Tassi USA, un membro Fed chiede il rinvio della stretta al 2016

Il governatore della Fed di Chicago, Charles Evans, ha chiesto un rinvio del rialzo dei tassi USA al 2016, mentre anche dalla BCE si avvertono dubbi sull'efficaca degli stimoli monetari ad oggi messi in campo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il governatore della Fed di Chicago, Charles Evans, ha chiesto un rinvio del rialzo dei tassi USA al 2016, mentre anche dalla BCE si avvertono dubbi sull'efficaca degli stimoli monetari ad oggi messi in campo.

Il governatore della Federal Reserve di Chicago, Charles Evans, nel corso di un evento organizzato a Lake Forest – Lake Bluff Rotary Club, ha invitato l’istituto a tenere i tassi USA vicini allo zero ancora per tutto il 2015 e di rinviare la stretta monetaria alla prima metà del 2016. Nonostante Evans abbia espresso la convinzione che l’economia americana crescerà del 3% nel prossimo biennio, ha avvertito che l’inflazione sarebbe ancora molto inferiore al target del 2% della Fed e che non raggiungerebbe l’obiettivo fino al 2018. In ogni caso, ha spiegato, l’istituto avrebbe “ampio tempo” per alzare i tassi ed evitare un surriscaldamento eccessivo dei prezzi. Il membro del Fomc, che tra una decina di giorni sarà chiamato ad esprimersi sulla politica monetaria USA, ha sostenuto che vuole attendere non solo un miglioramento dell’inflazione e delle attese d’inflazione, bensì pure un aumento dei salari nominali nell’ordine del 3-4%. L’inflazione “core” monitorata dalla Fed si è attestata a gennaio all’1,3%. La posizione di Evans sembra alquanto isolata all’interno del board. Nonostante il governatore Janet Yellen abbia ribadito al Congresso USA, la settimana scorsa, di non avere fretta di alzare i tassi, al contempo dall’istituto sono arrivati segnali da diversi mesi su una stretta monetaria intorno alla metà di quest’anno, che potrebbe essere rinviata, al limite, di qualche mese, ma fermo restando che avverrà entro l’anno. Ma la necessità di prolungare la politica monetaria già accomodante non è avvertita solo dentro alla Fed. Il capo economista della BCE, Peter Praet, ha spiegato che se nemmeno gli ultimi stimoli monetari varati col QE dovessero aumentare l’inflazione nell’Eurozona, allora ciò significherebbe che essi non abbiano raggiunto l’obiettivo e a quel punto si renderebbe necessario intervenire nuovamente. Un’esternazione, che palesa tutte le preoccupazioni interne anche a Francoforte sull’efficacia delle misure sinora messe in campo.  

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Argomenti: Fed