Terremoto giudici Csm, così i tre veri poteri del PD si sgretolano. E Salvini zitto!

Terremoto politico-giudiziario con lo scandalo Csm e le intercettazioni che stanno travolgendo anche il PD. Stupisce il silenzio di Matteo Salvini sulla vicenda e a sinistra è panico.

di , pubblicato il
Terremoto politico-giudiziario con lo scandalo Csm e le intercettazioni che stanno travolgendo anche il PD. Stupisce il silenzio di Matteo Salvini sulla vicenda e a sinistra è panico.

Chissà cosa direbbe oggi il presidente emerito Francesco Cossiga, che definì non molto tempo prima di morire il presidente dell’Anm, sindacato dei giudici, “Palamara come il tonno” e “uno che la faccia intelligente non ce l’ha, mi quereli pure”. Il caso Palamara scuote dalle fondamenta il sistema giudiziario italiano e ha già provocato un terremoto di proporzioni gigantesche, con ben 5 giudici del Consiglio superiore della magistratura (Csm) ad essersi dimessi.

E ieri è arrivato il turno del presidente Anm, Pasquale Grasso, mentre il suo predecessore, Luca Palamara per l’appunto, è finito sotto indagini. Per cosa? Dalle intercettazioni della Guardia di Finanza, sarebbe emerso (condizionale d’obbligo, siamo alle indagini e lontanissimi dalle sentenze passate in giudicato) un sistema di connivenze tra giudici e politici per la spartizione delle principali cariche negli organi di massima rappresentanza dei primi e a capo delle procure.

Le primarie del PD cancellano il renzismo e adesso i 5 Stelle avranno concorrenti a sinistra

In sostanza, alcuni esponenti del PD, stando sempre alle intercettazioni, tra cui il braccio destro dell’ex premier Matteo Renzi e già ministro dello Sport, Luca Lotti, si sarebbero accordati con alcuni magistrati su alcune nomine. A noi non interessa la questione penale, sempre che siano stati realmente commessi reati, quanto quella politica: il sistema di “vicinanza” tra il PD e la magistratura è emerso in tutta la sua nitidezza e sta travolgendo entrambi. Come mai proprio adesso? Che forse la “Repubblica giudiziaria” abbia trovato nei 5 Stelle un nuovo riferimento più “genuino” per le sue tesi o ennesima faida interna al PD tra i fautori del nuovo corso zingarettiano e renziani, con questi ultimi ad essere epicentro (guarda caso!) delle indagini?

La simbiosi tra sinistra e giudici

Il PDS-DS-PD, da Achille Occhetto in poi, ha fondato il suo potere non già sul consenso “tout court”, quanto sulla sua capacità di essere l’interprete più autentico del potere giudiziario, captandone ambizioni e forma mentis. Che il centro-sinistra abbia vinto o perso alle varie tornate elettorali, poca importanza ha avuto.

Esso è riuscito ugualmente, vuoi per fortuna, vuoi per vicinanza “ideologica”, a controllare sempre la maggioranza dei membri della Corte Costituzionale e del Csm, nonché ad esprimere il Quirinale. E un terzo dei componenti dei due organi sono nominati proprio dal Parlamento, mentre il presidente della Repubblica nomina anche un terzo dei giudici della Consulta.

Il terzo potere del PD è stato finora il suo ampio controllo degli enti locali. Più radicato nei territori e spesso rappresentato da classi dirigenti locali più preparate e capaci di quanto non siano stati i suoi livelli nazionali, il PD ha potuto disporre di un potere diffuso, quello dei sindaci, degli ex presidenti delle province, dei governatori, i quali tutti creano consenso, quanto meno riescono a incidere sull’opinione pubblica pro o contro i governi nazionali, essendo i livelli più vicini al cittadino e spesso rappresentandolo in maniera poco ideologizzata e più concreta.

Il partito del pil sta con i sovranisti e affida a Salvini un mandato a cui tenere fede

Ebbene, l’insieme di questi tre poteri si sta sgretolando molto più rapidamente di quanto si pensasse solo fino a pochi mesi fa. Matteo Salvini, che si mostra essere una ruspa elettorale apparentemente più incontenibile persino di quella berlusconiana, in un anno è riuscito a portare da 4 a 12 il numero delle regioni governate dal centro-destra, ribaltando i rapporti di forza con il centro-sinistra; ha vinto in un numero considerevole di comuni, anche storicamente molto “rossi”, come Ferrara e da ultimo Cagliari, appena finita in mano a un sindaco di Fratelli d’Italia. Ma c’è di più, molto di più: se davvero portasse a compimento la legislatura con il Movimento 5 Stelle, tra poco più di 2 anni e mezzo eleggerebbe il successore di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica.

Sinistra nel panico

La sinistra è scioccata da questa eventualità, anche perché l’alternativa abbastanza concreta sarebbe che Salvini, con il vento in poppa dei consensi, spingesse a breve per le elezioni anticipate e le vincesse assieme anche solo a Giorgia Meloni, evitando il “fastidio” di governare con Silvio Berlusconi.

Così, avrebbe una netta maggioranza in grado di eleggere il nuovo capo dello stato, nonché giudici costituzionali e del Csm. Per la sinistra sarebbe davvero la fine. Senza lo strapotere in comuni e regioni, senza il rapporto simbiotico con la magistratura, il suo potere sin qui coltivato anche dalle file dell’opposizione semplicemente svanirebbe. I suoi uomini si ritroverebbero costretti a riconnettersi con gli umori degli italiani, quando segnalano a tutt’oggi di non averne alcuna voglia, sproloquiando di Europa, porti aperti e fantomatici ritorni al fascismo.

Già nei prossimi mesi, il Parlamento a maggioranza giallo-verde sarà chiamato a sostituire con elezioni suppletive indette da Mattarella i membri dimissionari, ma se lo scandalo nel frattempo si allargasse, probabile che l’intero Csm verrà sciolto e rinnovato. Stupisce un dato: Salvini non cavalca la bufera, anzi non si espone proprio. Bontà, dopo avere subito la gogna mediatica per il caso Siri? Difficile crederlo. Il vicepremier e leader della Lega starebbe segnalando al Quirinale il suo senso di responsabilità sulla vicenda, in cambio evidentemente di qualcosa. Cioè? Una presidenza a lui meno ostile, specie nel caso di crisi di governo. Ricordiamoci di un dato: il capo dello stato presiede il Csm e per quanto sia del tutto estraneo alla bufera giudiziaria, anche la sua figura rischia di essere intaccata dalle speculazioni politiche, se queste vi fossero. In altre parole, Salvini sta zitto, tace nella consapevolezza di avere la forza politica per tenere “sotto controllo” il Quirinale in cambio del suo silenzio. E per il PD è un pessimo segnale!

Il piano B di Salvini-Di Maio e le dimissioni di Mattarella

[email protected] 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: ,
>