Terremoto Ischia: cosa dovremmo imparare dal Giappone e perché non lo faremo

Ci troviamo nuovamente a contare i morti dopo il terremoto di Ischia. La sfida sarebbe imitare il sistema del Giappone: ecco come funziona.

di , pubblicato il
Ci troviamo nuovamente a contare i morti dopo il terremoto di Ischia. La sfida sarebbe imitare il sistema del Giappone: ecco come funziona.

Ci troviamo nuovamente a contare i morti per un terremoto che – diciamo la verità – non ha caratteristiche da evento devastante: la profondità non era molta, ma l’intensità è stata davvero bassa. Il terremoto di Ischia, con il suo dramma, riesce a raccontare perfettamente il fallimento del sistema paese Italia: corruzione, abusivismo edilizio, mercato immobiliare, dove a guadagnare sono i soliti noti e a perderci è sempre la popolazione. Se il caso di Ischia ha le sue caratteristiche specifiche, è anche vero che in Italia, paese sismico per eccellenza, la politica non fa nulla per quanto concerne la prevenzione: è meglio abituarsi a contare i morti. Una sfida sarebbe imitare quanto accade in Giappone, paese che ha vissuto gli eventi sismici tra i più drammatici della modernità, e che è riuscita a limitare i danni con una politica molto precisa.

Fatte salve le dovute differenze che approfondiremo, ecco come funziona il sistema in Giappone.

Come funziona l’Italia – Emergenza incendi, una gallina dalle uova d’oro: ecco chi ci guadagna (e guadagnerà).

Terremoto Ischia: ecco come funziona la prevenzione in Giappone

Sono tre i dispositivi che il Giappone, nel corso dei decenni, ha messo in campo per limitare la distruttività dei terremoti che nel paese del Sol Levante sono davvero spesso devastanti (ben più che in Italia, quanto a potenza).

La prima misura concerne la legislazione e le procedure per la costruzione degli edifici. Il caso di Ischia ha visto la proliferazione di nuove costruzioni abusive con un numero di richieste di condono pari a una per ogni due abitanti (un fenomeno dalle proporzioni ‘spaventose’): ebbene, in Giappone si utilizzano le più sofisticate innovazioni tecnologiche per le nuove costruzioni, da sistemi a molle o a cuscinetti, capaci di assecondare i movimenti del terreno in caso di terremoto, a sistemi che impediscono che la rottura di una tubazione del gas possa produrre ulteriori disastri. La spesa per questa tipologia di misure è elevatissima: in Italia, tutto questo non esiste. E noi continuiamo a contare i morti per eventi sismici che in Giappone sono considerati di livello ‘basso’.

La seconda misura riguarda l’educazione: la popolazione giapponese è preparata al rischio sismico e sin da bambini si sa come agire in caso di terremoto. Le esercitazioni a scuola e tanto altro permettono anche in questo senso di ridurre le morti.

La terza misura concerne un sofisticatissimo sistema che permette il pre-allarme nel momento in cui un terremoto (o uno tsunami) sta per verificarsi: l’allarme viene lanciato in diretta televisiva con l’indicazione della forza e della localizzazione. Ovviamente, il pre-allarme è di pochi secondi, ma a volte bastano quelli per fare la differenza tra la vita e la morte.

Terremoto Ischia: e in Italia?

L’Italia non è un paese della prevenzione. Ci troviamo lungo una dorsale che rappresenta uno dei luoghi del pianeta a maggiore intensità sismica, eppure i governi non fanno nulla. Se non è un paese della prevenzione, l’Italia è il paese della corruzione. Un evento drammatico come un sisma è oro colato per le aziende di costruzione: la corsa agli appalti non trova ostacoli e la ricostruzione spesso o non arriva proprio o arriva in ritardo, ma sempre senza una vera progettualità nazionale in vista di un ammodernamento dell’intero paese. Il modello del Giappone serve soprattutto a misurare la distanza che ci separa dalla civiltà. E intanto continueremo a contare i morti per eventi sismici che altrove oramai non spaventano più nessuno. Neanche gli scolaretti giapponesi.

Argomenti: , , , ,