Terrorismo, Italia ad alto rischio attentato o è solo allarmismo? Ecco la relazione ufficiale

La paura del terrorismo sale ancora e in Italia è allarmismo: ma quali sono i rischi concreti di un attentato terroristico nel nostro Paese?

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
La paura del terrorismo sale ancora e in Italia è allarmismo: ma quali sono i rischi concreti di un attentato terroristico nel nostro Paese?

Basta un petardo scambiato per un attentato a scatenare il panico tra la folla, come a Torino: la paura del terrorismo ormai è palpabile, possiamo quasi respirarla, soprattutto nei luoghi affollati, considerati potenziali obiettivi dell’Isis. Ma quali sono in Italia i rischi concreti di un attentato terroristico? Aldilà della disinformazione che cosa dicono i numeri?

La relazione presentata di recente a Palazzo Chigi la Relazione sulla politica per la sicurezza dal premier Paolo Gentiloni e dal capo degli 007 italiani, Alessandro Pansa, rivela in realtà una paura concreta e giustificata che va aldilà di facili allarmismi mediatici.

Il Casa, Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo, è stato fondato proprio per mantenere alti controlli e sicurezza anti terrorismo. Ma dire che siamo esenti dal rischio attentato sarebbe dare una falsa illusione: per l’Italia, come per gli altri Stati, anche per via di Schengen, è difficile censire i cittadini che sono stati in Siria e  in Iraq per essere addestrati dall’Isis, e impedire quindi che questi rientrino in maniera indisturbata.

Resta aperta anche la dibattuta questione delle possibili infiltrazioni terroristiche nei flussi dell’immigrazione: “è significativo che due dei responsabili degli attentati di Parigi nel novembre 2015 abbiano raggiunto l’Europa sfruttando l’ondata di migranti che ha attraversato in quel periodo la dorsale balcanica”.

La relazione inoltre dedica un capitolo approfondito alla Cyber-security. La tecnologia al servizio del terrorismo internazionale è una realtà che non possiamo negare e che va affrontata. Si legge nel documento che: “I «cyber-nemici» sono in aumento: si parla di ‘Criminalità organizzata (cybercrime), organizzazioni terroristiche (cyberterrorism), gruppi privati specializzati in attività di spionaggio, sottrazione di know-how o di blocco di sistemi di governance, e piccole pattuglie o ‘singoli individui con fini truffaldini, ideologici o mossi da fanatismi di vario tipo’. Una vera e propria guerra asimmetrica che può minare profondamente la sicurezza dello stato, «con attacchi seriali e tattiche operative che rendono difficile risalire agli aggressori”.

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Argomenti: Economia Italia, guerra anti-isis