Tassi USA: stasera la nuova stretta della Fed, la prima dell’era Powell

Tassi USA in rialzo stasera. L'esito della seconda riunione dell'anno della Federal Reserve, la prima sotto il governatore Jerome Powell, appare scontato. Esistono, tuttavia, spunti a cui aggrapparsi per valutare le prossime mosse dell'istituto.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Tassi USA in rialzo stasera. L'esito della seconda riunione dell'anno della Federal Reserve, la prima sotto il governatore Jerome Powell, appare scontato. Esistono, tuttavia, spunti a cui aggrapparsi per valutare le prossime mosse dell'istituto.

Sarà la prima volta di Jerome Powell da governatore della Federal Reserve. Stasera, la banca centrale americana comunicherà la decisione sui tassi USA al termine della due giorni del board per la seconda volta quest’anno. Analisti e investitori danno per scontato che l’istituto li alzerà di un quarto di punto percentuale al nuovo range dell’1,50-1,75%. I mercati stanno reagendo nel tardo pomeriggio di oggi con indici azionari a Wall Street poco sotto la parità, un ripiegamento del dollaro contro le altre divise dello 0,4% e una lieve risalita dei rendimenti decennali dei Treasuries sopra il 2,9%. Nonostante si tratti di un esito ampiamente previsto, per quanto nulla possa dirsi ancora certo, restano possibili sorprese. Anzitutto, verranno diffuse le nuove proiezioni macroeconomiche per l’economia americana e per l’occasione avremo modo di verificare se la Fed stimi l’inflazione in accelerazione ed eventualmente a quale livello e con quali tassi di interesse attesi. Lo stesso dicasi per il pil.

Dopo i dati di gennaio, quando i salari orari erano risultati crescere tendenzialmente ai massimi da 8 anni e mezzo, febbraio ha offerto una prospettiva più rassicurante e maggiormente in linea con la “goldilocks” a cui siamo ormai abituati, ovvero quel mix di bassa inflazione e crescita economica. L’inflazione USA ha accelerato al 2,2% il mese scorso, in linea con le attese e senza bruschi movimenti al rialzo, segno che forse i timori di reflazione nelle settimane passate erano stati un po’ esagerati, anche perché nel frattempo le quotazioni del petrolio sono scese dai massimi da tre anni a cui si erano portati a fine gennaio.

E resta anche da ascoltare cosa dirà Powell al suo esordio come governatore alla conferenza stampa post-board. Se dovesse mostrarsi molto ottimista sulle prospettive di crescita dell’economia americana e si concentrasse sugli ottimi dati del mercato del lavoro a stelle e strisce, i mercati interpreterebbero le sue parole come il segnale di una politica monetaria più restrittiva delle attese per il prossimo futuro e si muoverebbero di conseguenza, vendendo Treasuries e azioni, indebolendo paradossalmente il cambio, visto che negli ultimi mesi a un aumento dei rendimenti americani ha corrisposto un deflusso dei capitali. Il governatore, in carica da un mese e mezzo, ha di recente indicato davanti al Congresso USA il taglio delle tasse dell’amministrazione Trump come uno dei fattori di sostegno alla crescita del pil. Ribadirà tali affermazioni o si concentrerà sui rischi al ribasso dettati eventualmente dalla congiuntura internazionale, magari a seguito di eventuali tensioni geo-politiche? E, soprattutto, citerà i dazi di Trump come fattore di rischio per una temuta guerra commerciale?

Il mistero della “goldilocks” americana ce lo svela il mese di febbraio

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Argomenti: Economia USA, Fed, tassi USA