Tassi USA, cosa dobbiamo aspettarci dopo la conferenza della Fed di ieri?

La Fed non è più paziente sul rialzo dei tassi, ma in conferenza stampa il governatore Janet Yellen ha segnalato cautela con un linguaggio molto accomodante.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Fed non è più paziente sul rialzo dei tassi, ma in conferenza stampa il governatore Janet Yellen ha segnalato cautela con un linguaggio molto accomodante.

La Federal Reserve non è più “paziente”. Come previsto dalla quasi totalità degli analisti, l’istituto ha rimosso il termine dal comunicato successivo alla due giorni del suo braccio operativo, il Fomc, segnalando così l’intenzione di procedere a un rialzo dei tassi USA. Tuttavia, come spiegherà una mezz’ora dopo il governatore Janet Yellen, il fatto che la Fed abbia eliminato il termine “paziente” non significa che sia diventata impaziente. In sostanza, l’istituto ritiene che sia arrivata l’ora di ipotizzare l’avvio della stretta monetaria, dopo 6 anni e mezzo di tassi compresi nel range 0-0,25%, ma non ha fretta. Recita il comunicato che il rialzo avverrà “una volta che si avrà conferma della ripresa del mercato del lavoro e che l’inflazione si porti al target del 2%”. E se finora i dubbi dei banchieri centrali americani sono stati più rivolti all’occupazione, adesso si guarda con maggiore tensione ai prezzi, perché il dollaro si è portato ai massimi degli ultimi 12 anni e dalla metà dello scorso anno ha guadagnato mediamente il 18% contro le altre valute. Ciò potrebbe allontanare l’obiettivo di un ritorno alla crescita dei prezzi verso il 2%, per via del minore costo dei beni importati. Allo stesso tempo, le esportazioni potrebbero patirne e rallentare il ritmo di crescita dell’economia americana, tanto è vero che la Fed ha ieri tagliato le stime sul pil nel 2015 e 2016, limando le attese verso il basso.   APPROFONDISCI – Tassi USA verso il rialzo a giugno, la Fed non è più “paziente”  

Fed preoccupata dal super-dollaro

Il linguaggio accomodante del governatore in conferenza stampa ha fatto il paio con le stime dei suoi funzionari, che prevedono ora mediamente che i tassi Fed salgano allo 0,625% entro la fine dell’anno dall’1,125% atteso nel dicembre scorso; e alla fine del 2016, i tassi si attesterebbero all’1,875% dal precedente 2,5%. Nella pratica, tutto ciò significherebbe che i tassi potrebbero anche essere alzati a giugno (resta la previsione di base degli analisti), ma che la stretta sarà proseguita lentamente, sulla base degli indicatori economici. La Fed non vuole distanziarsi eccessivamente dal resto delle politiche monetarie praticate nel mondo dalle principali banche centrali, altrimenti potrebbe registrarsi un ulteriore rafforzamento del rafforzamento del dollaro, tale da destabilizzare i prezzi e da mettere a rischio la ripresa dell’economia USA. Non meraviglia che Wall Street abbia reagito positivamente alle parole della Yellen, con il Dow Jones che ha chiuso in crescita dell’1,27% e l’S&P 500 del’1,22%. E allo stesso tempo, i rendimenti dei Treasuries a 10 anni sono scivolati di 13 punti base, portandosi al di sotto della soglia del 2% all’1,98%. Apparentemente paradossale è il deprezzamento dell’euro, il cui cambio con il dollaro scende a 1,0679, nonostante la Fed si sia mostrata più accomodante delle attese. E’ probabile che sul rapporto tra le due valute stia influendo la pesante situazione in Grecia, le cui speranze di restare nell’Eurozona si fanno sempre minori di giorno in giorno.   APPROFONDISCI – Cambio euro-dollaro e quotazioni del petrolio, ecco i movimenti in attesa della Fed  

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Argomenti: Fed