Tassi USA: rialzo certo domani, ma fino a quale livello saliranno?

La Federal Reserve alzerà quasi certamente i tassi USA domani, ma fino a quale livello li porterà al termine della stretta monetaria?

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La Federal Reserve alzerà quasi certamente i tassi USA domani, ma fino a quale livello li porterà al termine della stretta monetaria?

I traders stimano praticamente al 100% le probabilità di un rialzo dei tassi USA domani, all’ultimo board dell’anno della Federal Reserve. Non ci sarebbe alcun dubbio per i mercati e gli analisti sul fatto che il governatore Janet Yellen aumenterà il costo del denaro, dopo averlo innalzato di appena lo 0,25% nel dicembre dello scorso anno e per la prima volta dal giugno del 2006.

Salvo improbabili sorprese, grazie a un’economia americana cresciuta del 3,2% nel terzo trimestre (ai massimi da due anni), a un tasso di disoccupazione sceso al 4,6% a novembre e a un’inflazione salita all’1,6%, vicino al target del 2%, domani i tassi Fed saranno alzati con ogni probabilità di 25 punti base al nuovo range dello 0,50-0,75%. (Leggi anche: Stretta tassi USA quasi certa)

Nulla di nuovo sotto il sole. Ma a questo punto, la vera domanda non è se ci sarà o meno una prosecuzione della stretta monetaria ad oggi la più lenta di sempre nella storia americana e forse non solo, quanto fino a dove arriverà. Ovvero, ci chiediamo a quale livello si porteranno i tassi di lungo periodo della Fed. Lo stesso istituto individua nel 2,6% il tasso “neutrale” di lungo termine, chiaramente rispetto ai dati macroeconomici attuali.

Analisi dei tassi Fed e dell’inflazione USA dal 1980

Si consideri che l’inflazione negli USA è stata la più bassa dal Secondo Dopoguerra nell’ultimo lustro, anche se dopo 8 anni di tassi azzerati e un’economia quasi in linea con il suo tasso di crescita potenziale, urge una virata restrittiva della politica monetaria. Ebbene, abbiamo considerato gli ultimi 35 anni, quelli che hanno segnato una discesa quasi costante sia dei tassi che dell’inflazione negli USA.

Nel quinquennio 1980-’84, la politica monetaria restrittiva della presidenza Reagan esitò un tasso Fed medio del 15%, a fronte di un’inflazione media del 7,5%, ma che all’inizio del decennio superava il 16%. Dunque, lo scarto fu positivo di 7-800 punti base, in favore dei tassi. Nella seconda metà degli anni Ottanta, l’inflazione crollò a una media del 3,6%, ma anche i tassi scesero parecchio al 7,5% (sempre valori medi).

Lo scarto rimase positivo per i tassi, ma di 400 bp. (Leggi anche: Trump come Reagan?)

 

 

 

 

Tassi e inflazione calanti

Nel primo lustro degli anni Novanta, l’inflazione rimase stabile al 3,6%, i tassi scesero ancora al 5,5%. Lo scarto positivo in favore di questi ultimi si riduceva a 200 bp. E andiamo al periodo 1995-2000, in piena amministrazione Clinton: inflazione media al 2,5%, tassi al 5,5%. I tassi reali di fatto salgono a 300 bp.

Entriamo nell’era Bush jr: inflazione media tra il 2001 e il 2005 del 2,5%, ma i tassi scendono al 3,5%. La politica monetaria diventa sostanzialmente più espansiva. Lo scarto resta positivo per i tassi, ma di appena 100 bp. E nel triennio successivo (2006-’08), quello subito prima lo scoppio della crisi finanziaria, tassi e inflazione viaggiano allo stesso ritmo del 3%, anzi la crescita dei prezzi risulta persino un po’ superiore.

Tassi USA saliranno, ma la stretta non sarà così eccezionale

Cosa indicano queste cifre? Negli ultimi 35 anni, si è registrata una tendenza calante sia dei tassi che dell’inflazione, tale da avere indotto la Federal Reserve a ridurre progressivamente il livello reale dei primi, in virtù di una stabilità dei prezzi maggiore. Con il nuovo corso post-espansivo e con l’inizio dell’era Trump, dunque, i tassi saliranno, ma sulla base di quanto notato negli ultimi decenni, non dovrebbero tenersi molto più alti dell’inflazione USA. (Leggi anche: Trumpflation già costata 1.000 miliardi)

Ipotizzando che nei prossimi 3-4-5 anni, i prezzi in America crescano a un ritmo medio del 2%, ovvero centrando in pieno il target dell’istituto, è ipotizzabile che i tassi non saranno portati oltre il 3% (intorno al 2,6% di cui parla la Fed), un livello storicamente molto basso, anche se partendo dalle condizioni attuali ed includendo il quasi certo rialzo di domani, ciò implica un ciclo restrittivo di 10 aumenti di 25 bp ciascuno d’ora in avanti, che forse sarà completato entro la fine del 2018. Si tratta di un rialzo ogni due board in media, non certo qualcosa di eclatante, considerando che tra la metà del 2004 e quella del 2006 si ebbero 17 aumenti dei tassi da 25 bp ciascuno.

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