Tassi USA, ecco perché la Fed potrebbe alzarli a settembre

La Fed ha segnalato ieri in più punti nel suo comunicato che potrebbe alzare i tassi a settembre. La stretta è adesso più probabile che mai.

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La Fed ha segnalato ieri in più punti nel suo comunicato che potrebbe alzare i tassi a settembre. La stretta è adesso  più probabile che mai.

Il comunicato di ieri della Federal Reserve contiene diversi spunti importanti per capire la tempistica del primo rialzo dei tassi negli USA dal 2006. Era scontato che essi fossero lasciati nel range 0-0,25% e la decisione è stata presa all’unanimità. Ma a differenza della riunione di giugno, quando l’istituto aveva scritto che “la creazione di posti di lavoro ha accelerato, mentre la disoccupazione resta stabile”, stavolta il board ha dichiarato che l’attività economica ha continuato ad espandersi negli ultimi mesi, che il mercato del lavoro continua a migliorare e che la creazione di posti di lavoro  è “solida”, mentre la disoccupazione è “in calo”.   APPROFONDISCI – Tassi USA, stasera la Fed potrebbe preparare i mercati alla prima stretta dal 2006   Dunque, a differenza del precedente incontro, la Fed vede un miglioramento più significativo del mercato del lavoro, che ha registrato a giugno un calo della disoccupazione al 5,3%, un livello quasi compatibile con lo stato di piena occupazione dell’economia, stando agli standard dell’istituto, anche se il tasso di occupazione è sceso ai minimi dal 1977. Tuttavia, sul punto il comunicato conclude che i tassi saranno alzati quando il mercato del lavoro mostrerà “un pò di ulteriore miglioramento”. E’ quel “un pò” a farci ritenere che oramai siamo vicinissimi all’avvio della stretta monetaria, perché l’istituto avrebbe segnalato che su questo fronte si è a un passo dall’obiettivo.   APPROFONDISCI – Fed, Bullard: il rialzo dei tassi USA probabile a settembre. Giù i Treasuries   Un altro aspetto interessante è il riferimento all’inflazione, che la banca centrale USA confida che si porterà al target del 2%, attribuendo la freddezza di questi mesi al calo dei prezzi energetici, “che si sono stabilizzati”. Guardando all’andamento delle quotazioni del petrolio e delle altre materie prime, la Fed avrebbe potuto scrivere diversamente, magari che avrebbe monitorato la loro evoluzione o che l’inflazione resta significativamente più bassa del target negli USA, pur confidando nella sua risalita. Invece, queste preoccupazioni non appaiono nel testo, un fatto che ci spinge a ritenere che ora come mai ci sia l’intento di segnalare ai mercati che è in arrivo il primo rialzo dei tassi.   APPROFONDISCI – Tassi USA, il rialzo si avvicina dopo i dati su inflazione e costruzioni a giugno   Da qui al prossimo incontro tra 6 settimane, il governatore Janet Yellen e il resto del board avranno la possibilità di leggere il dato preliminare sul pil USA del secondo trimestre, che esce oggi, così come la seconda lettura di agosto. Inoltre, saranno pubblicati altri 2 dati sull’inflazione – quella di luglio e di agosto – e altri 2 dati sulla disoccupazione, anche in questo caso con riferimento a luglio e agosto. In sostanza, avranno modo di verificare se l’economia americana è solida come pensano o se esiste ancora qualche debolezza. In assenza di significative sorprese negative, la Fed dovrebbe alzare i tassi a settembre.   APPROFONDISCI – Tassi USA, da domani la 2 giorni della Fed. Cosa dobbiamo aspettarci?

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