'Tassi USA: perché la Fed non li alzerà a settembre

Tassi USA: perché la Fed non li alzerà a settembre

I tassi USA non dovrebbero essere alzati a settembre. Difficile, infatti, che Janet Yellen testi il mercato proprio questo mese. Ecco quali ragioni ci portano ad escluderlo.

di , pubblicato il
I tassi USA non dovrebbero essere alzati a settembre. Difficile, infatti, che Janet Yellen testi il mercato proprio questo mese. Ecco quali ragioni ci portano ad escluderlo.

C’è attesa sui mercati per il discorso, che oggi terrà uno dei membri del board della Federal Reserve, Lael Brainard, dopo che il collega a capo dell’istituto a Boston, Eric Rosengren, ha dichiarato il venerdì scorso che adesso sarebbe il caso di prendere in considerazione un secondo rialzo dei tassi negli USA, perché sarebbe opportuno agire prima piuttosto che dopo.

Brainard viene considerato un sostenitore del mantenimento dei tassi bassi, per cui la sua posizione potrebbe esprimere oggi quella ufficiale della Fed. Ecco, quindi, che le sue parole vengono scrutate per verificare cosa l’istituto intenda segnalare. Il dollaro è in lievissimo calo contro le altre divise mondiali principali oggi, perdendo questo mese mediamente mezzo punto percentuale.

Stretta USA meno vicina nelle ultime ore

Insomma, il mercato non crede all’ipotesi di una nuova stretta monetaria a settembre, nonostante i dati economici pubblicati ultimamente siano apparsi più robusti delle attese e tali da giustificare nel loro complesso un aumento dei tassi di un quarto di punto percentuale. Unico neo è stato il dato deludente sulla creazione di nuovi posti di lavoro in agosto, nettamente più bassa dei mesi precedenti e delle stesse attese degli analisti.

C’è un altro fattore, che inciderà forse più di ogni altro sul board del 20-21 settembre prossimo: le elezioni presidenziali USA. Varare una mini-stretta a poche settimane dal voto comporta il rischio di creare tensioni finanziarie con ripercussioni in un senso o nell’altro sulla corsa per la Casa Bianca. In sostanza, il governatore Janet Yellen potrebbe così compromettere la campagna elettorale ed evidentemente il rischio maggiore lo correrebbe la candidata democratica, Hillary Clinton, la quale pagherebbe lo scotto di eventuali vendite massicce in borsa.

Tassi Fed, il fattore Trump

L’ombra di un secondo rialzo dei tassi Fed in oltre dieci anni di storia dell’istituto si fa più piccola nelle ultime ore, a seguito della dichiarazione ufficiale dei medici della Clinton, secondo cui la ex First Lady sarebbe affetta da polmonite e ha, pertanto, dovuto sospendere la campagna elettorale. Il clima è in sé già negativo sui mercati per la previsione di maggiori probabilità di vittoria del rivale Donald Trump, per cui dovremmo escludere che la Yellen ci metta del suo.

Vero è che sarebbe anche il caso che l’istituto testasse la capacità di Wall Street di assorbire una stretta poco attesa, ma questo sembra l’appuntamento meno indicato per un esperimento.

 

Argomenti: , , ,