Tassi USA: se la Fed non li alza stasera, sarà un brutto segnale

Se stasera la Fed non alza i tassi, sarebbe un cattivo segnale per l'economia americana e del pianeta.

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Se stasera la Fed non alza i tassi, sarebbe un cattivo segnale per l'economia americana e del pianeta.

Sapremo stasera se la Federal Reserve avrà deciso di alzare o meno i tassi USA, al termine della due giorni della Fomc, il suo braccio operativo per la politica monetaria. Stando alle reazioni dei mercati, le probabilità che la stretta sia avviata oggi sarebbero basse. Un sondaggio realizzato da Reuters tra 80 economisti ha trovato che il 55% ritiene che il rialzo dei tassi ci sarà, ma ben il 45% che non saranno aumentati. Eppure, il tasso di disoccupazione in America è sceso al 5,1% in agosto, di fatto scendendo a un livello, che la stessa Fed ritiene compatibile con uno stato di piena occupazione. L’inflazione non ha ancora centrato il target di crescita del 2% all’anno, ma più volte l’istituto ha espresso la convinzione che la crescita dei prezzi si starebbe portando verso l’obiettivo. Ma se tutto ciò è vero, perché stasera il governatore Janet Yellen potrebbe non alzare i tassi? In verità, la prima donna alla guida della banca centrale americana è tutt’altro che convinta della solidità della ripresa dell’economia USA. Prima di avviare la stretta, la prima dal 2006, vorrebbe avere conferma dei benefici ottenuti dal mercato del lavoro dalla ripresa, in termini di crescita dei salari orari e di numero di occupati.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/la-fed-alzera-i-tassi-usa-con-mezzo-mondo-a-rischio-deflazione/  

Mercato lavoro USA e super-dollaro preoccupano la Fed

Questi dati non sono così positivi, come si tenderebbe a pensare. Negli ultimi 5 anni, i salari dei lavoratori americani sono cresciuti al ritmo medio del 2% all’anno, troppo poco per spingere in alto i prezzi. Con questo passo, l’inflazione al 2% sarebbe centrata solo in assenza di produttività. E il tasso di occupazione è sceso ai minimi degli ultimi 40 anni, segnalando che parte del calo della disoccupazione sarebbe dovuto alla mancata ricerca attiva di un posto di lavoro da parte di chi l’ha perso.

In particolare, preoccupa l’aumento percentuale di chi cerca un lavoro da oltre un anno, i cosiddetti disoccupati di lungo termine, che oltre ad essere spia delle difficoltà del mercato ad offrire un’occupazione a chi la cerca, implica minori probabilità per questa fetta crescente di disoccupati di trovare lavoro in futuro. Su tutto, però, forse pesa la preoccupazione su un ulteriore rafforzamento del dollaro, già ai massimi degli ultimi 13 anni. Un rialzo dei tassi incentiverebbe gli acquisti di titoli denominati nella divisa americana, apprezzandola. Ma un dollaro ancora più forte ridurrebbe il costo dei beni importati e impatterebbe negativamente sulle quotazioni delle materie prime (in dollari), provocando un’ondata deflazionistica o, quanto meno, raggelando ancora di più i prezzi, allontanandoli dal target di crescita del 2%.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/cambio-euro-dollaro-sopra-110-dal-10-agosto-quali-previsioni-da-domani-dopo-la-fed/  

Cattivo segnale con tassi Fed invariati

Se, però, stasera la Fed lascerà invariati i tassi, il segnale sarà tutt’altro che positivo, nonostante le borse festeggeranno con ogni probabilità nelle ore seguenti. La reazione dei mercati finanziari, infatti, sarebbe dettata dai benefici a breve termine che una tale decisione comporterebbe, ovvero la garanzia di liquidità a tasso quasi nullo per ancora un altro pò di tempo. Ma senza nemmeno volerci addentrare nel rischio che si alimentino bolle finanziarie, il vero messaggio sarebbe che l’America ammette di non essere in grado di reggere nemmeno un piccolo aumento dei tassi, dopo  che questi sono stati tenuti a zero da 7 anni a questa parte. La prima economia mondiale non sopporterebbe neppure un tasso dello 0,5% o in direzione 1%. Non sarebbe un segnale di forza, ma di impressionante debolezza, anche perché già oggi, nel biennio 2015-2016, gli USA sono attesi in crescita del 2,5% in media, non un ritmo esaltante, per quanto molto più elevato di quello dell’Eurozona. L’economia del pianeta si regge sostanzialmente su USA, Cina, Eurozona e Giappone. Ma attualmente, la crescita ruota solo attorno a Cina e USA. La prima è in evidente rallentamento, anche se i mercati tendono a drammatizzarne gli effetti; i secondi sarebbero così “solidi”, che un timido rialzo dei tassi ne spegnerebbe la ripresa. Ecco perché stasera dovremmo sperare che la Fed alzi i tassi. Sarebbe un segnale di fiducia sullo stato dell’economia americana e indirettamente della crescita globale.   APPROFONDISCI – https://www.

investireoggi.it/economia/la-fed-indecisa-sui-tassi-usa-il-rialzo-a-settembre-sembra-meno-scontato/    

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