L’euro divide Merkel da Macron e la cancelliera si ritrova la guerra in casa

Governo tedesco diviso sulle riforme dell'Eurozona. Dentro il partito della cancelliera Merkel si leva un altolà alle proposte del presidente francese Macron.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Governo tedesco diviso sulle riforme dell'Eurozona. Dentro il partito della cancelliera Merkel si leva un altolà alle proposte del presidente francese Macron.

I conservatori tedeschi terranno domani una importante riunione per cercare di trovare una posizione unitaria sulle proposte di riforma dell’Unione Europea e, in particolare, dell’Eurozona, avanzate dal presidente francese Emmanuel Macron già da diversi mesi e che attendono ancora una risposta. A un mese dalla nascita del quarto governo della cancelliera Angela Merkel e per la terza volta dal 2005 retto da una Grosse Koalition con i socialdemocratici, parte della CDU-CSU sta cercando di limitare gli spazi di manovra della leader, temendo che altrimenti possa concedere troppo al collega francese al vertice bilaterale di giovedì a Berlino. Katja Leikert, vice-presidente dei conservatori al Bundestag, ha presentato una bozza con diversi suoi colleghi di partito, che verrà discussa domani e ha avvertito che il criterio-cardine del paper consiste nell’associare i rischi che ciascuno stato si assume ai suoi stessi debiti, ovvero stop alla condivisione di rischi sovrani e bancari.

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Ed è altolà anche su un’altra proposta che circola in questi mesi a Bruxelles, ovvero di trasformare l’ESM, il Fondo di stabilità permanente, in una sorta di Fondo Monetario Europeo. Qual è la differenza? Oggi, l’istituto nasce come accordo inter-governativo tra gli stati europei, mentre i commissari e Macron vorrebbero trasformarlo in un braccio finanziario della UE per il caso si rendesse necessaria l’assistenza finanziaria a uno degli stati del blocco. L’ipotesi parte dalla presa d’atto che l’FMI oggi non sarebbe più in grado di concentrare i suoi aiuti in un’area come l’Europa, che oltre tutto risulta la più ricca al mondo insieme agli USA.

L’ala destra dei conservatori avallerebbe una simile ipotesi a sole due condizioni: che gli aiuti agli stati vengano erogati “dietro strette condizioni” e che per statuto venga sancita l’assoluta indipendenza del fondo dalla Commissione europea. Il controllo, spiega, Leikert, deve restare in capo ai governi, ovvero l’ultima parola sugli aiuti a un partner europeo in Germania deve spettare al Bundestag, essendo a rischio i denari dei contribuenti tedeschi.

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Ma se i conservatori si agitano, a spegnere gli entusiasmi all’Eliseo ci ha pensato anche il nuovo ministro delle Finanze, Olaf Scholz, secondo cui “non tutte le proposte di Macron sono fattibili”. Il socialdemocratico, che ha preso il posto dell’austero “falco” conservatore Wolfgang Schaeuble, ha mostrato perplessità, in particolare, sull’elevato livello dei crediti deteriorati delle banche in altri stati (ogni riferimento all’Italia è voluto!). E sempre Scholz ha proposto di sottoporre l’ESM al controllo dell’Europarlamento, nel caso diventasse un organismo europeo. Al contempo, egli ha sostenuto la necessità di fornire una risposta alle proposte di Macron prima delle elezioni europee.

Le divisioni in seno ai conservatori tedeschi sono visibili, con il commissario tedesco Guenther Oettinger, dello stesso partito della cancelliera, a giudicare “inaccettabili” i toni utilizzati dai colleghi sulla discussione in tema di riforme dell’Eurozona e chiedendo che non si lasci attendere ancora a lungo Parigi. In effetti, il presidente francese ha bisogno di incassare un qualche risultato sul fronte europeo. Lo stallo di questi mesi, causato dalla lunga impasse tedesca per formare il nuovo governo e dalla debolezza degli schieramenti tradizionali filo-UE, ha reso necessario per l’Eliseo puntare sull’attivismo in politica estera persino con i raid in Siria, al fine di distogliere l’attenzione sia dai problemi domestici in fatto di varo di riforme economiche avversate dalle piazze, sia per celare l’ancora risultato nullo ottenuto puntando sull’asse franco-tedesco.

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Frau Merkel non può permettersi di indisporre più l’ala destra del suo partito, perché a differenza degli anni passati non avrebbe più i numeri per contrastarla. Decine di parlamentari conservatori votarono, ad esempio, contro il terzo bail-out in favore della Grecia nel 2015, ma se oggi si replicasse un simile evento, il governo andrebbe sotto, dato che nemmeno con il sostegno dei socialdemocratici la maggioranza al Bundestag è ormai solida. Il rischio di completare il suo quarto e quasi certamente ultimo mandato all’insegna dell’immobilismo è così alto, che si vocifera che la cancelliera vorrebbe candidarsi alla presidenza della Commissione europea nel 2019, un modo anche per vivacizzare e colorare ancora di più politicamente le istituzioni comunitarie, ma anche per ritirarsi dalla guida del governo tedesco con un atto di forza apparente e non di ammissione di debolezza.

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A giugno, il Consiglio europeo dovrà valutare le riforme proposte da Macron e in quella sede si spera che l’Italia abbia almeno un governo nel pieno delle sue funzioni e con voce autorevole e chiara sul da farsi. Il rischio è che il dibattito si trasformi solamente in un ping-pong tra Berlino e Parigi, che formalmente si avrebbe sui dettagli, ma che riguarderebbe la sostanza. I tedeschi avallerebbero il ministro delle Finanze unico e il bilancio comune nell’Eurozona, purché in entrambi i casi vi siano dietro meccanismi prettamente tecnici che ne regolino il funzionamento.

In sostanza, i conservatori della CDU-CSU temono che l’integrazione politica tanto ambita nella UE, specie nell’Eurozona, diventi per la Germania un fardello, dovendosi assumere oneri per i rischi e i debiti prodotti da altri governi. Non solo, Berlino teme che mutualizzare i rischi deresponsabilizzi proprio i singoli stati, aumentando le probabilità di dovere ricorrere agli aiuti sovranazionali e senza che organismi politici (il ministero delle Finanze à la Macron) riuscirebbero a impartire ai governi obblighi certi a cui adempiere per ottenere il sostegno. Giovedì, Macron e Merkel ribadiranno di volere procedere con le riforme per avere “più Europa”, ma ciascuno intenderà cose diverse. L’equivoco andrà avanti almeno fino a giugno, quando si scoprirà il bluff della prima economia europea.

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Argomenti: Crisi del debito sovrano, Crisi Eurozona, Economia Europa, Francia, Germania