Tassi USA, mercato in attesa del discorso della Yellen

Tassi USA, la Yellen parla oggi e già si specula sul suo discorso. Da ciò che dirà dipende il futuro imminente del dollaro.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Tassi USA, la Yellen parla oggi e già si specula sul suo discorso. Da ciò che dirà dipende il futuro imminente del dollaro.

Tassi USA, Janet Yellen parla oggi Si tiene nel primissimo pomeriggio di oggi, quando in Italia sarà già sera, l’atteso discorso del governatore della Federal Reserve, Janet Yellen, alla Harvard, dove dovrebbe parlare dei traguardi passati della politica monetaria, anche se l’attenzione di tutti gli analisti è concentrata su ciò che dirà in riferimento ai tassi negli USA in questa fase. Il mercato sta stimando al momento con una probabilità di oltre il 50% una seconda stretta a giugno. Le attese rialziste sono cresciute repentinamente nelle ultimissime settimane, dopo la pubblicazione di alcuni dati macroeconomici abbastanza positivi (a proposito, oggi viene diramata la seconda lettura del pil USA nel primo trimestre, attesa in aumento dalle stime preliminari), che avrebbero rafforzato la fiducia sulla solidità della ripresa americana. Dal discorso di oggi della Yellen dipendono diverse cose, come il rafforzamento ulteriore o meno del dollaro. Il biglietto verde si è indebolito del 4,5% in 4 mesi contro le principali divise del pianeta, proprio contestualmente al venir meno delle attese rialziste sui tassi. A maggio, però, ha guadagnato il 3,6%, man mano che il mercato è tornato a convincersi che una stretta potrebbe arrivare già a giugno, specie dopo la pubblicazione dei verbali sull’ultima riunione del Fomc di aprile.      

Che discorso sarà?

Secondo l’investitore Jeff Grundlach, la Yellen dovrebbe tenere un discorso complessivamente “dovish”, ovvero dovrebbe far prevalere la sensazione che l’economia americana non sarebbe ancora pronta a una nuova stretta già nelle prossime settimane, dopo quella del dicembre scorso. Comunque sia, dovrà trovare un difficile equilibrio tra due opposte esigenze: da un lato, non dovrà mostrarsi troppo accomodante, rischiando altrimenti di segnalare al mercato una debolezza di fondo dell’economia a stelle e strisce, creando movimenti bruschi sul mercato, ora che ha iniziato a convincersi e a somatizzare senza drammi una stretta un po’ più veloce di quanto non fosse previsto fino a qualche mese fa; dall’altro, però, non dovrà esagerare nell’inviare segnali “hawkish”, sennò a rischio è la tenuta stessa del mercato azionario globale, dato che un eccessivo e repentino rafforzamento del dollaro avrebbe contraccolpi sui prezzi delle materie prime (e, quindi, sull’inflazione USA) e sulla stabilità delle economie emergenti.  

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Argomenti: Economia USA, Fed, super-dollaro, tassi USA