La curva dei rendimenti Treasuries si è sgonfiata, perché?

I rendimenti dei Treasuries appaiono complessivamente in calo, la loro curva sembra essersi sgonfiata e anche le aspettative d'inflazione negli USA si sono "raffreddate".

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I rendimenti dei Treasuries appaiono complessivamente in calo, la loro curva sembra essersi sgonfiata e anche le aspettative d'inflazione negli USA si sono

E’ di oggi la notizia che in piena estate, i T-bills, ovvero i titoli di stato a breve scadenza (dalla durata di poche settimane a massimo un anno) emessi dal Tesoro USA, hanno raggiunto la cifra di 1.000 miliardi di dollari con rendimento nullo. Nonostante si tratti di un importo equivalente a solo il 3% dei 40.400 miliardi di dollari raccolti con obbligazioni a breve termine negli USA, nello stesso periodo, il dato dimostra ancora una volta la profonda distorsione provocata dalla politica monetaria ultra-accomodante della Federal Reserve, che mantenendo i tassi a zero da 7 anni a questa parte, ha annullato i rendimenti sul mercato dei bond.

Curva rendimenti Treasuries si sgonfia

Ma aldilà del singolo dato, ciò che emerge dall’analisi della curva dei rendimenti dei Treasuries è un tendenzialmente sgonfiamento. Oggi, i decennali offrono intorno al 2% o anche meno. Solo agli inizi di luglio, rendevano circa 45 punti base in più. Nemmeno se ci spostiamo sulla scadenza trentennale troveremo un rendimento del 3%, perché ci fermeremmo al 2,84%, contro il 3,20% di 3 mesi  e mezzo fa. E pensare che prima dello scoppio della crisi finanziaria nel 2008, la media decennale dei titoli a 10 anni era del 6,50%, oltre 3 volte il livello attuale. I rendimenti oggi superano l’1% solo a partire dalla scadenza quinquennale. I titoli a 5 anni rendono oggi l’1,29% contro l’1,70% di inizio luglio. In generale, si osserva che i rendimenti dei Treasuries erano più bassi di quelli odierni fino al mese di aprile, quando hanno iniziato a salire. A maggio, risultano già superiori a quelli attuali e il trend è crescente fino a luglio, mentre successivamente la curva inizia a sgonfiarsi e pur con qualche esitazione a settembre, si arriva ai rendimenti più bassi di ottobre.

 

Aspettative inflazione USA si “raffreddano”

Come interpretare questi movimenti? Ad aprile, la prospettiva di un rialzo dei tassi USA sembrava allontanarsi, in seguito alla pubblicazione di diversi dati macroeconomici negativi, compreso il pil americano nel primo trimestre. Successivamente, quando c’è stata conferma che la prima economia del pianeta fosse in ripresa solida, l’umore del mercato è cambiato ed è iniziato ad essere scontato l’avvio della stretta monetaria. Fino a luglio, perché ad agosto, il crac della Borsa di Shanghai e il deciso rallentamento dell’economia cinese, come segnalato da numerosi dati, ha nuovamente allontanato la stretta e oggi la si stima scarsamente probabile entro l’anno. D’altronde, sono basse anche le aspettative d’inflazione, come rivela il differenziale di rendimento tra i Treasuries a cedola fissa e quelli legati all’inflazione o TIPS. Infatti, stando a tali dati, il mercato stimerebbe all’1,15% l’inflazione media da qui ai prossimi 5 anni, all’1,50% entro il decennio e all’1,65% entro i prossimi 30 anni. Rispetto a soli 6 mesi fa, notiamo un deciso raffreddamento delle aspettative: a metà aprile di quest’anno, l’inflazione era attesa sopra l’1,50% nel quinquennio, all’1,80% nel decennio e all’1,90% nell’arco dei 30 anni successivi. Dunque, si sono sgonfiate anche le aspettative sulla crescita dei prezzi. Tutto ciò ci spinge a ritenere che non siamo molto prossimi all’avvio della stretta della Fed.  

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