Tassi USA: la Fed teme il super-dollaro, ma la stretta a giugno resta probabile

I verbali della Fed segnalano la preoccupazione dell'istituto per un rialzo dei tassi a giugno. Preoccupa il super-dollaro, ma la stretta resta probabile tra 2 mesi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I verbali della Fed segnalano la preoccupazione dell'istituto per un rialzo dei tassi a giugno. Preoccupa il super-dollaro, ma la stretta resta probabile tra 2 mesi.

I verbali della Federal Reserve pubblicati ieri sulla riunione del Fomc, il comitato di politica monetaria, dello scorso 17-18 marzo, hanno confermato le divisioni tra i banchieri centrali USA sui tempi di un prossimo rialzo dei tassi. Diversi membri hanno espresso la convinzione che l’avvio della stretta a giugno si renderebbe necessaria per normalizzare la politica monetaria dell’istituto, mentre un paio di loro ha affermato che l’economia americana non sarebbe ancora pronta e che un rialzo dei tassi dovrebbe essere realizzato solo nel 2016. La maggiore preoccupazione espressa riguarda il rafforzamento del dollaro, che alcuni membri del board temono possa colpire le esportazioni americane, la crescita dell’economia e allontanare l’obiettivo di un ritorno all’inflazione del 2%, attraverso un minore costo dei beni importati.   APPROFONDISCI – Tassi Fed, le colombe alzano la voce e la stretta a giugno negli USA si allontana   Tuttavia, dai verbali emerge anche la fiducia della Fed che l’ulteriore miglioramento del mercato del lavoro, la stabilizzazione dei prezzi energetici e del tasso di cambio possano contribuire tutti a far tendere l’inflazione verso il target del 2%. Al contempo, vengono citati il rallentamento della crescita in Cina, i problemi della Grecia e le tensioni geo-politiche per mostrare prudenza.

Incognita rialzo tassi Fed

In generale, cosa ci indicano le minute della Fed? L’istituto è “data-dependent”, ovvero si è impegnato a muovere i suoi passi sulla base degli indicatori economici, che nelle ultime settimane avrebbero segnalato un rallentamento della ripresa dell’economia americana, anche se in buona parte per fattori contingenti, come le avverse condizioni meteo dell’inverno.   APPROFONDISCI – USA, occupazione a marzo molto peggio delle attese. Segnale negativo per i tassi Fed   Si tenga presente che il board si è tenuto proprio nei giorni in cui il dollaro si era portato ai massimi degli ultimi 12 anni contro le principali valute, dopo essersi apprezzato mediamente del 18% nel 2014. Da allora, però, la divisa americana sembra essersi un pò indebolita, così come le quotazioni del petrolio non hanno ceduto ancora ai livelli pronosticati dagli analisti per via dell’eccesso di offerta sul mercato globale. Se è vero che a marzo sono stati creati solamente 126 mila posti di lavoro, il dato più basso dal dicembre 2013, la disoccupazione resta stabile al 5,5% e la crescita dei salari intorno al 2%, la variazione annua media degli ultimi 6 anni. Non si segnalano cedimenti su questo fronte, ragione per cui potremmo ritenere che la Fed alzerà i tassi a giugno, semmai riservandosi di valutare con prudenza le mosse successive. Abbiamo già fatto presente che la politica monetaria dell’istituto non sarà imperniata solo sui tassi; resta da gestire un bilancio record di 4.200 miliardi di dollari. Sarà su questo punto che si sposterà l’attenzione dei banchieri centrali USA nei prossimi mesi.   APPROFONDISCI – I tassi USA non sono l’unico vero problema della Fed, vediamo il dilemma della Yellen  

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Fed