Tax freedom day: quanti giorni lavoreranno gli italiani per pagare le tasse nel 2018

In totale gli italiani dovranno lavorare 152 giorni per pagare le tasse: il tax freedom day si celebra il 2 giugno.

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In totale gli italiani dovranno lavorare 152 giorni per pagare le tasse: il tax freedom day si celebra il 2 giugno.

Ires, Irap, Tasi, Tari, Iva, Imu, Irpef, accise, addizionali varie, ecc. Lo spauracchio degli italiani si ripresenta ogni anno puntuale e si chiama “tasse”, quelle che i contribuenti del Bel Paese sono chiamati a pagare per avere i servizi, il più delle volte non corrispondenti al denaro che si versa nelle casse dello Stato. In Italia, la pressione fiscale è ancora superiore al 40 per cento (42,1 per cento, secondo l’ultimo dato segnalata dalla Cgia, l’associazione degli artigiani di Mestre), in calo dello 0,5 per cento rispetto allo scorso anno (2017). Peggio di noi, in Europa, fanno solo la Francia e i Paesi del Nord, dove però i servizi (e le retribuzioni) sono di un altro livello.

152 giorni di lavoro per pagare le tasse

In totale, quest’anno, gli italiani dovranno lavorare 152 giorni per pagare le tasse. Calendario alla mano, il tax freedom day quest’anno sarà festeggiato il giorno 2 giugno, lo stesso in cui si celebra la Festa della Repubblica. A fare il calcolo è stata la Cgia di Mestre, la quale si è servita della stima del Pil di quest’anno e delle previsioni di gettito dei contributi previdenziali nel 2018. Paolo Zabeo, coordinatore dell’ufficio studi della Cgia, ha spiegato che il calo dello 0,5 per cento è dovuto in gran parte dalla crescita del Pil piuttosto che dal calo reale delle tasse.

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Ad oggi, il Paese più virtuoso nel vecchio Continente rimane l’Irlanda, imbattibile con una pressione fiscale al 23,6 per cento. I contribuenti irlandesi, per pagare le tasse, devono lavorare praticamente la metà rispetto agli italiani (86 giorni lavorativi contro i 152 degli italiani).

Negli ultimi anni, l’Italia ha conosciuto due record, uno positivo e l’altro negativo. Il primo è stato raggiunto con il secondo governo di Berlusconi, quando la pressione fiscale scese al 39,1 per cento (2005). A distanza di 7 anni, nel 2012, con il governo Mario Monti si raggiunse il culmine della pressione fiscale con il 43,6 per cento (record storico).

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