Telegraph: Napolitano teme una rivolta sociale. Stavolta ha ragione

Napolitano ha messo in guardia dal possibile scoppio di rivolte sociali nel 2014. Il Quirinale teme che la crisi possa fare esplodere il disagio altissimo presente tra tutte le classi sociali.

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Napolitano ha messo in guardia dal possibile scoppio di rivolte sociali nel 2014. Il Quirinale teme che la crisi possa fare esplodere il disagio altissimo presente tra tutte le classi sociali.

L’ultimo discorso pubblico tenuto l’altro ieri dal presidente Giorgio Napolitano è sembrato un tentativo disperato e tardivo di ricomporre il quadro politico, in attesa che gli eventi travolgano la sua Italia. Il capo dello stato ha sostenuto che alcuni tra gli studi più avveduti prevederebbero la possibilità di sommosse sociali anche violente nel 2014. Per questo, il Quirinale ha fatto un appello esplicito a Forza Italia, in particolare, chiedendole di collaborare sulle riforme con la maggioranza e avvertendo tutti che gli italiani attendono risposte, ma che uno scioglimento delle Camere oggi non sarebbe proponibile. E anche il quotidiano britannico Telegraph si è occupato del caso, mettendo in luce l’assenza di soluzioni del nostro presidente ed evidenziando come l’economia italiana stia scivolando verso una lunga depressione.

 

Sofferenze bancarie ai massimi, continua il “credit crunch”

L’allarme di Napolitano è tutt’altro che rituale. Gli ultimi dati sull’economia, pubblicati ieri dall’Abi, ci dicono che non solo la crisi non è finita, nonostante il pil nel terzo trimestre del 2013 non abbia più arretrato, ma continua a mordere violenta. A novembre, gli impieghi verso famiglie e imprese sono diminuiti su base annua del 4%, la percentuale più alta dall’inizio della serie storica negli anni Novanta. Al contempo, le sofferenze lorde alla fine di ottobre hanno toccato quota 147,3 miliardi, 27,5 in più rispetto a un anno prima, pari al 7,7% degli impieghi, il massimo dall’ottobre del 1999.

In sostanza, le banche prestano sempre di meno (altro che ripresa del credito) e quel poco che prestano è imbrigliato in crediti dubbi, a causa delle difficoltà crescenti in cui versano famiglie e imprese. Se non scatta la ripresa della produzione e dell’occupazione, di questo passo il mercato creditizio semplicemente scomparirà.

 

Previsioni economiche 2014: Citigroup non fa sconti

Le cose per l’Italia si stanno mettendo di male in peggio. Uno studio di Citigroup stima che il Pil italiano crescerà dello 0,1% nel 2014, sarà nulla la crescita nel 2015 e solo dello 0,2% nel 2016. In altri termini, resteremo in depressione ancora per anni. Nel frattempo, il rapporto tra debito e pil sarà esploso oltre il 140%, livello di guardia per mercati e governi.

E la disoccupazione? Non esiste nemmeno uno studio, dicasi uno solo, che veda un miglioramento del nostro mercato del lavoro da qui a un paio di anni. Anzi, il tasso di disoccupazione dovrebbe salire di qualche decimale nel 2014 e stabilizzarsi ai livelli attuali nel 2015. E oltre il 41% dei giovani è già senza lavoro.

 

Rischi rivolte in Italia

In questa situazione, l’Italia sarà sicuramente a rischio sommosse, ma non per la spinta di qualche demagogo o per la presenza di nuclei terroristici come fu negli anni Settanta. Il disagio odierno è trasversale a tutte le classi sociali. Non esiste più uno scontro nel paese tra fazioni politiche contrapposte, bensì tra istituzioni e cittadini.

In questo clima di allarme rosso, basterà una scintilla a fare scoppiare la bomba della rivolta diffusa e persino violenta. I Forconi sembreranno al confronto amici dei politici. Le istituzioni restano paralizzate dall’assenza di una qualsivoglia visione o prospettiva, oltre che da un’architettura ingovernabile. 

 

Le responsabilità di Giorgio Napolitano

Napolitano, però, porta il peso di una gestione del tutto fallimentare della crisi politica ed economica dell’Italia. Ha esacerbato l’astio degli italiani verso la classe dirigente, ponendo a capo degli ultimi governi e dei ministeri-chiave tecnocrati a lui vicini, ma distanti anni luce dagli umori popolari. Ha ghettizzato milioni di elettori, che votando per partiti euroscettici, avevano esternato la loro insofferenza verso l’Europa di Bruxelles. Ora, ha scoperto che la crisi dell’economia non è più gestibile e che potrebbe trascinare l’Italia nel caos.

 E’ tardi?

 

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