E se il “tedeschellum” fosse scritto per fare arrivare la Troika?

Il modello di voto alla tedesca potrebbe nascondere il desiderio dei partiti italiani di non vincere le elezioni e di affidare il destino (difficile) dell'Italia a un nuovo governo tecnico, ovvero alla Troika.

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Il modello di voto alla tedesca potrebbe nascondere il desiderio dei partiti italiani di non vincere le elezioni e di affidare il destino (difficile) dell'Italia a un nuovo governo tecnico, ovvero alla Troika.

Regge l’accordo tra i grandi partiti in Parlamento per riformare la legge elettorale sul “tedeschellum”, ovvero prendendo spunto dal sistema di voto in Germania sin dal 1949. In realtà, si tratta di un modello tedesco in salsa italiana, che prevede una ripartizione dei seggi con il metodo proporzionale per il 60% dei seggi, uno sbarramento del 5% e l’assegnazione del restante 40% dei seggi con l’uninominale, ma fermo restando che i candidati dei partiti che non superano il 5%, pur vincendo nei propri collegi, non potrebbero entrare alla Camera o al Senato.

PD, Forza Italia, Movimento 5 Stelle e Lega Nord concordano tutti: subito la riforma e dopo al voto, forse già a settembre. Mai in questa legislatura si era registrata condivisione d’intenti così ampia, specie su un tema così delicato. Segno, che salvo clamorosi imprevisti, il “tedeschellum” ci sarà e tra pochi mesi finisce la legislatura. (Leggi anche: Sistema tedesco benefico per l’economia italiana?)

Molto difficile, però, che per quanto con la riforma si otterrebbe un Parlamento ben più rappresentativo di quello odierno, esso sarà anche in grado di esitare una maggioranza monocolore. Nessuna formazione dovrebbe conquistare il 50% + 1 seggio, né forse le attuali coalizioni di centro-destra (FI, Lega e FdI) e di centro-sinistra (PD, Alternativa Popolare e MDP).

Il rischio dell’esercizio provvisorio

Senza una maggioranza, inevitabile sarebbe il ricorso alle larghe intese, ovvero a un governo nato con il sostegno di partiti di almeno due dei tre schieramenti in campo. Sempre che ciò basti, perché l’ipotesi di mettere insieme PD e Forza Italia si scontrerebbe con numeri insufficienti in Parlamento, mentre più numericamente possibile, ma politicamente meno probabile, appare lo scenario di una maggioranza euroscettica M5S-Lega.

Eppure, un governo serve, sebbene ciò non implica che sarà facile vararne uno in poche settimane. Lo sanno gli spagnoli, che hanno dovuto attendere 10 mesi e due elezioni politiche per uscire dallo stallo istituzionale in cui si sono cacciati lo scorso anno per la prima volta dalla morte del generalissimo Francisco Franco.

E dopo trenta anni, l’Italia potrebbe effettivamente avere bisogno dell’esercizio provvisorio per qualche mese del 2018, un evento in sé affatto negativo per la tenuta dei conti pubblici (lo stato potrebbe spendere fino a un dodicesimo al mese delle entrate incassate nell’anno precedente), ma devastante per la credibilità delle nostre istituzioni in tempi di spread e di mercati finanziari dubbiosi sulla stessa permanenza dell’Italia nell’Eurozona. (Leggi anche: Berlusconi e Renzi pronti a governare insieme, nascondendo la stangata fiscale)

Nuova maggioranza alle prese con aumenti IVA

L’esercizio provvisorio, la cui durata massima sarebbe di due mesi, verrebbe nel caso di incapacità del Parlamento di votare la legge di Stabilità entro i tempi ordinari previsti, ovvero al 31 dicembre di quest’anno. E le probabilità che ciò accada sono tutt’altro che remote e hanno a che vedere non solo con la possibilità di un Parlamento frastagliato, bensì pure con questioni squisitamente politiche.

L’Italia sta chiedendo uno “sconto” alla Commissione europea sull’aggiustamento al deficit preteso per il 2018, ma ad oggi sono attive clausole di salvaguardia da 20 miliardi, che il governo Renzi ha apposto prima e rinviato dopo all’anno prossimo, le quali scattando farebbero aumentare l’aliquota IVA massima al 25% e quella intermedia al 13%. Per evitare che ciò accada, governo (uscente?) e Parlamento (nuovo) dovranno trovare un pari importo con tagli alla spesa pubblica e/o con altrettanti aumenti di altre imposte, oltre che una soluzione alla crisi bancaria. Difficile che un nuovo esecutivo esordisca alla Monti, inimicandosi i contribuenti-elettori, ancora di più che lo facciano i partiti politici, dopo essere da anni sotto pressione per la loro incapacità di far uscire l’economia italiana dal guado. (Leggi anche: Elezioni e crisi economica: siamo sicuri che qualcuno voglia vincere?)

L’ipotesi di un governo tecnico

Immaginate cosa accadrebbe con un Parlamento nemmeno con una maggioranza certa. E allora, il “tedeschellum” sembra essere scritto apposta per sfuggire dalle proprie responsabilità; sarebbe quella “fuga” da Palazzo Chigi del novembre 2011 dell’allora premier Silvio Berlusconi, in piena crisi dello spread.

Una nuova legge elettorale serve, altrimenti si avrebbe matematicamente un Parlamento ingovernabile e con due sistemi di voti differenti tra Camera e Senato. Il presidente Sergio Mattarella ha sempre dichiarato che non scioglierà le Camere senza una riforma.

D’altra parte, serve anche andare a votare prima della scadenza naturale della legislatura, in modo che gli italiani non si rendano conto quanto i partiti “del sistema” li stiano stangando con un maxi-aumento dell’IVA. Dunque, meglio una legge elettorale non maggioritaria, in modo che nessuno vinca e nessuno si senta perdente, ma che allo stesso tempo consenta ai partiti spazi di manovra per formare un ennesimo governo “tecnico”, ovvero teleguidato dalla Troika, guidato da personalità “super-partes”, come potrebbero essere il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, o quello della BCE, Mario Draghi, o ancora il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. (Leggi anche: Aumentare l’IVA per tagliare le tasse sul lavoro)

Arriva la Troika

Vi chiederete, se le cose stessero davvero così, come mai i grillini stiano assecondando il “tedeschellum”. Due le possibili ragioni: evitare che venga studiata una legge elettorale totalmente tesa ad eliminarli; evitare sia una sconfitta alle prossime elezioni, sia anche una vittoria piena, nel quale caso si ritroverebbero a dovere mettere mano a una manovra “lacrime e sangue”, che li polverizzerebbe nei consensi in poche settimane.

La soluzione si chiama Troika, anche se nessuno avrà il coraggio e l’onestà di utilizzare mai questo termine tra i principali attori politici “responsabili”. Ci sarà un governissimo di corto respiro, senza alcuna prospettiva credibile, se non quella di superare la fase difficile dell’aggiustamento dei conti pubblici. PD e Forza Italia bombarderanno il nuovo esecutivo a parole nelle piazze e nei salotti televisivi, salvo votargli di tutto, come fecero ai tempi di Mario Monti premier, compresa una possibile tassa patrimoniale, che è il vero obiettivo dei commissari europei da anni, ma alla quale ha resistito la pur debole politica italiana.

Sino ad oggi. (Leggi anche: Troika sempre più vicina, scenario greco per l’Italia dopo le elezioni)

 

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