Tassi negativi un rischio sistemico planetario, ecco tutti gli allarmi suonati

I tassi negativi sarebbero nefasti per l'economia. Ecco tutti gli allarmi principali di questi giorni sui loro effetti.

di , pubblicato il
I tassi negativi sarebbero nefasti per l'economia. Ecco tutti gli allarmi principali di questi giorni sui loro effetti.

La vice-presidente e tesoriere della Banca Mondiale, Arunma Oteh, ha lanciato l’allarme sui tassi negativi, che a suo avviso indebolirebbero le banche dei paesi in cui sono stati adottati. Intervistata a Tokyo, la donna sembra aver fatto riferimento, nello specifico, proprio alla situazione del Giappone, chiarendo che i tassi sottozero rischiano di indebolire il sistema bancario, ma avvertendo allo stesso tempo che “l’economia globale è ancora molto fragile”. La Banca Mondiale ha tagliato le stime di crescita dell’economia mondiale per quest’anno dal precedente +2,9% al +2,5%. L’istituto raccoglierebbe nel corso del 2016 dai 58 ai 60 miliardi di dollari e il Giappone dovrebbe essere il principale mercato a cui attingere per i finanziamenti. Quella della Banca Mondiale non è la prima avvertenza di un’istituzione di spessore contro i rischi derivanti dai tassi negativi. La settimana scorsa, anche la Banca dei Regolamenti Internazionali ha suonato l’allarme contro l’incapacità degli investitori di ottenere un rendimento nel medio-lungo termine, se queste politiche restassero attive per un periodo prolungato.

Rendimenti bond sempre più bassi

E’ di pochi giorni fa la stima pubblicata da Fitch, secondo la quale nel mondo vi sarebbero adesso 10.000 miliardi di dollari in titoli di stato con rendimenti negativi e le cui perdite a carico degli investitori sarebbero pari a 240 miliardi. A causa di questo trend negativo per chi investe, l’unita sulle pensioni private dell’OCSE ha avvertito che le compagnie di assicurazione e i fondi pensionistici sarebbero indotti in questa fase ad assumersi rischi crescenti, pur di remunerazione più adeguatamente i clienti, spostandosi sui mercati dei cosiddetti “assets alternativi”, come obbligazioni high yields, azionariato, hedge funds e commodities. Moody’s ha criticato aspramente la Riksbank, la banca centrale svedese, la cui credibilità viene adesso messa in dubbio, dato che fino a poco tempo fa veniva accusata di condurre una politica monetaria restrittiva, avendo alzato i tassi prematuramente (vedi le invettive di Paul Krugman contro il “sadomonetarismo” del governatore Stefan Ingves), mentre adesso sarebbe artefice di misure estremamente opposte, rischiando di provocare lo scoppio della bolla di alcuni assets, tra cui quella immobiliare, visto che i prezzi delle case continuano a crescere senza sosta.

     

Gli effetti dei tassi negativi

Dunque, gli effetti dei tassi negativi potrebbero essere riassunti nel seguente modo: 1) le banche non possono trasferire i tassi negativi sui clienti, altrimenti perdono depositi preziosi e, quindi, liquidità necessaria ad effettuare gli impieghi. Ciò implica una riduzione dei loro margini, per cui anche dei prestiti a famiglie e imprese, trattandosi di una tassa sul credito. L’effetto sortito sarebbe l’esatto opposto di un sostegno al credito; 2) l’intera struttura dei tassi sul mercato tende ad azzerarsi e i rendimenti dei titoli più sicuri, come quelli emessi dai governi, passano in territorio negativo. Di conseguenza, gli investitori puntano ad assets più rischiosi, ma più remunerativi, pur di sfuggire ai bassi rendimenti, ma con il pericolo di restare intrappolati in perdite future a carico proprio e dei clienti, nel caso di fondi e di assicurazioni; 3) i tassi negativi, riducendo gli interessi applicati ai prestiti, surriscaldano il mercato dei mutui, ma con il rischio di alimentare prima e di fare esplodere dopo una bolla immobiliare. Le avvisaglie di questa potenziale crisi si ha nella Scandinavia, in particolare, in Svezia, ma anche in Danimarca e Norvegia, dove la crescita dei prezzi delle case risulta da anni superiore a quella media dei redditi, innalzando l’indebitamento delle famiglie a livelli poco sostenibili; 4) disincentivano le riforme dei governi: se i rendimenti dei bond scendono ai minimi storici, non vale la pena varare riforme impopolari di stimolo alla crescita nel medio-lungo periodo, quando già oggi è possibile rifinanziarsi sui mercati a costi infimi; 5) distruggono il mercato obbligazionario: gli investitori non hanno più alcuna convenienza nell’investire in titoli a prezzi elevatissimi, per cui ne restano fuori. Il grado di liquidità si abbassa e per chi ha comprato bond risulta sempre più difficile rivenderli al prezzo desiderato. In situazioni simili, la speculazione può assumere un ruolo più importante nel segnare la direzione dei prezzi; 6) potrebbero inondare il mercato di eccessiva liquidità, con il rischio di fare surriscaldare troppo e troppo velocemente i prezzi, costringendo le banche centrali a un repentino cambio di policy, ovvero a strette monetarie rapide e dagli effetti micidiali sull’economia.

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , , , , , , , , , , ,
>