fetta della popolazione più a rischio. Ma così facendo, ci esponiamo a un secondo rischio, ovvero di non vedere mai la luce in fondo al tunnel, dato che resteremmo circondati da mezzo pianeta non vaccinato.

Il dibattito riguarda le sorti della nostra economia. Se dopo la terza dose dovessimo scoprire che ne servirebbe una quarta, per quanto ancora potremmo andare avanti? E siamo sicuri di potere allentare o cessare definitivamente le restrizioni con decine e decine di paesi non lontani dall’Europa con tassi di vaccinazione prossimi allo zero?

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