Tassi USA, le nuove previsioni dopo i dati sulla disoccupazione di febbraio

Vediamo le nuove previsioni sui tassi USA dopo la pubblicazione dei dati sulla disoccupazione americana a febbraio.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Vediamo le nuove previsioni sui tassi USA dopo la pubblicazione dei dati sulla disoccupazione americana a febbraio.

Il tasso di disoccupazione negli USA è sceso al 5,5% a febbraio dal 5,7% di gennaio. Lo ha comunicato il Dipartimento del Lavoro di Washington, che ha così registrato per il dodicesimo mese di fila una crescita di oltre 200.000 unità, la migliore performance dal 1995, quando la serie del genere si ebbe per 19 mesi consecutivi. In valore assoluto, infatti, il mese scorso sono stati creati 295 mila posti di lavoro non agricoli, dopo i 239.000 di gennaio (rivisti al ribasso di 18.000 unità) e i 329 mila posti creati a dicembre. Negli ultimi 3 mesi, quindi, sono stati creati 863 mila posti di lavoro e nel 2014 ben 3,1 milioni, il dato migliore degli ultimi 15 anni. Le attese degli analisti erano per una discesa del tasso di disoccupazione al 5,6%.   APPROFONDISCI – Disoccupazione USA in calo al 5,5%, ma ora Wall Street teme il rialzo dei tassi   L’aumento dei salari orari è stato, invece, inferiore alle previsioni: +0,1% su base mensile dal +0,5% di gennaio e sotto il +0,2% atteso. Su base annua, la crescita è stata del 2%, anche in questo caso meno delle previsioni. Un’altra nota stonata riguarda il tasso di partecipazione al lavoro, somma tra il numero degli occupati e quelli alla ricerca di un posto di lavoro: a febbraio è sceso al 62,8% dal 62,9% di gennaio, scendendo al livello più basso dal 1978. In sostanza, la disoccupazione è diminuita il mese scorso sia per l’aumento delle assunzioni che per il calo di coloro che hanno cercato un’occupazione,

Tassi USA: cosa accadrà?

La lettura dei dati suggerita dall’apertura negativa di Wall Street indica che gli operatori ritengono che la ripresa dell’economia americana appaia così solida da avvicinare l’appuntamento degli USA con il rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. In audizione al Senato USA, il governatore Janet Yellen ha spiegato nei giorni scorsi di non avere captato una sufficiente crescita dei salari, lasciando intendere che la stretta monetaria a breve non sarebbe del tutto scontata, nonostante l’indubbio miglioramento del mercato del lavoro. In effetti, dalla sua il governatore potrebbe citare al board di metà mese proprio la debole lettura dei salari, i quali crescendo poco, metterebbero a rischio l’obiettivo di un’inflazione al 2%.   APPROFONDISCI – Tassi Fed, cosa cambia dopo le parole di Yellen al Congresso USA   Tuttavia, grosse imprese come Wal-Mart hanno già annunciato un aumento dei salari, ora che i disoccupati sono sempre di meno e la concorrenza tra le aziende per trovare un lavoratore cresce. Entro aprile alzerà il salario orario dei suoi 500.000 dipendenti a 9 dollari l’ora ed entro il febbraio 2015 a 10 dollari. Al contempo, sempre la Yellen avrà due altre ragioni per non eliminare dal comunicato della Fed il termine “paziente”, relativamente alla tempistica sull’avvio della stretta: per il 33-esimo mese di fila, gli USA non sono riusciti a centrare l’obiettivo dell’inflazione al 2%; il tasso di partecipazione al lavoro appare in costante calo e ai minimi degli ultimi 37 anni. Sappiamo già che il governatore non usa il solo tasso di disoccupazione per decidere sui tassi, bensì un paniere di dati, compresi l’occupazione, i salari orari e la percentuale di lavoratori part-time involontari, ossia di quanti siano costretti ad accettare un’occupazione a tempo parziale, nonostante vogliano lavorare a tempo pieno. Per concludere, i dati positivi di oggi rappresentano un passo in avanti per attenderci un rialzo dei tassi a giugno, ma commetteremmo un errore di analisi, se non tenessimo conto delle indicazioni fornite dalla Yellen sin dal suo debutto come governatore esattamente un anno fa. La stretta monetaria si avvicina, ma non è scontato che avvenga a giugno.   APPROFONDISCI – Tassi USA, arrivano segnali di una stretta a giugno. Ecco le ultimissime novità  

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Argomenti: Fed